ARTICLE AD BOX
“Spero che Flavio cancelli in fretta queste situazioni che sono criminali. Ha la sua bellissima vita, deve essere orgoglioso di quello che sta facendo e di quello che ha fatto, con tutti gli alti e bassi che sono normali. E spero che la sua denuncia abbia un significato, perché questo non riguarda solo lui, ovviamente riguarda tutti i giocatori, anche a livello più basso“. A parlare è Claudio Pistolesi, coach, tecnico e opinionista di tennis, nel corso di un’intervista a fanpage.it. Il riferimento è a quanto accaduto la scorsa settimana, quando Cobolli ha perso al secondo turno del Masters 1000 di Shanghai contro Mannarino e ha ricevuto diversi insulti sui social da parte degli scommettitori. Una piaga ormai diffusa nello sport in generale, ma soprattutto nel tennis.
“È la tecnologia di oggi che dà accesso a comunicare direttamente con i giocatori. E quello che non si capisce è come si faccia a non riuscire a trovare e perseguire questa gente malata, questa gente che fa delle vite miserabili. Perché cerca la scorciatoia di guadagnare soldi attraverso le scommesse“, ha spiegato Pistolesi, che ha poi raccontato anche un evento che lo toccò direttamente, quando allenava Simone Bolelli. “Quando allenavo Simone Bolelli mi è arrivata una lettera a casa e meno male che l’ho aperta io, perché non stavo spesso a Roma. Spesso lasciavo mia madre, che aveva una certa età già allora. C’erano minacce di morte, c’era il disegnino della bara. Diceva: ‘Tu finirai qua dentro, fai schifo’. E l’ho portata ai carabinieri, sperando che potessero fare qualcosa“.
In quel caso, però, fu un nulla di fatto, considerando che la denuncia finì nel dimenticatoio e la questione si fermò a quella lettera lì: “Denuncia contro ignoti, che però è andata nel vuoto. Questa, col francobollo, era una lettera spedita da Brescia, quindi non so chi potesse essere, non ne avevo idea. E poi se l’è presa con me che ero il coach, perché penso fosse legato al fatto che aveva perso. Se l’avesse aperta mia mamma, non voglio nemmeno pensarci. Anche Simone mi diceva che era perseguitato, e parliamo del 2008 ovvero quasi vent’anni fa”.
Una piaga sociale che con il passare del tempo peggiora sempre di più e che abbraccia soprattutto i tennisti di medio-basso livello e di conseguenza i tornei Itf e i Challenger: “È un problema sociale e mentale molto pesante, legato alla tecnologia che c’è oggi, legato alla difficoltà di vita, alla qualità di vita che c’è oggi, all’incremento della povertà, in cui diventa più facile cercare scorciatoie per uscire da queste difficoltà di vita che non c’erano prima. È la fotografia di questo momento attuale, e bisogna mettere un freno a queste persone sfruttando la tecnologia”, ha concluso Pistolesi.
L'articolo “Allenavo Bolelli e mi inviarono una lettera con una bara: ‘Tu finirai qua dentro, fai schifo'”: così Claudio Pistolesi proviene da Il Fatto Quotidiano.




English (US) ·