Vent’anni di roghi tossici e nessun biomonitoraggio per i pompieri: noi medici Isde rilanciamo il Progetto EROI

20 minute_ago 1
ARTICLE AD BOX

La Regione Campania a partire dal 2011 per gli studi epidemiologici e di biomonitoraggio (tra cui spiccano i progetti Sebiorec e Spes) ha stanziato e pagato circa 40 milioni di euro. Sin dal primo momento a seguito dei roghi tossici la richiesta è stata precisa: i cittadini chiedevano il biomonitoraggio di diossine e PCB più che dei soli metalli, in quanto questi ultimi sono aspecifici e soprattutto hanno un tempo di dimezzamento al massimo di un mese nel sangue rispetto ai non meno di 15 anni delle diossine.

I progetti prevedevano inizialmente l’esecuzione di oltre 1.500 analisi complessive per diossine e PCB. La relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle Ecomafie (giugno 2026) ha evidenziato come le analisi per diossine e PCB sui sieri ematici della popolazione non siano state eseguite a livello individuale, bensì con la tecnica del “pool” (ossia unificando campioni di 10 individui diversi in un’unica analisi). Secondo noi e la stessa Commissione Ecomafie, questo metodo “a pool” – adottato ufficialmente per ottimizzare le risorse – ha di fatto diluito la tracciabilità individuale dei dati, rendendo impossibile associare con precisione l’esatta concentrazione di diossine al singolo cittadino residente nelle aree critiche della Terra dei Fuochi.

I dati cumulativi dello studio evidenziano comunque cluster territoriali con diossine e mercurio superiori alle medie nazionali. I successivi prelievi biologici sulla popolazione campana e i relativi fondi erogati per il progetto Spes risalgono poi al periodo 2015-2016. Tuttavia, i risultati dettagliati legati alla mappatura dei metalli pesanti nel sangue e nei fluidi corporei (i cosiddetti “hotspot” di contaminazione) sono stati resi noti e pubblicati su riviste indexate soltanto a giugno 2026.

Questo eccezionale scarto temporale per noi è gravissimo e ingiustificato. Noi che al Pascale lo avevamo chiamato Progetto Spes adesso siamo costretti a prendere atto che deve chiamarsi oggi più correttamente Progetto Odissea: quello che dà i risultati dopo non meno di dieci anni. Forse per garantire la prescrizione per reati penali su qualunque risultato possa essere prodotto utilizzabile in giudizio?

La Regione Campania continua a implementare e aggiornare i propri piani di monitoraggio integrati e protocolli di prevenzione senza coinvolgerci, ma il ritardo nella restituzione dei dati personali ai soggetti sottoposti a screening resta l’aspetto da noi più contestato. I roghi non si sono mai spenti, anzi, adesso ci sono roghi colossali di impianti e di depositi di plastiche mille volte più pericolosi e più tossici.

Chi, combattendo i roghi tossici in prima linea, sta subendo da oltre venti anni questo carico tossico eccezionale? I Vigili del Fuoco. Noi Medici Isde (Dr Antonio Marfella e Dr Luigi Montano) riproponiamo quindi il Progetto E.R.O.I. (Studio Epidemiologico Regionale Operatori Incendi). È un’iniziativa scientifico-sanitaria nata per introdurre il biomonitoraggio tossicologico sistematico ed individuale per i Vigili del Fuoco. Fu concepito originariamente da me nel 2011, a seguito di storici tavoli istituzionali avviati con la Diocesi di Aversa e i Ministri competenti (Balduzzi e Cancellieri) che lo approvarono.

L’obiettivo fondamentale del progetto è tutelare la salute dei pompieri, considerati una categoria ad altissimo rischio professionale a causa della costante inalazione e dell’assorbimento dermico di diossine, PCB, metalli pesanti e altri inquinanti persistenti sprigionati dai roghi industriali e di rifiuti.

Nel 2011, nel pieno dell’emergenza roghi nella Terra dei Fuochi, l’Isde propose un protocollo di biomonitoraggio umano (ispirato anche dal modello scientifico EcoFoodFertility). Il piano prevedeva di analizzare campioni biologici (come sangue, tessuti o liquido seminale) di una coorte di operatori esposti in prima linea. Nonostante l’allarme e i riscontri iniziali con i Ministeri dell’Interno e della Salute, l’iniziativa si scontrò con un vuoto normativo: in Italia non è mai stato introdotto un obbligo di legge che imponga il biomonitoraggio individuale periodico per verificare l’accumulo di diossine nel sangue dei Vigili del Fuoco.

Il devastante incendio divampato a fine agosto/inizio settembre 2026 presso l’impianto di stoccaggio rifiuti Eco Energy di Airola, nella Valle Caudina (Benevento), e ancora in questi giorni tra le ecoballe di Taverna del Re a Giugliano, ha riacceso con forza i riflettori su questo tema. L’incendio di tonnellate di materiali plastici e speciali ha generato nubi tossiche persistenti e i rilievi dell’Arpac hanno registrato picchi di diossine nell’aria ben superiori ai riferimenti scientifici.

I Vigili del Fuoco operano per giorni a stretto contatto con questi focolai tossici. In Campania ormai lo fanno quasi ogni giorno, da non meno di venti anni! Rilanciamo quindi il Progetto E.R.O.I., denunciando come, a distanza di quindici anni dalle prime proposte, lo Stato non fornisca ancora tutele e screening tossicologici preventivi strutturati per chi spegne questi “roghi industriali” eccezionalmente tossici!

E’ giusto chiamare i Vigili del Fuoco EROI e ringraziarli ogni giorno: perché allora chi ha il potere e il dovere di farlo non li tutela come meritano, fornendo così anche informazioni specifiche e dirette di quanta diossina di questi roghi tossici finisce nei nostri corpi?

Presenteremo ufficialmente il Progetto EROI in data 30 settembre 2026 (ore 16-19) presso la Sala Valeriani della Chiesa del Gesù Nuovo di Napoli.

Gli Eroi si rispettano e si onorano in vita. Non servono parole inutili, ma una condotta a tutela della loro salute che rifletta i valori per cui quelle persone lottano e si sacrificano ogni giorno.

L'articolo Vent’anni di roghi tossici e nessun biomonitoraggio per i pompieri: noi medici Isde rilanciamo il Progetto EROI proviene da Il Fatto Quotidiano.

read-entire-article