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George Clooney, l’amore per Venezia e la “cacocrazia” trumpiana. Tanti sorrisi, sobri cenni di impegno politico e un’infinita, gentile riverenza verso il festival e la città lagunare. La mezzoretta che la star di E.R. ha concesso alla stampa in apertura di Venezia 83, prima di ritirare stasera il Leone d’Oro alla carriera (“un premio per vecchi”), ha rispettato le raffinate attese.
Intanto, per gli estimatori artistici del bel 65enne George dietro la macchina da presa sono tempi duri: tiene famiglia. “L’unico motivo per cui non mi dedico alla regia – battezzata qui a Venezia nel lontano 2005 con Good Night, and Good Luck – è che ho due figli di nove anni e, visto che voglio trascorrere tempo con loro, alla regia non mi ci dedicherò per un bel po’. Vedete, se recito in un film o a teatro sono impegnato tre mesi e posso andare e tornare a casa spesso. Se dirigo un film mi impegno un anno e ovunque tu sia non ci sono viaggi di andata e ritorno”.
Clooney è stato comunque sottoposto a un fuoco di fila sulla politica statunitense e ovviamente sul giudizio su Donald Trump. “Siamo in un momento storico sfortunato, ma lo supereremo. Ho un’età che mi permette di aver vissuto momenti come l’uccisione di Martin Luther King o Bob Kennedy, con le città che venivano messe a ferro e fuoco dalle rivolte in strada e alle quali rispondeva l’esercito con i carri armati. Ci fu una violenza inaudita. Periodi difficili, insomma, simili a questi”. Clooney ha quindi suggerito di concentrarsi sul supporto alle forze anti-Trump per le elezioni di medio termine di novembre 2026 e quelle presidenziali del 2028. Ma per rappresentare l’attuale politica dell’amministrazione Trump ha spolverato un termine dotto e apparentemente spiritoso: la cacocrazia. “C’è una parola fantastica, cacocrazia, che indica un Paese governato da persone poco qualificate. Direi quindi che ci troviamo in cacocrazia, ma presto ne usciremo”.
L’interprete di Ocean’s Eleven ha poi sottolineato come questa amministrazione abbia alla base una certa “idea di crudeltà”, riservando le sue critiche soprattutto al segretario alla Difesa, Pete Hegseth, che ha pubblicato di recente su X un post dove deride le donne nelle forze armate canadesi: “Dov’è finito il senso di decenza in tutto questo? Cosa c’è che non va? Mi vergogno da cittadino di tutto questo”. Infine Venezia e il suo festival. “Non solo qui mi sono sposato, ma chi non riesce ad innamorarsi di un luogo come questo dove prendi una barca, passi sotto archi e ponti antichi e sbuchi dentro un ristorantino che ha quattro tavoli?”. Battuta del giorno: “George, cosa farai nel resto della giornata prima di stasera?”. E lui: “Drink”, che è più bello di bere. E visto l’amore per Venezia sarà sicuramente uno spritz.
L'articolo “Viviamo in una cacocrazia, ma ne usciremo”, il Leone d’oro George Clooney contro Trump e una certa “idea di crudeltà” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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