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In Veneto per gli alunni con disabilità arriva l’assistente di plesso. L’idea è dell’assessora regionale al Sociale, Paola Roma, che sta lavorando – a detta sua – per migliorare e ottimizzare la gestione dei servizi scolastici attraverso l’approvazione di un nuovo modello di inclusione. La figura pensata non sarà un docente di sostegno e nemmeno un assistente all’autonomia e alla comunicazione, ma una presenza stabile che permetterà di coprire l’intero tempo scuola per più studenti, gestire situazioni di alta complessità assistenziale (come emergenze o mobilitazioni complesse) e supportare alunni con gravi disturbi comportamentali o rischi sanitari elevati, soprattutto nei plessi geograficamente più isolati. In pratica gli educatori – oggi pagati dalle amministrazioni comunali – cambieranno casacca diventando “operatori” di plesso. Nessun personale aggiunto, nessun nuovo contratto ma solo un cambio di prospettiva.
Lo spiega a ilfattoquotidiano.it l’assessora Roma: “Che cos’è l’integrazione scolastica? A cosa deve servire? Se la risposta è far stare l’alunno con disabilità in una comunità scolastica allora dobbiamo pensare a un modello che superi il rapporto uno a uno tra operatore e studente, finalizzato il più delle volte alla copertura del tempo scolastico, insieme all’insegnante di sostegno. Il tema deve essere l’integrazione, non la copertura del tempo scuola”. Tradotto: se in un plesso scolastico ci sono più alunni con disabilità, ciascuno dei quali assegnatario di un monte ore di assistenza, di norma una decina a settimana, questo tempo sarà messo in comune all’interno della scuola, per far fronte alle esigenze dei minori e per avere l’operatore a disposizione nel maggior numero di ore possibili.
A poche settimane dalla prima campanella ancora non si sa se la novità avrà corso nel prossimo anno scolastico ma l’assessorato garantisce che “verrà messa in campo nel più breve tempo possibile”. Una novità che ha sollevato non poche critiche: si teme, infatti che una figura di plesso non dedicata possa creare confusione con i compiti specifici dei docenti di sostegno e degli educatori già presenti. Il rischio è quello di una frammentazione: l’assistenza generalizzata rischia di non rispondere in modo mirato alle reali gravi autonomie ed esigenze educative individuali. Il pericolo è che finisca per tamponare la carenza strutturale di organico anziché risolverla alla radice. “La vera innovazione del modello – spiega l’assessora Roma – è quella di superare gradualmente il tradizionale e rigido rapporto individuale: l’operatore lavorerà in modo flessibile all’interno dello stesso edificio scolastico”.
Intanto la Regione ha dato avvio ad un monitoraggio che verrà predisposto all’interno delle scuole statali e paritarie entro il 31 ottobre 2026 dalla direzione regionale servizi sociali, terzo settore e sport, e trasmesso alle Aziende Ulss. Saranno rilevati il numero di studenti presi in carico, il divario tra ore richieste e assegnate, le risorse economiche impiegate, le tipologie professionali coinvolte e la classificazione dei bisogni assistenziali degli studenti. La ricognizione – secondo la Regione – permetterà di verificare l’efficacia dei modelli esistenti in aderenza ai Piani educativi individualizzati. A tale scopo verrà costituito un apposito gruppo di lavoro tecnico scientifico composto da esperti delle Ulss, dei Comuni, dell’Ufficio scolastico regionale, delle Università e delle associazioni delle famiglie, con il compito di elaborare entro il 31 maggio 2027 la proposta di modello operativo regionale definitivo.
L'articolo Veneto, cambia l’assistenza agli alunni con disabilità: un operatore per più studenti nella stessa scuola. Ma senza alcun aumento di personale proviene da Il Fatto Quotidiano.




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