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Il caldo anomalo dell’estate 2026, che ha reso necessario il dibattito – ta le altre cose – sull’apertura anticipata delle scuole in alcune città, ma anche sui rischi legati agli eventi sportivi, ha segnato anche un peggioramento dei livelli di ozono, inquinante tipicamente estivo, la cui formazione è favorita dall’intensa radiazione solare e dalle alte temperature. Si è registrato il superamento dei limiti in molte città italiane rispetto ai primi otto mesi del 2025. Ma le criticità riguardano anche per i livelli di biossido di azoto (NO2), soprattutto nelle città portuali, e per le polveri sottili, in particolare Pm 2,5. Lo indicano i dati del progetto ‘Cambiamo Aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città’, curato dalla sezione italiana della Società internazionale dei medici per l’ambiente (Isde Italia) con Osservatorio mobilità urbana sostenibile di Kyoto Club e Clean cities campaign, sulla base dei dati di Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa) e Sistema nazionale protezione ambiente (Snpa). La nuova elaborazione confronta anche, città per città, il periodo gennaio-agosto 2025 con gennaio-agosto 2026, classificando la situazione rispetto a tre diversi riferimenti: normativa oggi vigente, valori che saranno introdotti dalla Direttiva europea 2024/2881 e Linee guida del 2021 dell’Organizzazione mondiale della sanità. La fotografia complessiva evidenzia quanto sia ancora ampia la distanza tra le condizioni registrate nelle città e i livelli considerati più protettivi per la salute. Per PM2,5 e NO2, in particolare, nessuna lettura del dato può limitarsi al rispetto degli attuali limiti di legge: in moltissime realtà urbane vengono superati per decine o centinaia di giorni i valori raccomandati dall’Oms.
I valori dell’ozono e le città con i livelli più alti
Per l’ozono, il valore massimo tollerabile di 120 microgrammi per metro cubo 25 giorni l’anno è stato superato a Bergamo-Meucci (77 giorni), Vicenza-Quartiere Italia (69), Torino-Lingotto e Torino-Rubino (67), Milano-Verziere (66) e Verona-Giarol Grande (65). Le differenza maggiori rispetto al 2025 si sono registrate a Torino-Lingotto (da 29 a 67 giorni), Brescia-Villaggio Sereno (da 12 a 58), Padova-Mandria (da 34 a 58) e Verona-Giarol Grande (da 29 a 65). Va ricordato, inoltre, che la Direttiva europea 2024/2881 ridurrà dal 2030 il numero massimo a 18 giorni, mentre l’Oms indica come riferimento 100 microgrammi per metro cubo, con non più di 3-4 giorni di superamento in un anno. “I dati sull’ozono rappresentano un segnale che non può essere sottovalutato. Qualità dell’aria – spiega Roberto Romizi, presidente di Isde Italia – salute e cambiamento climatico sono sempre più strettamente collegati: estati più calde e condizioni meteorologiche favorevoli alla formazione dell’ozono possono aumentare l’esposizione della popolazione a un inquinante con effetti rilevanti sull’apparato respiratorio. Le politiche climatiche sono quindi anche politiche di prevenzione sanitaria”.

Biossido di azoto: attenzioni alle città portuali
Il secondo elemento di particolare rilievo riguarda il biossido di azoto (NO2), inquinante associato nelle aree urbane soprattutto ai processi di combustione e al traffico motorizzato. Il quadro evidenzia forti criticità in alcune grandi città e, in particolare, in diversi centri portuali. A Genova-Via Buozzi sono già 223 le giornate sopra i 25 microgrammi al metro cubo indicati dall’Oms e 88 quelle sopra i 50 µg/m³, valore che dal 2030 potrà essere superato per non più di 18 giorni l’anno. A Palermo, i giorni sono rispettivamente 215 e 95; a Napoli-Ente Ferrovie 196 e 56. Catania raggiunge addirittura 231 giorni sopra la soglia OMS e 37 sopra quella prevista dalla futura normativa europea. Anche Genova-Corso Europa presenta valori molto elevati, con 205 giornate sopra 25 µg/m³ e 43 sopra 50 µg/m³. La matrice complessiva delle città conferma inoltre che per l’NO2 nel 2026 numerosi centri continuano a collocarsi oltre i valori OMS e, in alcuni casi, anche oltre quelli stabiliti dalla nuova direttiva. Nelle città portuali alle emissioni prodotte dalla mobilità urbana possono aggiungersi quelle connesse al traffico merci, alle attività portuali e alla navigazione. Il dato rafforza quindi la necessità di una strategia integrata che comprenda trasporto pubblico, riduzione del traffico, elettrificazione della mobilità, logistica urbana sostenibile, cold ironing e decarbonizzazione del trasporto marittimo.
PM2,5, l’inquinante particolato più critico per la salute
Particolare attenzione deve essere riservata al PM2,5, costituito da particelle sufficientemente piccole da penetrare profondamente nell’apparato respiratorio e associate a importanti effetti cardiovascolari e respiratori. L’Oms indica una media giornaliera di 15 µg/m³, da non superare più di 3-4 giorni l’anno. La Direttiva europea stabilisce dal 2030 un valore di 25 µg/m³, con un massimo di 18 superamenti. La distanza da questi riferimenti è molto ampia. A fine agosto Torino-Rebaudengo ha già registrato 129 giornate sopra i 15 µg/m³, Verona-Giarol Grande 115, Napoli-Ente Ferrovie 110, Milano-Marche 101 e Padova-Mandria 99. Guardando al futuro limite europeo di 25 µg/m³, Padova-Mandria è già a 52 giorni, Milano-Marche a 50, Milano-Pascal a 49, Torino-Rebaudengo e Torino-Rubino a 48. Il quadro riepilogativo 2026 conferma la diffusione territoriale del problema: nelle città analizzate i valori di PM2,5 risultano sistematicamente superiori ai livelli raccomandati dall’Oms e in numerosi casi anche a quelli che diventeranno vincolanti con la nuova direttiva europea. “Il PM2,5 rimane uno degli indicatori più importanti dal punto di vista sanitario. I valori OMS non sono semplici obiettivi ambientali astratti – aggiunge Romizi – ma rappresentano livelli definiti sulla base delle evidenze disponibili sugli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute. Ridurre l’esposizione della popolazione deve essere l’obiettivo centrale delle politiche pubbliche, andando oltre una logica basata esclusivamente sul rispetto formale dei limiti di legge”.
PM10: in alcune città già esaurito il “budget” annuale consentito
Completa il quadro il PM10, inquinante particolarmente critico nel periodo invernale. L’attuale normativa consente al massimo 35 giornate l’anno sopra 50 µg/m³. Eppure, già a fine agosto, Milano-Marche ne registra 41, Verona-Corso Milano 40 e Modena-Giardini 35. Dal 2030 il valore giornaliero scenderà a 45 µg/m³ e potrà essere superato per non più di 18 giorni. Rispetto a questo parametro, Milano-Marche è già a 49 superamenti, Verona-Corso Milano a 43 e Modena-Giardini a 40. Anche il confronto con il 2025 mostra peggioramenti in diverse stazioni: Modena-Giardini passa da 29 a 40 giornate sopra 45 µg/m³, Milano-Pascal da 21 a 36, Mestre da 20 a 35.
L'articolo Estate rovente, il caldo fa peggiorare i livelli di ozono. Ecco la mappa delle città con i valori peggiori proviene da Il Fatto Quotidiano.




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