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Aveva detto che avrebbe proceduto entro mercoledì. E probabilmente sarà così. Ma potrebbe anche prendersi uno o due giorni in più, vista l’interlocuzione in corso con i capigruppo di maggioranza e opposizione. Il presidente del Senato Ignazio La Russa procederà d’ufficio a eleggere i rappresentanti delle opposizioni in commissione di Vigilanza Rai, poiché Pd, M5S, Avs, Italia Viva e Azione si sono rifiutati di dare i loro nomi alla presidenza. La Vigilanza Rai, infatti, è decaduta il 2 luglio scorso in seguito alle dimissioni di senatori e deputati delle opposizioni per lo stallo che durava ormai da un paio d’anni: la maggioranza bloccava e boicottava lavori e sedute perché l’opposizione si rifiutava di votare il nome da loro indicato, Simona Agnes (Fi), come presidente della Rai, carica che necessita della maggioranza di due terzi nella commissione sulla tv pubblica. Così a inizio di luglio il colpo di mano: l’opposizione si dimette in blocco, compresa la presidente Barbara Floridia (M5S), e per reazione lascia anche tutta la maggioranza. La Vigilanza non esiste più.
Ma siccome una commissione di garanzia è obbligatoria per legge, a inizio settembre il presidente del Senato ha chiesto a tutti i partiti di indicare i nuovi nomi per ricostituire la commissione. Il centrodestra li ha dati, confermando in blocco i precedenti commissari, il centrosinistra invece no, ritenendo che le condizioni rispetto alle dimissioni di luglio non siano cambiate. A questo punto, però, secondo i regolamenti di Camera e Senato, La Russa può procedere d’ufficio, motu proprio, alla nomina dei 20 commissari mancanti (in totale sono 40). E la settimana scorsa il presidente del Senato ha annunciato che così avrebbe proceduto, rinominando tutti i dimissionari. E subito i partiti dell’opposizione hanno fatto sapere che, se così sarà, si dimetteranno di nuovo in blocco. Dalla presidenza del Senato per ora tutto tace, ma è probabile che nelle prossime ore La Russa proceda con le nomine d’ufficio. “Sarebbe una forzatura, ci ridimettiamo subito”, fanno sapere dalla minoranza. “Nessuna forzatura, il Parlamento non può stare senza commissione di Vigilanza, lo dice la legge”, rispondono dal centrodestra. Ora, dunque, si attendono le nomine da parte della seconda carica dello Stato. Anche perché in questa legislatura c’è un precedente: la commissione Covid. Anche in quel caso alcuni partiti di opposizione, come Pd e 5 Stelle, si erano rifiutati di dare i nomi dei parlamentari e i presidenti di Camera e Senato hanno proceduto d’ufficio alla nomina di 15 commissari.
In Vigilanza, però, potrebbe verificarsi una situazione paradossale, quella sì senza precedenti. Se i nuovi membri delle opposizioni lasceranno l’incarico, come annunciato, ma la maggioranza resta in carica, secondo i regolamenti parlamentari, la commissione è comunque operativa. I dimissionari, infatti, non saranno ritenuti davvero tali fino a quando non verranno nominati i sostituti. Quindi la commissione può essere convocata e, se la maggioranza sarà presente, potrà procedere alla nomina di un nuovo presidente e dei suoi vice. Ma chi nomineranno? In teoria la presidenza della Vigilanza spetta per prassi a un rappresentante dell’opposizione, quindi potrebbe verificarsi una situazione simile a quella del caso di Riccardo Villari del 2008. Il centrodestra potrebbe procedere alla nomina di un presidente dell’opposizione, che però in questo caso non parteciperà alle sedute in quanto dimissionario. E a quel punto si aprirebbe uno scenario completamente nuovo e davvero senza precedenti.
L'articolo Vigilanza Rai, le ore di La Russa con il dito sul bottone rosso del blitz proviene da Il Fatto Quotidiano.





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