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Appare un paradosso. E di fatto lo è. Detto in termini più semplici e comprensibili, nel panorama politico italiano – anche se viviamo, e ormai da molto tempo, in una stagione post ideologica e profondamente segnata dal populismo anti politico e demagogico – tutti, chi più e chi meno, si sono organizzati sotto il versante politico.
Parlo, cioè, di quello che rimane delle vecchie ed antiche culture politiche. Quelle che un tempo si chiamavano le tradizioni ideali a cui facevano riferimento i singoli partiti e movimenti politici.
Per andare nello specifico e per fermarsi alle dinamiche concrete ed attuali del nostro paese, oggi ci sono i populisti riconducibili alla deriva anti politica, qualunquista e demagogica; ci sono i sovranisti; ci sono i conservatori e la destra democratica e di governo; ci sono i liberali declinati in più versioni; poi c’è la galassia progressista; c’è la sinistra radicale; c’è la sinistra riformista e di governo; c’è la sinistra estremista e massimalista; e, infine, ci sono anche i verdi ambientalisti.
Insomma, verrebbe da dire che ci sono un po’ tutti. Ma va anche detto che se si dovesse stilare una lista onnicomprensiva dei partiti, dei movimenti e delle sigle disseminate in tutta Italia non basterebbe un saggio per elencarli tutti.
Ora, e per fermarsi agli attori politici principali e anche tenendo in debito conto della storia democratica del nostro paese, non possiamo non evidenziare che in tutta questa carrellata di partiti, movimenti, sigle e cartelli elettorali, manca un protagonista.
Ovvero un partito/movimento politico che laicamente declina nella cittadella politica italiana la cultura cattolico democratica, cattolico popolare e cattolico sociale e un progetto di centro, riformista, democratico e di governo.
Manca, cioè, quello che un tempo si chiamava un “partito di cattolici”. E non, come ovvio e scontato, “il partito dei cattolici”.
Anche perché in Italia, e da ormai molto tempo, c’è un marcato e consolidato pluralismo politico ed elettorale dei cattolici e, al contempo, non c’è alcuna deriva integralistica o peggio ancora confessionale nell’area cattolica italiana.
Detto questo, però, non possiamo più fingere che con il ritorno, seppur timido, delle vecchie ed antiche categorie
politiche, la storia, il pensiero, la cultura e la stessa prassi del cattolicesimo politico italiano continuano ad essere fermi al palo.
Un’osservazione in sé quasi inspiegabile se si pensa che proprio questa cultura è ancora profondamente radicata nel tessuto sociale del nostro paese e che, di conseguenza, stupisce che non decolli un’iniziativa politica che sia in grado di organizzare una presenza significativa e degna di nota.
Dico questo non solo per ragioni storiche e facilmente comprensibili visto che siamo in Italia, ma per il semplice motivo che non possiamo archiviare frettolosamente 50 anni di politica italiana – l’intera prima repubblica – che ha visto un partito, la Dc appunto, protagonista assoluto e che, anche dopo la fine della Dc e l’avvio della cosiddetta seconda repubblica, la presenza politica cattolica, popolare e di ispirazione cristiana ha continuato, comunque sia, a caratterizzare larghi settori della politica stessa.
Ecco perché, e in vista delle prossime elezioni politiche, e senza alcuna inclinazione integralistica o neo confessionale, non si può non porre il tema di una rinnovata presenza politica popolare e di ispirazione cristiana nel nostro paese. Perché se questa iniziativa non dovesse decollare per svariate motivazioni, si correrebbe il serio rischio – con maggiori responsabilità per chi si riconosce in questa cultura – di diventare complici di questa sostanziale cancellazione politica e culturale di un filone di pensiero che ha contribuito a costruire, consolidare ed arricchire la democrazia italiana negli ultimi decenni.
Una responsabilità, quindi, che non potrebbe più passare sotto silenzio.

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