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Un tempo Vallecas, quartiere a sud-est di Madrid raggiungibile dalla Gran Vía con qualche fermata di metro, era un comune a sé stante dalla capitale spagnola. Storicamente a grande maggioranza operaia, Vallecas è oggi parte del municipio madrileno, senza aver mai perso la propria identità che ha come collante l’amore per la squadra di calcio del Rayo Vallecano. “Siamo i tifosi più anarchici / i più ubriachi, i più antifascisti. Il nostro piccolo Rayo rivoluzionario / tutti i fascisti / fuori dal mio quartiere”, cantano gli Ska-P, band che viene da queste parti, è diventata famosa prima qui, poi in tutta la Spagna e infine nel mondo, e ovviamente tifa per questa squadra.
Sotto le tribune del “Campo de Vallecas” (ma nei murales della zona si trova scritto Vallekas con la k), costruito negli anni settanta nello stesso luogo dove sorgeva quello precedente, c’è dal 1999 il Club Boxeo El Rayo. In questo barrio c’è una forte tradizione pugilistica. A Pedro Gil Herranz, uno degli allenatori che oggi gestisce la palestra, chiediamo se la filosofia del club sia la stessa della squadra di calcio e dei suoi tifosi. “Quale filosofia?”, chiede il maestro. Quella impressa chiaramente sulle mura dello stadio: il Rayo è antifascista e contro ogni forma di razzismo. “Qui non si fa politica — spiega Gil — ma questa rimane una palestra popolare in un quartiere dove, tra gli altri, convivono bene sudamericani, africani, asiatici… gente che frequenta anche il nostro club. Quindi sì, lo spirito è lo stesso, non c’è nessuna forma di discriminazione. Ma sul ring non c’è rivalità politica con le palestre che la pensano diversamente. La boxe riguarda sempre la singola persona“.
Pedro Gil Herranz ha un passato da pugile dilettante, allievo di Manuel del Río, il grande vecchio della boxe spagnola. Del Río oggi ha 95 anni e non frequenta più la palestra, ma viene regolarmente invitato quando si organizzano le riunioni. Questa, infatti, è anche la sede della Federazione di boxe di Madrid e ogni anno vi si organizza il torneo cittadino, che è una qualificazione per i nazionali assoluti. Del Río ha allenato i grandi della boxe spagnola, come il campione del mondo dei leggeri Pedro Carrasco. Oggi, all’interno della palestra, dove ci sono tre ring (non si fa solo la noble art, ma anche MMA, kickboxing e Muay Thai), c’è un murale che raffigura Del Río in posizione di guardia, con maglietta rossa e capelli già bianchi.
“Del Río è una leggenda — continua Pedro Gil — un allenatore della vecchia scuola, molto intenso, molto attento alla parte fisica, faceva lavorare i suoi ragazzi come si faceva un tempo: sacco, vuoto e tanto sparring”. Oggi non ci sono pugili professionisti nel Club Boxeo El Rayo, anche se talvolta ne passano alcuni di altre palestre per fare i guanti. Da questa palestra è uscito il campione del mondo dei massimi leggeri Gabriel Campillo, e sono venuti qui a fare una sguantata d’allenamento anche Francisco Javier Castillejo e Kiko Martínez. La porta del Club Boxeo El Rayo è in pratica sempre aperta: la palestra rimane chiusa solo la domenica e il sabato pomeriggio.
L'articolo Vallecas combatte anche sul ring: viaggio nella palestra di boxe sotto lo stadio del Rayo, tra leggende e identità popolare proviene da Il Fatto Quotidiano.




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