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La notizia che papa Leone XIV si recherà a Sant’Angelo Lodigiano il 20 giugno, nell’ambito della visita pastorale già prevista a Pavia per venerare le spoglie di Sant’Agostino, assume un valore particolare per quanti si occupano della diaspora italiana nel mondo, “sia per la grandezza della figura (…) sia per l’attualità del suo carisma e del suo messaggio” (papa Francesco). In questo comune lombardo è nata, il 15 luglio 1850, Santa Francesca Saverio Cabrini, “Patrona Celeste presso Dio di tutti gli emigranti” (Venerabile Pio XII) e prima cittadina statunitense canonizzata nel 1946.
Obbedendo ad una richiesta di papa Leone XIII – “Non a Oriente, Cabrini, ma a Occidente” – la “Santa degli italiani in America” giunse, per la prima volta, nel 1889 a New York insieme a sei suore dell’ordine da lei fondato, le Missionarie del Sacro Cuore di Gesù. Da lì prese inizio una poderosa azione di carità, con numerose opere (in 35 anni di missione, sessantasette opere tra asili, scuole, collegi, ospedali, orfanotrofi, laboratori) avviate in Italia, Francia, Spagna, Gran Bretagna, Stati Uniti, America Centrale, Argentina e Brasile. Non è un caso se “i nostri emigrati, alla sua morte (a Chicago, nel 1917), dissero che l’italiano Colombo aveva scoperto l’America, ma solo lei, aveva scoperto gli italiani in America”, come rievocato da S. Em. il Card. Angelo Scola a cento anni (nel 2017) dalla morte.
Papa Pio XI esaltava il suo nome come “poema di attività, un poema di intelligenza, un poema soprattutto di carità”. Il suo carisma ha animato una “dedizione totale e intelligente verso gli emigranti, che dall’Italia si recavano nel Nuovo Mondo” (papa Francesco) e che lì vivevano, in molti casi, in condizioni di povertà e fragilità. “Bisognerebbe non sentire amore di patria per non sentirsi ferita” scriveva riferendosi ai nostri connazionali trattati come “schiavi”, di cui diventò punto di riferimento (“il suo cuore materno, che non si dava pace, li raggiungeva dappertutto”, disse San Giovani Paolo II) restituendo loro quella dignità di cui erano stati privati. Ciò e “molto altro è tangibile nella santità di questa donna che divenne imprenditrice di grande successo quando alle donne non era neppure lecito esprimere il voto (…) non si fece intimorire da Vescovi e Cardinali, perché incarnava la dignità della donna nella semplicità e tenacia della sua vocazione. Sapeva di aver ricevuto un dono” (S.E. Mons. Rino Fisichella) che ha condiviso offrendo “una pedagogia di pace” (San Giovanni Paolo II), ossia non basta “offrire agli emigranti un sostegno materiale. Bisogna aiutarli ad integrarsi pienamente nella nuova realtà sociale, senza smarrire i valori autentici della propria cultura di provenienza. Ella stessa, pur non rinnegando l’amore per l’Italia, prese la cittadinanza statunitense, inserendosi profondamente nel popolo in cui Dio l’aveva chiamata a svolgere la sua missione” (Ibidem). Il suo agire “ardentemente e velocemente”, incentrato sul Sacro Cuore di Gesù, è stato collocato da papa Leone XIV – nella Lettera Apostolica “Disegnare nuove mappe di speranza” – dentro una genealogia femminile di concretezza che “testimonia che, nella Chiesa, la pedagogia non è mai teoria disincarnata, ma carne, passione e storia”. In proposito, è interessante rammentare che il Venerabile Pio XII mise in confronto le parole della Santa – “Io sento che il mondo intero è troppo piccolo per soddisfare i miei desideri” – con quelle che Shakespeare aveva messo in bocca a Porzia nel “Mercante di Venezia” – “My little body is a-weary of this great world” – che raffigurano “la sterile tristezza di molti cuori femminili, che pur in mezzo alla sovrabbondanza delle ricchezze terrene, sentono il tedio del mondo né sanno sollevarsi a maggiori altezze” (Pio XII).
“Gli odierni spostamenti epocali di popolazioni, con le tensioni che inevitabilmente si generano, fanno di Madre Cabrini una figura singolarmente attuale” (papa Francesco). “La tradizione dell’attività della Chiesa per e con i migranti continua”, come affermato da Leone XIV nell’Esortazione Apostolica “Dilexi te”. Oggi, tale servizio di accompagnamento e assistenza (in primis, spirituale, legale e materiale), in cui nel XIX secolo si è pure distinto San Giovanni Battista Scalabrini, si “esprime in iniziative come i centri di accoglienza per i rifugiati, le missioni di frontiera, gli sforzi di Caritas Internationalis e di altre istituzioni” (papa Leone XIV). Questi due grandi santi sono interpreti esemplari della storia dell’emigrazione italiana, che è parte essenziale dell’identità nazionale. Ormai 42 anni fa, nell’ambito della quinta edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, la Famiglia Scalabriniana e quella Cabriniana furono tra gli organizzatori di una mostra fotografica sull’emigrazione italiana nelle Americhe, dal titolo “Verso la terra delle promesse”, che documentò senza artifici le condizioni sociali di allora, il contributo dato dai nostri connazionali allo sviluppo delle società di destinazione. I vissuti di questi due santi ci consegnano delle traiettorie operative ancora valide per rispondere alla sfida delle migrazioni contemporanee che si possono riassumere nei quattro verbi indicati da papa Francesco: “accogliere, proteggere, promuovere e integrare”.
