Un disertore, una diciassettenne e un ex commissario. Il mosaico russo della guerra ibrida

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Dietro la linea di fuoco tra eserciti contrapposti, il conflitto in Ucraina ha anche un fronte “interno” che non riguarda la coesione della popolazione, ma la presenza di individui che possono essere reclutati dalla fazione avversaria come agenti della “quinta colonna”, per usare un termine coniato da Francisco Franco durante la guerra Civile spagnola del secolo scorso. Una realtà che ci è stata ricordata dalle notizie delle ultime ore, durante le quali sono emersi tre casi molto diversi per natura e gravità, ma che evidenziano la stessa minaccia.

Il primo caso riguarda un presunto disertore della regione di Zhytomyr, arrestato dal controspionaggio militare dell’Sbu con il supporto del comando in capo delle Forze armate ucraine. Secondo quanto diffuso dai servizi ucraini e riportato da Ukrinform, l’uomo avrebbe guidato i missili russi contro le posizioni della sua stessa unità di droni, consentendo però agli investigatori di intervenire in tempo, permettendo a oltre cento velivoli ucraini di essere evacuati dalla potenziale area dell’attacco, e di sequestrare un drone nemico. La ricostruzione dell’Sbu descrive un percorso costruito a tavolino: reclutato dall’Fsb ancor prima di vestire la divisa, l’uomo avrebbe svolto inizialmente compiti di prova, monitorando impianti energetici e petroliferi nel nord del Paese, per poi ricevere l’ordine di arruolarsi. Durante i corsi per operatori di droni avrebbe raccolto dati personali di comandanti e istruttori; dopo aver abbandonato il reparto senza autorizzazione, si sarebbe spostato nella regione di Kyiv per mappare i centri logistici dell’esercito destinati a raid missilistici e aerei. È stato fermato nei pressi di uno dei magazzini strategici della capitale. In cambio, Mosca gli avrebbe promesso l’“evacuazione” in Russia e la cittadinanza. Ora è detenuto senza cauzione e rischia l’ergastolo con confisca dei beni.

Ancora più inquietante il secondo episodio, annunciato dalla Polizia nazionale ucraina. Una ragazza di 17 anni è stata arrestata con l’accusa di aver collaborato con i servizi russi all’avvelenamento di militari ucraini. Il meccanismo, spiegano gli investigatori, prevedeva che i soldati venissero agganciati su Telegram con l’offerta di droga gratuita, che sarebbe stata inviata poi per posta. Ma nelle capsule inviate erano presenti dosi letali di metadone, che hanno portato alla morte di due soldati nella regione di Zhytomyr . La giovane, che avrebbe agito su istruzione di un referente dell’Fsb, si occupava di confezionare le sostanze e spedirle utilizzando false generalità. Il compenso promesso ammontava a 5mila grivnie, pari circa 100 euro. Le indagini sui decessi avrebbero permesso di risalire ad altri quattro destinatari delle spedizioni, nelle regioni di Kirovohrad, Zaporizhzhia, Chernivtsi e Ivano-Frankivsk, sventandone l’avvelenamento.

Il terzo caso sposta l’attenzione da Kyiv a Bruxelles. Il sito EUobserver riferisce di aver visionato una serie di messaggi WhatsApp risalenti al 2022 tra l’ex commissario europeo Didier Reynders e Hugues Brulin, all’epoca dirigente dei servizi segreti belgi, oggi acquisiti in un’indagine della polizia del Belgio. Dalle conversazioni emergerebbero tentativi di bloccare gli approfondimenti sui presunti legami di Reynders con la Russia, con Brulin che avrebbe comunicato che il “lavoro” era stato in larga parte portato a termine, ricevendo in risposta l’apprezzamento dell’ex commissario. Nei messaggi comparirebbero anche riferimenti a come contrastare un informatore che aveva segnalato i sospetti, mentre tre agenti impegnati su quelle piste avrebbero visto le proprie carriere compromesse. Reynders, già ministro degli Esteri e della Difesa belga e commissario europeo alla Giustizia dal 2019 al 2024, era stato incriminato nel 2025 in un procedimento per presunto riciclaggio relativo a operazioni per circa un milione di euro. Le nuove rivelazioni, ancora da verificare in sede giudiziaria, si inseriscono in quel quadro.

Tre storie completamente diverse e apparentemente distanti, ma che mostrano come l’azione di Mosca non si limiti a quella convenzionale, ma vada ben oltre il fronte. Rappresentando una minaccia concreta non solo per l’Ucraina, ma per tutta l’Europa.

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