Cosa ci fanno alghe e gamberetti nello spazio? Un piccolo ecosistema in viaggio verso il futuro

1 hour_ago 2
ARTICLE AD BOX

Che cosa succede se si portano alghe, gamberetti e microrganismi nello spazio? Non è l’inizio di una barzelletta sugli astronauti, ma una domanda scientifica con possibili ricadute sulle future missioni di lunga durata. A cercare una risposta è Scampi, un piccolo ecosistema acquatico arrivato sulla Stazione spaziale internazionale (Iss) a bordo della navetta cargo Dragon di SpaceX.

Dopo due giorni di inseguimento orbitale, la navetta si è agganciata autonomamente al modulo Harmony della stazione, consegnando un carico di 2.850 chilogrammi tra rifornimenti, materiali e strumenti per la ricerca. In mezzo alle provviste e agli esperimenti scientifici viaggiava anche il minuscolo mondo acquatico di Scampi, acronimo di Saltwater Crustaceans, Algae, and Microbial Population Investigation.

Il progetto è stato sviluppato da 51 studenti di 11 istituzioni europee e statunitensi, riuniti in un consorzio guidato dal Politecnico di Torino e dall’École Polytechnique di Parigi, sotto l’egida dell’Agenzia spaziale europea (Esa). Il laboratorio in miniatura verrà installato nella Ice Cubes Facility del modulo europeo Columbus, dove sarà possibile seguirne l’evoluzione durante la permanenza in orbita.

La domanda al centro dell’esperimento è come la microgravità influenzi le relazioni tra le componenti viventi e non viventi dell’ecosistema. Alghe, piccoli crostacei e microrganismi non vivono isolati: interagiscono tra loro e con l’ambiente circostante. Osservare queste dinamiche nello spazio permetterà agli studenti e ai ricercatori di raccogliere dati su un sistema biologico che, sulla Terra, si sviluppa sotto condizioni fisiche molto diverse.

La posta in gioco va oltre la curiosità di vedere come se la cavano i gamberetti lontano dal pianeta. Nelle missioni spaziali di lunga durata, infatti, rifornire continuamente gli equipaggi dalla Terra diventa sempre più complicato. Per viaggi verso la Luna e, soprattutto, verso Marte, sarà importante studiare sistemi capaci di contribuire al sostegno della vita degli astronauti. Ecosistemi chiusi, se sufficientemente stabili e controllabili, potrebbero in futuro aiutare a gestire alcune risorse e a mantenere condizioni adatte alla sopravvivenza umana.

Scampi non è comunque l’unico laboratorio scientifico arrivato con la missione di rifornimento Crs-35. A bordo c’è anche LambdaVision-1, che permetterà alla Nasa di sperimentare la produzione di retine artificiali in microgravità. Stellar Spheroids studierà invece come l’assenza di gravità influenzi la crescita e il funzionamento di modelli tridimensionali di tessuto cardiaco umano.

Un altro esperimento, Elf-Unconventional Glass 2, indagherà i processi di formazione di un nuovo tipo di vetro nello spazio. Minds si concentrerà invece sugli organoidi cerebrali, modelli tridimensionali utilizzati per studiare i tessuti del cervello e comprendere meglio i meccanismi dell’infiammazione associata alle malattie neurodegenerative.

Dai materiali innovativi ai modelli di tessuti umani, passando per un ecosistema acquatico in miniatura, la stazione orbitante continua così a funzionare come un laboratorio fuori dal comune. E mentre gli astronauti lavorano a centinaia di chilometri dalla Terra, alghe e gamberetti contribuiscono a una domanda molto concreta: quanto della vita terrestre riusciremo a ricreare e mantenere quando saremo pronti a spingerci più lontano nello spazio?

L'articolo Cosa ci fanno alghe e gamberetti nello spazio? Un piccolo ecosistema in viaggio verso il futuro proviene da Il Fatto Quotidiano.

read-entire-article