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La Banca Centrale Svizzera ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con un utile di 44,2 miliardi di franchi, sostenuto dai guadagni sulle posizioni in valuta estera e dal ritorno in territorio positivo delle riserve auree. Il solo terzo trimestre ha contribuito per circa 19 miliardi, un dato che ridimensiona le attese di un risultato annuale lineare ma conferma la forte esposizione dell’istituto alle dinamiche dei mercati finanziari globali.
Sommario
- Il risultato dei primi nove mesi
- L’oro torna a contribuire nel trimestre
- Azioni e cambi dietro l’utile della BNS
- Il contesto di politica monetaria
- Cosa guardare ora
Il risultato dei primi nove mesi
Secondo i dati diffusi dalla stessa Banca Centrale Svizzera, il profitto complessivo al 30 settembre 2026 ammonta a 44,2 miliardi di franchi prima dell’accantonamento alle riserve valutarie. La componente principale è rappresentata dalle posizioni in valuta estera, che hanno generato un guadagno di 43,3 miliardi. Le posizioni in franchi svizzeri hanno contribuito in misura marginale, con appena 0,1 miliardi, frutto della remunerazione dei depositi a vista e delle operazioni di drenaggio della liquidità.
Il dato aggregato dei nove mesi beneficia di un effetto base favorevole rispetto al primo semestre, quando l’istituto aveva riportato un utile di 25,2 miliardi. La differenza tra i due periodi restituisce un terzo trimestre intorno ai 19 miliardi di franchi, in linea con le stime degli analisti e con il dato riportato dalle agenzie internazionali. Rispetto allo stesso trimestre del 2025, tuttavia, il risultato segna un arretramento: dodici mesi prima la BNS aveva registrato un utile di 27,9 miliardi, trainato da una plusvalenza sull’oro decisamente superiore.
L’oro torna a contribuire nel trimestre
Le disponibilità auree della Banca Centrale Svizzera, rimaste invariate nel volume, hanno prodotto nei nove mesi una plusvalenza di valutazione di 1,2 miliardi di franchi. Il dato assume rilievo se confrontato con la dinamica infrannuale: a fine giugno le riserve auree esprimevano ancora una perdita di valutazione superiore ai 6 miliardi, compensata nel terzo trimestre dal recupero del prezzo del metallo. Al 30 settembre 2026 il prezzo di un chilogrammo d’oro era pari a 112.118 franchi, in leggero rialzo rispetto ai 110.919 franchi di fine 2025.
La contribuzione dell’oro al risultato trimestrale è stata tuttavia inferiore a quella dell’anno precedente. Nel terzo trimestre del 2025 il risultato netto sull’oro era stato di 14,3 miliardi di franchi, contro i 7,6 miliardi registrati nel corrispondente periodo del 2026. La differenza riflette l’andamento del prezzo del metallo giallo, che nel 2025 aveva beneficiato di un rally più accentuato. Per la BNS si tratta comunque di un ritorno al segno positivo dopo mesi di svalutazioni, un elemento che gli analisti monitorano con attenzione perché incide sulla sostenibilità degli accantonamenti alle riserve valutarie.
Azioni e cambi dietro l’utile della BNS
Il risultato sulle posizioni in valuta estera è il vero motore dei conti della Banca Centrale Svizzera. Nei primi nove mesi del 2026 gli utili sui cambi hanno raggiunto 29,8 miliardi di franchi, mentre i guadagni di prezzo sui titoli azionari e sugli strumenti partecipativi hanno sfiorato i 23,7 miliardi. A questi si sono aggiunti interessi e dividendi per un totale di circa 13 miliardi, parzialmente erosi da 0,7 miliardi di interessi passivi.
Il contraltare è rappresentato dalle perdite di prezzo sui titoli fruttiferi e sugli strumenti a reddito fisso, pari a 22,6 miliardi di franchi. Si tratta di un effetto riconducibile al rialzo dei rendimenti obbligazionari globali, che ha penalizzato il valore di mercato del portafoglio a reddito fisso detenuto dalla BNS. Il risultato complessivo sulle posizioni in valuta estera riflette dunque una composizione favorevole del portafoglio, con una prevalenza di guadagni azionari e valutari che hanno più che compensato le svalutazioni obbligazionarie. La BNS ha precisato che il risultato dipende in larga misura dall’andamento dei mercati dell’oro, delle valute e dei capitali, e che forti oscillazioni sono la norma .
Il contesto di politica monetaria
Il risultato dei nove mesi arriva in una fase in cui la Banca Centrale Svizzera mantiene il tasso guida allo 0%, livello in vigore dal giugno 2025. Nella riunione di settembre l’istituto ha confermato la scelta, prendendo le distanze dalla stretta monetaria adottata dalla Banca Centrale Europea e dalla Federal Reserve. L’inflazione svizzera è risalita dallo 0,6% di maggio allo 0,8% di agosto, un livello ancora compatibile con l’obiettivo di stabilità dei prezzi, ma la BNS ha rivisto al rialzo le proprie proiezioni, indicando un’inflazione media allo 0,7% per il 2026 e allo 0,8% per il 2027.
La divergenza di politica monetaria rispetto alle altre principali Banche centrali ha avuto effetti sul franco, che si è indebolito sia contro l’euro sia contro il dollaro. Il differenziale dei tassi rende la valuta elvetica meno attraente per una parte degli investitori, ma la BNS continua a monitorare il mercato valutario e a ribadire la possibilità di intervenire quando necessario. Per i conti dell’istituto, un franco più debole rappresenta un fattore di sostegno, perché aumenta il controvalore in franchi delle attività detenute in valuta estera. È una delle ragioni per cui il risultato sui cambi ha inciso in modo così rilevante nei nove mesi.
Cosa guardare ora
La Banca Centrale Svizzera chiude i primi nove mesi del 2026 con un utile di 44,2 miliardi di franchi, sostenuto dai guadagni su azioni e valute e dal ritorno della plusvalenza aurea. Il terzo trimestre, con circa 19 miliardi di profitto, conferma la volatilità intrinseca di un bilancio esposto ai mercati finanziari globali. Resta aperta la questione della distribuzione degli utili a Confederazione e Cantoni: la BNS ha più volte ricordato che il risultato dei nove mesi non è indicativo dell’esercizio completo, e le turbolenze di ottobre su azioni e valute potrebbero modificare il quadro. I prossimi elementi da monitorare sono l’evoluzione del prezzo dell’oro, il differenziale dei tassi con l’area euro e gli Stati Uniti, e l’impatto del franco sul valore delle riserve in valuta estera.
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