Allarmi bomba sui voli. Meloni, Crosetto e Tajani alzano la guardia sulla guerra ibrida

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C’è già chi la chiama “strategia del caos”. È il ministro della Difesa Guido Crosetto, che legge così la nuova ondata di falsi allarmi bomba che sta attraversando i cieli europei.

Minacce via mail, voli dirottati, aeroporti in allerta: un’operazione che, al di là della reale presenza di esplosivi a bordo, ha già prodotto il suo effetto, seminando incertezza e mettendo sotto pressione il trasporto aereo.

Venerdì è toccato anche a un Ryanair partito da Roma e diretto a Lisbona, costretto ad atterrare nello scalo portoghese. Nella giornata precedente erano stati almeno 25 i velivoli interessati, sette dei quali su tratte che coinvolgevano l’Italia.

E mentre emergono nuove segnalazioni per voli da e per Praga, il governo inquadra gli episodi nella più ampia minaccia della guerra ibrida. Le minacce, arrivate attraverso comunicazioni via mail, alcune anche in lingua italiana, sarebbero riconducibili a un gruppo che si firma “Lo Stato maschile”.

Resta da verificare se dietro gli allarmi esista un’unica regia e quale sia l’effettiva provenienza delle comunicazioni. Ma il quadro, per Palazzo Chigi, impone di alzare il livello di attenzione. A sottolineare la portata del fenomeno è il ministro degli Esteri Antonio Tajani: “È una guerra ibrida, ma abbiamo preso le contromisure”.

Il titolare della Farnesina ha ricordato come l’Italia sia da tempo impegnata nel rafforzamento delle proprie strutture di sicurezza, attraverso strumenti di prevenzione e coordinamento che coinvolgono diplomazia, intelligence e apparati di cybersicurezza.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ha scelto di allargare il ragionamento al rapporto tra difesa, sicurezza e vita quotidiana. “Quando parliamo di spese di difesa e sicurezza in un tempo come questo, non stiamo parlando semplicemente di armi; stiamo parlando di mettere in sicurezza la quotidianità dei cittadini”, ha dichiarato a margine della visita a Fieracavalli, a Verona.

La premier ha citato il recente tentativo di attacco informatico ai frigoriferi destinati alla conservazione del sangue per le trasfusioni: “Quel sangue è stato messo in sicurezza da un sistema che costa”. Un esempio che dimostra quanto sia ormai difficile separare la sicurezza nazionale dalla protezione dei servizi essenziali.

“Quando ci dicono che le risorse sulla difesa e sulla sicurezza sono soldi che vengono tolti alla sanità o agli ospedali, si sta dicendo una stupidaggine”, ha aggiunto. “Abbiamo bisogno di entrambi per mettere in sicurezza la salute, e non solo la salute dei cittadini”.

Il messaggio della presidente del Consiglio è anche una risposta alle polemiche politiche sugli investimenti nella difesa: “Questo governo ha cominciato a lavorare su questo tema da tempi non sospetti. Sono fiera di averlo fatto, perché non sono così cinica da fare campagna elettorale sulla sicurezza e sulla vita delle persone”.

La sequenza degli allarmi negli aeroporti, insieme agli attacchi informatici e alle campagne di disinformazione, riporta così al centro il tema della resilienza democratica.

Un terreno sul quale si inserisce anche il dibattito sullo “scudo democratico”, affrontato da Formiche.net nell’intervista al senatore di Azione Marco Lombardo.

Perché la difesa delle istituzioni non passa soltanto dalla capacità di intercettare una minaccia, ma anche da quella di impedire che la paura, la disinformazione e il disordine diventino strumenti per destabilizzare le democrazie.

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