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Siamo tutti indignati dalle parole che Donald Trump ha rivolto indirettamente a Giorgia Meloni, espressioni come ‘mi ha implorato’, ‘mi ha fatto pena’: frasette sadiche e insinuanti tirate fuori al volo nel corso di un colloquio telefonico con un giornalista. Siamo indignati, ma non siamo sorpresi. Perché?
Perché Donald Trump è un uomo completamente inaffidabile. Questa è l’unica certezza che abbiamo su tutto quanto lo riguarda. Bisogna prendere atto di questa principale evidenza, prima di fare altre congetture.
Fuori controllo, poco lucido? Non lo possiamo affermare con certezza. Quello che possiamo dire è che la sua parola è completamente priva di valore. Parola in senso esteso: dichiarazioni, interviste, posizionamento internazionale, accordi con altri Stati. Qualsiasi cosa il presidente degli Stati Uniti dica è pronta ad essere ribaltata nel giro di 24 ore. Che si parli di guerra russo-ucraina (diceva di essere in grado di chiuderla in 24 ore e un anno e mezzo dopo, a guerra ancora totalmente in corso, dice ai leader europei che non è affar suo e che se la sbrighino loro), di cambio di regime in Iran (invocato, preteso e poi totalmente rinnegato, avendo fatto scoppiare nel frattempo una guerra che lascerà Teheran più forte e consapevole delle proprie armi di prima) o di dichiarazioni di stima o disistima nei confronti di un altro leader.
Niente di quanto affermato dal capo di quella che era considerata la più grande democrazia mondiale è serio. Verba volant, scripta volant: con Trump tutto è effimero, astratto e temporaneo. Questo è il suo metodo e su questo sta fondando la sua presidenza. Il punto è che tutti coloro che lo circondano, incapaci di smarcarsi non da lui ma dalla carica che ricopre, sono in balia di questo giochetto e non sanno come difendersi dai suoi bluff e dalle sue rovesciate.
Perché, parliamoci chiaro, all’ultimo G7 non c’era un solo leader, a partire da Macron che gli ha aperto le porte della reggia di Versailles passando per il patetico tentativo di Merz d’ingraziarselo regalandogli la maglietta della Germania con il numero 47 che è il numero dell’attuale presidenza Trump, che non temesse gli umori e le vendette del presidente americano. E tutto questo Trump lo sa benissimo e ci marcia su. Anzi, quello che si legge nei suoi cambi di faccia repentini è proprio voler mostrare platealmente come a lui sia consentito umiliare chiunque senza che possa accadere nulla.
Quello a Giorgia Meloni sa quasi di agguato volontario: la disponibilità apparente prima, l’atteggiamento da uomo ferito con il ‘mi hai abbandonato’, la fittizia riconciliazione a beneficio di telecamere, tutto appare propedeutico all’affondo successivo per umiliarla in pubblico.
Escludo che Meloni abbia detto nulla di quello che Trump sostiene, che lo abbia implorato e supplicato: non è nel suo carattere e non fa parte del suo modo di agire. È chiaramente una distorsione strumentale che mira a raccontare lei come fragile e bisognosa, e lui come maschio forte che concede la grazia. Con quel sovraccarico di disprezzo malcelato destinato alle donne. Piena solidarietà a Meloni.
Il punto è che, oltre agli insulti, alle trappole e all’arroganza, il dramma oggi con gli Stati Uniti è l’assenza di interlocutori credibili: non esiste nessuno su cui poter fare affidamento. E i cosiddetti alleati degli Stati Uniti sono i primi che devono prenderne coscienza, altrimenti finiremo tutti quanti a fondo con loro.
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