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A poche ore dall’ultima data del loro “Tour à la carte”, nel quale – come suggerisce il titolo – sono gli spettatori a scegliere le canzoni in scaletta, Elio e le Storie Tese si preparano anche a celebrare i trent’anni di uno dei loro brani più celebri: La Terra dei Cachi. Era il 1996 quando il pezzo arrivò sul palco di Sanremo; oggi, trent’anni dopo, molte delle sue provocazioni sembrano tutt’altro che invecchiate.
A rileggerlo alla luce dell’Italia di oggi è il chitarrista Cesareo, Davide Luca Civaschi, che col Corriere non usa mezzi termini: “Oggi siamo messi forse anche peggio di come eravamo messi all’epoca. Anzi direi molto peggio e non c’è bisogno di fare chissà quali ragionamenti. Approfittiamone però leggere questa canzone con una lente diversa, quella dello stato dell’arte”.
Ed è proprio sullo stato della musica dal vivo che il giudizio si fa più duro: “Il 70% dei locali che proponevano musica suonata dal vivo dal 1996 oggi hanno tirato giù la saracinesca. In compenso ci ritroviamo gente incapace nel canto, che usa l’autotune. Ecco l’autotune è l’equivalente del doping nel ciclismo”.
Un quadro al quale, secondo Cesareo, si aggiunge anche l’uso sempre più diffuso dell’Intelligenza Artificiale nella scrittura dei brani. Gli Elio e le Storie Tese, però, continuano a rivendicare soprattutto la propria dimensione naturale: quella del palco. E non sentono l’obbligo di pubblicare continuamente nuovi dischi: “Ha senso fare dischi nuovi se hai delle idee. Noi ammettiamo di non avere idee così luminose, tali da incidere un nuovo disco. In questo caso però è piacevole scoprire che ci sono tanti giovani, nipoti o figli di chi ci ascoltava in passato che ci stanno scoprendo. Per loro le nostre canzoni e i nostri vecchi dischi sono nuovi”.
Sul live, invece, Cesareo alza ancora il tiro. Gli Elio e le Storie Tese sono da sempre una band che fa della tecnica e dell’esecuzione dal vivo uno dei propri punti di forza, e il chitarrista lancia una provocazione ai colleghi: “Premetto che sarò molto duro. Vorrei vedere certi cantanti o musicisti suonare, senza orpelli, senza effetti scenografici, senza effetti speciali, senza rampe che si alzano e si abbassano. Vorrei vedere che cosa tirerebbero fuori alcuni nostri colleghi senza tutto questo: probabilmente ci sarebbe una selezione naturale e tanti si renderebbero conto della qualità reale di certi show. E tutto si riequilibrerebbe”.
Tra i riferimenti della band, gli Skiantos su tutti, e una carriera costruita anche su un’attività live costante, Cesareo rivendica il peso dei concerti non soltanto dal punto di vista artistico ma anche economico: “Per molti è sopravvivenza, per noi è il bilancio più importante. Non vogliamo rubare niente a nessuno e ci mettiamo molta energia, e speriamo di mettercene ancora tanta: ecco perché ce l’abbiamo tanto con l’aututone o con chi propone concerti con le basi. Perché c’è anche chi propone concerti con le basi. Invece è piuttosto difficile fare cover degli Elio: e infatti non credo ci siano molte tribute band nostre”.
Il 12 settembre, in piazza Cavour insieme all’Orchestra Casadei, arriverà l’ultima tappa del Tour à la carte. Trent’anni dopo La Terra dei Cachi, Elio e le Storie Tese continuano insomma a osservare il presente con la stessa lente: ironica, spietata e poco incline alle mezze misure.
L'articolo “Vorrei vedere certi cantanti suonare senza effetti speciali e rampe: tutti si renderebbero conto della qualità reale di certi show. L’autotune? È come il doping nel ciclismo”: parla Cesareo degli Elio e le Storie Tese proviene da Il Fatto Quotidiano.






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