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L’assemblea straordinaria di UniCredit segna un passaggio chiave nella strategia di espansione europea del gruppo: con il 99,55% dei voti favorevoli, i soci hanno approvato la delega al consiglio di amministrazione per un aumento di capitale fino a 6,7 miliardi di euro, funzionale all’offerta pubblica di scambio su Commerzbank.
Il via libera consente l’avvio dell’operazione dal 5 maggio, in parallelo alla pubblicazione dei risultati trimestrali, saldando così tempistica finanziaria e mossa strategica. Ma mentre il consenso interno è pressoché unanime, il fronte tedesco resta compatto nel respingere il progetto.
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Struttura dell’operazione e impatti sul capitale
L’operazione su Commerzbank si fonda su un aumento di capitale riservato al conferimento delle azioni della banca tedesca aderenti all’offerta. Il perimetro prevede l’emissione di un massimo di 470 milioni di nuove azioni UniCredit, con una diluizione potenziale legata al livello di adesione. Nello scenario base, l’utilizzo integrale delle azioni a servizio dell’ops comporterebbe circa 409 milioni di nuovi titoli.
Il consiglio di amministrazione mantiene ampia flessibilità nel definire termini e condizioni, inclusi prezzo di emissione ed eventuale sovrapprezzo, oltre alla possibilità di rivedere l’offerta in funzione dell’evoluzione del negoziato e della risposta del mercato.
Scontro con il fronte tedesco
Se sul fronte interno il consenso è solido, la partita si complica sul piano politico e industriale. Il presidente di UniCredit Pier Carlo Padoan ha ribadito la convinzione che Commerzbank debba esprimere un potenziale maggiore, sottolineando che il dialogo avviato negli ultimi 18 mesi non ha prodotto risultati concreti.
Di segno opposto la posizione del management tedesco. Il vicepresidente Michael Kotzbauer ha criticato duramente il piano, sostenendo che “smantella la banca così come funziona oggi” senza offrire premi agli azionisti.
UniCredit, che già detiene circa il 26,7% dei diritti di voto della banca tedesca, mantiene una linea pragmatica: senza il raggiungimento del controllo, anche solo di fatto, l’operazione potrebbe essere sospesa a favore di priorità interne.
Il peso dei grandi fondi
A determinare l’esito dell’assemblea sono stati soprattutto i grandi investitori istituzionali, che oggi rappresentano l’asse portante dell’azionariato di UniCredit. In cima figurano colossi globali del risparmio gestito quali BlackRock (7,62%) e Capital Research (5,33%), seguiti dalla banca centrale norvegese Norges Bank (2,76%).
Accanto a questi, una presenza diffusa di fondi indicizzati e previdenziali, tra cui Vanguard e diversi comparti di J.P. Morgan, rafforza il peso della finanza internazionale nella governance della banca. Una struttura proprietaria che, nei fatti, ha garantito un sostegno compatto alla strategia delineata dal management guidato da Andrea Orcel.
L’articolo UniCredit accelera su Commerzbank: via libera dei soci all’ops è tratto da Forbes Italia.






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