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Dopo essere entrata negli studi legali e nei dipartimenti legali aziendali, l‘intelligenza artificiale varca ora la soglia dell’università, nel luogo in cui si formano i professionisti che dovranno utilizzarla ogni giorno. Dal prossimo anno accademico Lexroom, scaleup che sta costruendo un’infrastruttura di AI per il lavoro legale in Europa, affiancherà la Scuola di Giurisprudenza dell’Università Bocconi nelle attività di legal clinic e nei laboratori di redazione giuridica.
L’IA applicata al diritto
L’azienda si inserisce in un programma più ampio dedicato all’intelligenza artificiale applicata al diritto, che coinvolge anche realtà internazionali come Harvey e Legora. Il contributo di Lexroom sarà mirato: portare in aula una competenza specifica sui sistemi di civil law e sul diritto europeo, a partire dall’ordinamento italiano.
Nei laboratori, studenti, docenti e ricercatori potranno utilizzare la piattaforma per condurre ricerche su legislazione e giurisprudenza, analizzare documenti e redigere atti, pareri e altri testi giuridici. Ogni risultato prodotto dallo strumento sarà collegato alle fonti da cui deriva, in modo che gli studenti possano risalire al percorso seguito dall’intelligenza artificiale e verificarne l’attendibilità. È proprio questa tracciabilità il tratto distintivo dell’approccio di Lexroom, che si basa su un database proprietario di oltre sei milioni di fonti giuridiche verificate e continuamente aggiornate, combinato con i principali modelli di intelligenza artificiale disponibili sul mercato.
“Chi entra oggi all’università lavorerà in una professione profondamente diversa da quella che conosciamo, e in pochi anni l’AI legale farà parte del lavoro quotidiano di ogni avvocato”, osserva Paolo Fois, co-fondatore e ceo di Lexroom. “La vera posta in gioco è: i futuri professionisti sapranno usarla con rigore e come amplificatore del proprio giudizio e lavoro? Gli studenti devono imparare a utilizzare l’AI con precisione, spirito critico e pieno controllo”.
Sulla stessa linea Martina Domenicali, co-fondatrice e cro dell’azienda: “Studiare diritto significa imparare a ragionare, verificare e assumersi la responsabilità di ogni conclusione. L’intelligenza artificiale non cambia questo principio, anzi, alza l’asticella. Nei laboratori, gli studenti lavoreranno su problemi giuridici reali, cercando precedenti e costruendo atti e pareri con strumenti che mostrano sempre la provenienza di ogni informazione: così che si formano professionisti che si fidano della tecnologia perché sanno controllarla”.
L’approccio critico
Anche l’ateneo milanese insiste sulla necessità di un approccio critico. “L’intelligenza artificiale non è un tema accessorio per la formazione giuridica: sta trasformando in profondità il modo in cui il diritto verrà esercitato nei prossimi anni”, afferma Pietro Sirena, Dean della Scuola di Giurisprudenza della Bocconi. Indica inoltre come obiettivo evitare “sia un’adozione acritica sia una chiusura pregiudiziale”, insegnando agli studenti a verificare le fonti, comprendere i rischi e valutare la qualità degli output senza perdere il rigore del metodo giuridico.
Un concetto ripreso anche da Dirk Hovy, Dean for Digital Transformation dell’Università Bocconi: “Portare l’intelligenza artificiale nella formazione non significa insegnare agli studenti a delegare il ragionamento alle macchine. Significa, al contrario, renderli più consapevoli di come funzionano questi sistemi, di quando possono essere utili, di dove possono commettere errori e di quali competenze umane diventeranno ancora più importanti”. Per Hovy il diritto è tra gli ambiti in cui questa consapevolezza critica è più urgente, perché accuratezza, responsabilità e verificabilità “non sono aspetti tecnici secondari: sono elementi essenziali della professione”.
Primo appuntamento pubblico a ottobre 2026, con un forum organizzato dall’Università Bocconi sul futuro della formazione giuridica nell’era dell’intelligenza artificiale. L’evento riunirà esponenti del mondo accademico, professionale e tecnologico e prevede una Legal AI Challenge, durante la quale diversi strumenti di AI legale saranno messi alla prova su un caso concreto, per confrontare approcci e risultati e mettere in luce non solo le potenzialità della tecnologia, ma anche i suoi limiti, i processi di validazione necessari e le implicazioni etiche del suo utilizzo.
L’articolo Alla Bocconi si studierà il diritto con l’intelligenza artificiale è tratto da Forbes Italia.






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