CVS vuole scorporare le farmacie, cosa cambia per le azioni

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Le azioni CVS arrivano alla seduta di oggi con due notizie. Prima dell’apertura di Wall Street, CVS Health (NYSE: CVS) ha pubblicato la trimestrale e ha alzato di nuovo la guidance 2026, che ora indica un utile rettificato di almeno 8,20 dollari per azione. Il giorno prima Financial Times e Wall Street Journal avevano anticipato lo scorporo delle farmacie. Negli Stati Uniti CVS è una catena di circa 9.000 farmacie, un’assicurazione sanitaria (Aetna) e un intermediario che compra farmaci per aziende e assicuratori (Caremark); in Italia non è presente. Chi ha il titolo si chiede se dividersi basti a cancellare lo sconto con cui la borsa lo valuta.

Perché CVS vuole dividere farmacie e assicurazione?

CVS vuole separare le farmacie perché la Borsa non ha premiato il modello integrato. Il gruppo lo ha costruito nel 2018 comprando Aetna per 78 miliardi di dollari: l’assicurato di Aetna si fa visitare in un ambulatorio MinuteClinic e ritira in una farmacia CVS i farmaci gestiti da Caremark. Un cerchio perfetto sulla carta, meno in Borsa.

Secondo il Wall Street Journal, che cita l’analista di Mizuho Ann Hynes, CVS tratta a 10,8 volte l’utile rettificato atteso per il 2027, contro una media decennale del settore di 15,7 volte: chi compra un’azione CVS paga circa 11 anni di utili, contro quasi 16 per un concorrente medio.

Il piano, secondo il Wall Street Journal, prevede due società quotate. CVS Health, guidata dall’attuale Amministratore delegato David Joyner, terrebbe Aetna, Caremark, le cliniche Oak Street Health, Signify Health e i farmaci specialistici. CVS Pharmacy riunirebbe le farmacie, la farmacia per corrispondenza e gli ambulatori MinuteClinic. Joyner, al vertice da ottobre 2024, ha spiegato al quotidiano che i due business funzionano meglio separati e che la scelta non dipende dai regolatori. Il comunicato sui conti del 4 novembre, però, non parla della separazione.

I regolatori restano comunque sullo sfondo. Secondo il Wall Street Journal, quest’estate Caremark ha firmato un accordo con la FTC, l’autorità federale americana per la concorrenza, che limita le sue pratiche verso le altre farmacie. Nell’aprile 2025 l’Arkansas ha approvato una legge che vieta ai gestori dei benefit farmaceutici, come Caremark, di possedere farmacie nello Stato: CVS ha fatto causa, a luglio 2025 un giudice federale ha sospeso la legge in via preliminare e lo Stato ha presentato appello. L’altra grande catena americana ha scelto una strada diversa: Walgreens è stata tolta dalla Borsa dal fondo Sycamore Partners nell’agosto 2025 e divisa in società autonome.

Azioni CVS: cosa dicono i conti del terzo trimestre?

Nel terzo trimestre 2026 la divisione del gruppo che migliora più in fretta è Aetna. L’assicurazione ha portato l’utile operativo rettificato a 912 milioni di dollari, quasi il triplo dei 314 milioni di un anno prima. Il dato che spiega meglio il recupero è il medical benefit ratio, cioè la quota dei premi incassati che se ne va in cure per gli assicurati, sceso al 91,3% dal 92,8%.

Il segmento dei servizi sanitari, che comprende Caremark, resta il più redditizio, con 2,1 miliardi di dollari di utile operativo rettificato (+2,7%). Le farmacie hanno fatturato 35,5 miliardi, il 2% in meno, ma l’utile operativo rettificato è salito del 10,6%, a 1,6 miliardi: secondo un calcolo della redazione sui dati della società, circa un terzo degli utili dei tre segmenti. Il segmento delle farmacie, però, non coincide con la futura CVS Pharmacy: nel bilancio di CVS la farmacia per corrispondenza e MinuteClinic stanno nei servizi sanitari, mentre le farmacie curano anche le consegne dei farmaci specialistici, che resterebbero a CVS Health. I conti danno quindi solo un’idea approssimativa della nuova società: un’attività che guadagna di più pur vendendo meno.

Per l’intero gruppo i ricavi sono stati di 108,4 miliardi di dollari (+5,4%) e l’utile rettificato di 2,09 dollari per azione, contro 1,60 un anno prima. L’utile contabile è più basso, 1,68 dollari, soprattutto per l’ammortamento dei beni immateriali delle vecchie acquisizioni e per un onere legato a Omnicare. La società ha alzato anche la stima 2026 sul flusso di cassa operativo, ad almeno 15,5 miliardi dai precedenti 11,5, e indica ricavi per almeno 420 miliardi.

Cosa deve succedere perché lo scorporo crei valore?

La prima condizione è che CVS confermi il piano con i dettagli. Mancano ancora la struttura dell’operazione, i tempi e la divisione del debito tra le due società e maggiori dettagli arriveranno dalla conference call con gli analisti.

La seconda riguarda la nuova CVS Pharmacy, che dovrà tenere i margini con ricavi in calo. Secondo il Wall Street Journal le due società manterranno alcuni accordi commerciali, ma una seconda società quotata avrà anche costi propri. La terza è che il miglioramento di Aetna regga: il medical benefit ratio è sceso di 1,5 punti in un anno, e le spese per le cure sono la voce più difficile da prevedere per un assicuratore.

Una parte della notizia è già nei prezzi. Martedì 3 novembre, il giorno delle anticipazioni, il titolo ha chiuso in area 91 dollari, in rialzo di circa il 3%, e da inizio anno guadagna circa il 15%. Resta però circa il 17% sotto il massimo di chiusura dell’anno, in area 111 dollari, toccato il 21 luglio.

Cosa dicono i dati di Forecaster.biz su CVS?

Secondo i dati estratti da Forecaster.biz il 4 novembre 2026, il Market Mood Meter, che misura su una scala da -100 a +100 quanto un titolo è ipercomprato o ipervenduto, segna -1: un livello neutrale, quindi il rialzo di martedì non ha portato il titolo in zona di eccesso. Il prezzo di chiusura del 3 novembre è inferiore di circa il 23% al fair value medio di 118,57 dollari calcolato dalla piattaforma, con una forbice ampia tra i modelli: 59,30 dollari con il metodo di Peter Lynch, 169,36 con quello del flusso di cassa scontato.

L’AI Agent di Forecaster.biz assegna a CVS 4 punti su 10 nella Qualitative Scorecard. Premia la scala del gruppo, difficile da replicare anche con capitali illimitati, e la quota di ricavi ricorrenti; penalizza lo scarso potere sui prezzi e gli utili irregolari degli ultimi cinque anni. Sono i due punti su cui lo scorporo dovrà dare risposte.

La condizione più importante si potrà verificare già oggi, quando Joyner parlerà agli analisti: senza tempi e struttura, lo sconto rischia di restare dov’è.

 

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