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Quando aveva 18 anni, l’americana Christa Pike uccise insieme al fidanzato Colleen Slemmer, una loro compagna di corso. Per quell’omicidio fu condannata a morte e ora, dopo 31 anni, rischia di essere ricordata per un triste primato: salvo sorprese, domani sarà la prima donna a essere giustiziata in Tennessee dopo 200 anni. Il governatore Bill Le infatti ha respinto la sua richiesta di clemenza, nonostante le proteste delle associazioni per i diritti umani e di Amnesty International.
Christa Pike fu condannata alla pena di morte per aver ucciso nel 1995 Coleen Slemmer, una sua compagna presso un certo di formazione professionale per giovani di famiglie vulnerabili: aiutata dal ragazzo dell’epoca, Tadaryl Shipp, che ai tempi era 17enne e dunque fu condannato all’ergastolo. I due uccisero la ragazza frantumandole la testa con un pezzo di asfalto, poi le incisero sul corpo una simbolo satanico (una stella a sei punte), e infine la Pike si portò a casa un frammento di teschio per ricordo. I fatti ai tempi suscitarono grande clamore in tutti gli Stati Uniti: la scuola di formazione chiuse immediatamente e la 18enne finì l’anno dopo nel braccio della morte.
“Troppo giovane per la pena di morte” ha scritto il New York Times. “Se Christa avesse avuto un anno di meno, si preparerebbe all’udienza per ottenerla anche lei anziché andare incontro al boia” si legge ancora nell’editoriale del Times. La Corte Suprema nel 2005 ha riconosciuto che i 18 anni non sono uno spartiacque netto per mettere a morte una persona: “Le differenze tra adolescenti e adulti non scompaiono magicamente il giorno in cui si compiono 18 anni”.
Christa Pike ha una lunga storia di violenze e traumi subiti, che la giuria del tempo non ha mai avuto modo di analizzare: come riporta la BBC, nel 1995, la psicologa forense dottoressa Diana McCoy fu ingaggiata dal team legale della Pike e rilevò che quest’ultima era stata gravemente trascurata da entrambi i genitori. In particolare, la perizia evidenziò che la ragazza aveva subito abusi fisici e sessuali da diversi mariti e fidanzati della madre, ed era stata violentata più volte: una prima volta all’età di 11 anni e di nuovo a 17. Più tardi, si scoprì che era stata violentata ripetutamente quando era ancora in tenera età dal fidanzato della nonna. La psicologa affermò che la madre della Pike non le credette quando le raccontò di queste violenze. Ma l’avvocato difensore della ragazza non fece testimoniare la dottoressa McCoy. Questi dettagli sono emersi oltre un decennio più tardi durante un’udienza giudiziaria di revisione del caso, quando una nuova squadra di legali eccepì l’assistenza inefficace da parte del precedente difensore.
Sempre BBC riporta le parole dei suoi avvocati: “La ragazza di 18 anni che soffriva di gravi malattie mentali e di un trauma quasi debilitante non esiste più: Christa è una donna di 50 anni pentita che comprende le proprie azioni, riceve cure adeguate per la sua malattia mentale, e fornisce supporto e guida alle altre donne carcerate”. L’ultima chance di fermare la sua esecuzione è un ricorso presentato dai suoi avvocati alla Corte Suprema degli Stati Uniti sperando in una sospensione dell’ultimo minuto. Nel caso ciò non fosse possibile, i legali hanno chiesto che la squadra dell’iniezione letale sia composta esclusivamente da donne: la ragazza teme che, venendo immobilizzata su una barella e toccata da guardie uomini, possano riemergere traumi subiti da bambina.
L'articolo Usa, negata la grazia a Christa Pike: fu condannata a morte per un delitto commesso a 18 anni dopo una vita di abusi proviene da Il Fatto Quotidiano.





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