Brescia, dossier degli studenti accusa di molestie sessuali il docente Marco Perona. Lui: “Grande equivoco”

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“Io sono stato contattato, sì, però questi sono, diciamo, affari miei, non sono affari suoi”. È la voce di Marco Perona, docente di Logistica industriale all’Università di Brescia, raggiunto telefonicamente da ilfattoquotidiano.it per rispondere dello scandalo che ha travolto l’Ateneo nel fine settimana. È lui il professore finito nel mirino delle lettere di denuncia redatte dagli studenti, di cui fino a questo momento non era emersa pubblicamente l’identità. Davanti alle accuse, il docente non nega di essere stato interpellato dai vertici dell’università, ma respinge ogni addebito e si difende su tutta la linea affermando di non riconoscersi “minimamente” nella situazione descritta.

Le accuse degli studenti: sguardi, frasi e “potere tossico”


Il caso è deflagrato con la pubblicazione di alcune indiscrezioni su due lettere anonime inviate, a partire dall’11 maggio, al rettore e agli organi accademici da gruppi di universitari ed ex studenti. Le missive puntano il dito contro uno “schema consolidato” di potere tossico in aula, fatto di sguardi insistenti e inopportuni sui seni delle ragazze, battute transfobiche (come la domanda sul “ritorno da un’operazione a Casablanca”) e un generale clima di forte disagio.

Tra le denunce spiccano frasi come l’invito a presentarsi con un “vestitino” per “appagare gli occhi di tutti noi maschietti”, la password del computer ricordata con la parola “passera“, le allusioni all’intimità privata tramite tabelle Excel per scegliere i fidanzati e l’offerta alle matricole del proprio numero di telefono personale. Particolarmente inquietante, secondo gli studenti, sarebbe stato il racconto della “pizzata post-esame” in cui “chi finisce sotto il tavolo… non si sa cosa può succedere“. Un dettaglio, quest’ultimo, su cui il professore ha voluto precisare: “Io frequentemente faccio una pizzata a pranzo dopo la fine del corso, quindi non cene”, ribadendo che il “99,9% di quello che ho letto non mi appartiene“.

Quando gli vengono lette le frasi testuali finite nel dossier, la reazione del docente è categorica: “Assolutamente no, ma nella maniera più rigorosa, ma non mi permetterei mai. Ma sta scherzando?”. Bolla quelle parole come “delle balle assolute, ma totali proprio”. Concede che in aula ci si possa lasciare andare (“Penso che tutti noi diciamo tante cose e quindi magari non ci ricordiamo sempre il 100% di quello che diciamo“), ma nega fermamente che quel tipo di volgarità e sessismo gli appartenga: “Non sono proprio nel mio stile, nella mia etica. Mi parerebbe stranissimissimissimo che le avessi dette”. La sua tesi è quella di un piano orchestrato per diffamarlo: “Penso che ci sia qualcuno che per qualche motivo che non saprei capire ha deciso di voler ledere e comunque sporcare la mia onorabilità”.

La reazione del rettore: “Non siete sole”


A fronte dello scandalo sulle molestie, è arrivata anche la dura presa di posizione ufficiale dell’Università. Il rettore Francesco Castelli ha espresso “avvilimento” e “mortificazione” per quanto emerso. Dopo aver confermato l’avvio delle verifiche e dell’iter istruttorio, Castelli ha diramato una nota dai toni perentori: “Atteggiamenti verbali e non verbali che possano causare disagio e frustrazione negli studenti e nelle studentesse non sono né saranno mai in nessun modo accettati”. Il rettore ha voluto chiudere lanciando un messaggio diretto ai giovani e alle loro famiglie: “Sento il bisogno di rassicurare personalmente i nostri studenti […] rispetto a queste segnalazioni e a tutte quelle che perverranno alla mia attenzione: non siete soli e sole. L’Università è e deve essere sempre più un luogo sicuro e accogliente”.

La condanna per gli incarichi extra-accademici


La bufera delle segnalazioni studentesche si intreccia con una recente e pesante disavventura con la giustizia contabile. Marco Perona è infatti lo stesso professore che la Corte dei Conti ha appena condannato in appello a versare 597.773,60 euro all’Ateneo per incompatibilità con la docenza. I giudici hanno stabilito che i suoi redditizi incarichi dirigenziali privati (è stato a lungo presidente del consiglio di amministrazione della società di famiglia Dantercepies spa e consigliere di amministrazione di Vega spa) erano attività “assolutamente incompatibili per tutti i docenti”, sia nel regime a tempo pieno che a tempo definito. Secondo la sentenza, il docente ha esercitato “poteri anche rilevanti e di coordinamento” di natura gestionale, configurando un “occultamento doloso” delle proprie attività all’amministrazione universitaria.

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