Quindici anni fa, in occasione del 150mo Anniversario dell’Unità d’Italia, in una mostra allestita presso il Complesso del Vittoriano, è stata celebrata come una delle “donne che hanno fatto l’Italia”. Mentre, nel 2024, una pellicola ha contribuito a dare nuova visibilità alla vita di Francesca Saverio Cabrini. Il film è stato un grande successo negli Usa. Invece, è probabile che non sia noto alla gran parte dei milanesi che a quest’instancabile viaggiatrice, nonostante una salute fragile, è dedicata una guglia del Duomo e che il principale scalo ferroviario cittadino è posto sotto la sua protezione – la targa posta all’ingresso della Stazione Centrale recita: “Da questi binari tante volte si avventurò per le strade del mondo Francesca Cabrini (1850 – 1917), Santa per la fede cattolica, apostola di solidarietà per tutte le genti in cammino”. La visita pastorale del Santo Padre Leone XIV al Pontificio Santuario della Beata Maria Vergine del Santo Rosario di Pompei, l’8 maggio 2026, in occasione del suo primo anniversario di pontificato, ha richiamato alla memoria che pure la Santa, insieme ad altri santi in questi 150 anni dalla posa della prima pietra (8 maggio 1876), si fece pellegrina, così come ha fatto risaltare alla vista la statua di Madre Cabrini in una delle quattro nicchie che si aprono nel pronao della Basilica.
Indubbiamente, con la sua scelta di andare a Sant’Angelo Lodigiano, papa Leone XIV attirerà l’attenzione di molti italiani, credenti e non credenti, verso questa grande donna e santa, la cui memoria è ancora viva nel mondo, innanzitutto in quelle aree in cui sono tuttora presenti le opere da lei promosse. Ad esempio, a New York, dove sono conservate le sue spoglie mortali, nella Cattedrale di San Patrizio, cuore spirituale della comunità cittadina, sulla porta di bronzo dell’ingresso tra le immagini scolpite c’è anche la sua, in tempi recenti nel murale realizzato al suo interno da Adam Cvijanovic è stata raffigurata insieme ad altri santi e beati legati al tema dell’accoglienza. Oppure, la scelta della missionaria, insieme ad altri quattro santi, come co-patrona della prossima Giornata mondiale della Gioventù, in programma a Seoul ad agosto 2027, dà la dimensione della diffusione nel mondo della conoscenza della spiritualità cabriniana.
Senza nulla togliere alla “sensibilità missionaria non settoriale ma universale” (papa Francesco) di Madre Cabrini, che non ha mai guardato alle appartenenze nazionali di quanti avvicinava e assisteva, ci piace qui mettere in rilievo, con orgoglio, l’origine e lo spirito italiano del suo apostolato. Non per nulla, Edmondo Mayor des Planches, ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti d’America, la considerava “una preziosa collaboratrice”, dal momento che mentre lui tutelava “presso i potenti gli interessi dell’Italia, Ella coopera(va) a farla amare e stimare dai sofferenti, dagli umili, dai bambini”. Il “Progresso Italo – Americano”, di cui “America oggi news agency” è erede, pubblicò un articolo che sottolineava come la sua esistenza fosse stata (e continua ad essere) per gli emigrati italiani dell’epoca (e per gli italoamericani di oggi) una “gloria”. Con riguardo a questo suo amore per il nostro Paese, Padre Bassi, nel 1918, a New York, sostenne che “tutte le istituzioni che essa ha fondato (…) si alzano come monumenti viventi che parlano del grande e vero patriottismo che (…) nutriva nel suo cuore italiano cattolico”. Così come eloquente è il titolo della commemorazione tenuta nel 1947 dall’allora ministro della Pubblica Istruzione, Guido Gonella: “Una missionaria della scuola italiana nel mondo”.
Insomma, spetta a noi tutti il compito di farci tramite della testimonianza di Santa Francesca Saverio Cabrini, nella consapevolezza – ben manifestata dal Servo di Dio Divo Barsotti – che “una storia della Chiesa che ignori questa fragile donna è gravemente manchevole; una storia d’Italia che non voglia parlarne è settaria”. Questo è ancora il tempo – per concludere con frase di uno dei suoi quaderni di viaggio – che “l’amore non sia nascosto, ma diventi operoso, vivo e vero”!

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