“Welfare, non guerra”: il 14 giugno mobilitazione a Bruxelles e in altre città europee contro i piani di riarmo dell’Ue e della Nato

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Un unico slogan, “Welfare, non guerra“, unirà il 14 giugno oltre 800 organizzazione della società civile, sindacati e movimenti sociali, che scenderanno in piazza a Bruxelles per marciare contro la politica di riarmo dell’Unione Europea e della Nato. Il presidio è stato organizzato dalla coalizione paneuropea, Stop ReArm Europe, in collaborazione con la piattaforma belga, Stop Militarisation, e coinvolge anche decine di altre città europee. Tutte hanno un unica richiesta: il denaro pubblico deve essere speso per il benessere sociale, non per armarsi.

La mobilitazione si terrà a pochi giorni dall’inizio dei negoziati tra i leader dell’Ue sul prossimo bilancio settennale dell’Unione. Il Consiglio europeo negozierà infatti il 18 e il 19 giugno il Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, che è in fase di riorganizzazione e potrebbe convogliare decine di miliardi di euro all’industria degli armamenti. Contro questa ipotesi, i manifestanti si raduneranno alle 15 alla stazione di Bruxelles Nord, seguirà una marcia pacifica per poi riunirsi alle 18 in un’assemblea pubblica presso la Biblioteca Reale del Belgio dove pianificheranno le fasi della campagna su tutto il continente.

“Bruxelles ha scoperto che non c’è limite a quanto l’Europa può prendere in prestito, purché sia ​​per le armi – ha commentato Amir Kiyaei, coordinatore delle politiche di DiEM25, una delle oltre 40 organizzazioni belghe che sostengono la manifestazione -. Le regole sul deficit che smantellano i nostri ospedali e congelano i nostri salari si dissolvono nel momento in cui l’industria delle armi si siede al tavolo”. Contro questa prospettiva, gli organizzatori hanno pensato un mese intero di mobilitazioni, incontri e azioni coordinate in Belgio, Paesi Bassi, Austria, Spagna, Finlandia, Germania, Italia e altri paesi. Ovunque si chiede ai responsabili politici dell’Ue di investire in sanità, istruzione, lavoro e in una transizione climatica equa, dando priorità al dialogo e alla diplomazia rispetto allo scontro. Per farlo occorre investire nella solidarietà e nella cooperazione internazionale, perseguendo il controllo degli armamenti come unico mezzo per garantire la pace.

“Il riarmo ci viene venduto come garanzia di sicurezza, ma l’unica cosa che garantisce davvero sono i profitti dell’industria bellica – afferma Katerina Anastasiou, portavoce di Stop ReArm Europe -. Una società con ospedali fatiscenti e un clima destabilizzato non è sicura. Spendere miliardi in armi, comprimendo al contempo sanità, istruzione e coesione sociale, rende l’Europa più povera e pericolosa, non più sicura. Chiediamo priorità diverse”.

La coalizione si oppone al piano ReArm Europe dell’Ue, annunciato nel marzo 2025, che prevede lo stanziamento di 800 miliardi di euro per gli armamenti. Tutti fondi, come specificano i manifestanti, sottratti a sanità, istruzione, lotta al cambiamento climatico e protezione sociale. Ma la proposta di bilancio della Commissione per il prossimo anno va persino oltre, prevedendo di stanziare circa 131 miliardi di euro per il settore difesa, sicurezza e spazio del nuovo Fondo europeo per la competitività. Si tratta di una cifra cinque volte superiore rispetto ai circa 26 miliardi di euro previsti per il periodo 2021-2027. Come spiegano gli organizzatori della mobilitazione, è una somma tale da poter finanziare gli stipendi di circa 300.000 infermieri o costruire circa mezzo milione di alloggi sociali.

Inoltre, prosegue la coalizione nel comunicato, in questo modo anche i programmi civili per la ricerca, la mobilità e la coesione verrebbero aperti all’uso militare. Gli attivisti invitano quindi a riflettere su come l’Europa si stia aprendo a un’economia di guerra permanente che non risolve i conflitti ma li acuisce e li alimenta. Tra le conseguenze dirette e più evidenti, i promotori citano il rinnovo della coscrizione, l’ampliamento delle riserve alla sorveglianza e la riduzione dello spazio democratico. Viene anche sottolineata la crescente influenza della lobby delle armi che, secondo Stop ReArm Europe, viene favorita dalla Commissione europea. L’organo esecutivo dell’Unione ha incontrato i rappresentanti dell’industria delle armi 89 volte sul tema del riarmo nel 2025 (fino a ottobre), a fronte di soli 15 incontri con Ong, sindacati o scienziati sugli stessi argomenti. Una scelta anche sconveniente dal punto di vista economico, perché l’industria bellica, dipendendo da capitali e importazioni, crea meno posti di lavoro dell’alternativa civile che invece produce dal 30% al 50% di impieghi in più.

L'articolo “Welfare, non guerra”: il 14 giugno mobilitazione a Bruxelles e in altre città europee contro i piani di riarmo dell’Ue e della Nato proviene da Il Fatto Quotidiano.

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