Google punta sul sole anche di notte: il progetto da 350 milioni per alimentare i data center

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Google sarà il principale acquirente dell’elettricità prodotta da un impianto solare da 350 milioni di dollari, il primo nel suo genere, in costruzione sul sito di una ex miniera a cielo aperto in West Virginia. Il progetto combina batterie al litio con sistemi allo zinco di maggiore durata, con l’obiettivo di alimentare i data center dell’azienda tecnologica con energia pulita 24 ore su 24.

L’impianto è in costruzione da parte dello sviluppatore Mn8 Energy e comprende 86 megawatt di capacità solare, 280 megawattora di batterie al litio-ferro-fosfato per l’accumulo energetico di breve durata e 100 MWh di batterie allo zinco prodotte da Eos Energy, in grado di fornire energia durante la notte per almeno 10 ore. Quando sarà completato, nel 2030, sarà collegato alla principale rete elettrica della costa orientale degli Stati Uniti e Google acquisterà l’elettricità prodotta dal progetto per i successivi 20 anni, ha dichiarato a Forbes Jon Yoder, ceo di Mn8.

“È un progetto pensato per spingere più avanti i confini della tecnologia”, ha spiegato. “Non stiamo sostenendo di aver trovato la chiave per consentire al solare di produrre un flusso costante di energia 24 ore su 24, ma ci stiamo avvicinando”.

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I data center spingono gli investimenti nell’energia

Negli Stati Uniti il sentimento dell’opinione pubblica nei confronti dei data center difficilmente potrebbe essere peggiore: secondo Gallup, il 70% degli americani si oppone alla costruzione di queste enormi strutture vicino alle proprie abitazioni, a causa del loro impatto sulle tariffe delle utenze, sul consumo di acqua e sul rumore. Allo stesso tempo, le grandi aziende tecnologiche che li stanno costruendo stanno investendo miliardi di dollari in progetti di energia pulita, sostenendo gli investimenti nel solare, nelle batterie e nell’eolico dopo che l’amministrazione Trump ha eliminato gran parte degli incentivi federali alle energie rinnovabili.

La motivazione principale alla base di questi investimenti è probabilmente una combinazione di convenienza pratica ed economica. L’impennata della domanda di elettricità negli Stati Uniti ha reso le rinnovabili l’opzione più rapida per aggiungere nuova capacità energetica, considerando che attualmente occorrono circa sette anni per installare nuove turbine a gas.

“Non abbiamo gli stessi vincoli nella catena di approvvigionamento che in questo momento devono affrontare altre forme di generazione elettrica”, ha detto Yoder, secondo cui la società, nata come spin-off di Goldman Sachs, gestisce negli Stati Uniti progetti di energia rinnovabile per un valore di 6 miliardi di dollari, capaci di generare circa quattro gigawatt di elettricità. “E se si pensa a tutta l’attività legata allo sviluppo di nuovi progetti energetici nell’ultimo decennio, questa si è concentrata soprattutto sulle rinnovabili”.

Il ruolo delle batterie allo zinco

Le batterie allo zinco di Eos Energy, società con sede a Pittsburgh, potrebbero rivelarsi un’opzione interessante per migliorare la stabilità della rete elettrica e alimentare i data center non soltanto perché sono in grado di immagazzinare energia fino a 14 ore. Presentano anche un basso rischio di surriscaldamento e utilizzano principalmente materiali che possono essere reperiti negli Stati Uniti, ha spiegato il ceo Joe Mastrangelo.

“Se guardiamo alle principali applicazioni che abbiamo installato sul campo, abbiamo impianti solari abbinati allo stoccaggio, un progetto eolico con accumulo e poi realizziamo molti sistemi di accumulo energetico autonomi per stabilizzare la rete”, ha detto. “E, cosa molto importante, il 91% dei materiali che utilizziamo proviene dagli Stati Uniti e anche tutta la nostra produzione, così come le attività legate ai dati e all’analisi, vengono svolte negli Stati Uniti”.

Un’ex miniera diventa un impianto solare

Il progetto Mammoth Solar, progettato da Mn8 nella contea di Kanawha, in West Virginia, produrrà a regime abbastanza energia da sostenere una piccola città e viene realizzato sul sito di una ex miniera di carbone a cielo aperto.

“È un vero e proprio sito industriale dismesso”, ha spiegato Yoder. “Possiamo realizzare lì il progetto e riportare a un utilizzo produttivo un terreno che, altrimenti, è stato profondamente compromesso”.

L’articolo Google punta sul sole anche di notte: il progetto da 350 milioni per alimentare i data center è tratto da Forbes Italia.

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