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Il “tradimento” di Trump nei confronti di Zelensky e del popolo ucraino è uno degli eventi che susciterà numerosi commenti malevoli nella storia. Esso consiste nel rigetto da parte del Presidente americano del regime sanzionatorio specie sull’energia, elemento essenziale per il finanziamento dello sforzo bellico russo.
Il tradimento è mascherato da una delle solite bugie con le gambe corte (e il naso pure) di cui si diletta Donald Trump. Egli ha sostenuto di aver raggiunto un accordo sia con Mosca che con Kyiv per una sospensione degli attacchi aerei alle strutture energetiche, come premessa per ulteriori progressi nel processo di pace sponsorizzato dai suoi due inviati speciali, Jared Kushner e Steve Witkoff. Entrambe le capitali hanno smentito l’esistenza di accordi al riguardo. Putin ha continuato tranquillamente a bombardare l’Ucraina. Zelensky, che dipende per l’intelligence e per le comunicazioni dal sostegno degli Usa – in particolare SpaceX e Starlink – ha sospeso per tre giorni gli attacchi alle raffinerie e i terminali energetici russi, per poi riprenderli con le stesse modalità di prima.
Come ha fatto presente al recente Consiglio Europeo, le comunicazioni di allarme dell’arrivo di droni o attacchi missilistici russi sono state volutamente limitate da parte di Elon Musk su disposizioni della Casa Bianca. Ne hanno sofferto sia la tempestività degli allarmi dell’attacco imminente alla popolazione ucraina, sia la precisione dei droni a più lungo raggio ucraini destinati a colpire le infrastrutture di rilevanza militare o energetica russe. I primi hanno comportato un aumento delle vittime civili ucraine.
La loro notizia sta provocando notevoli reazioni e proteste negli stessi Stati Uniti. Il tentativo di Trump di fare pressioni su Zelensky, perché continuasse a cessare gli attacchi sulle reti energetiche russe, è miseramente fallito, suscitando pesanti critiche nei confronti degli Stati Uniti e dei livelli etici della loro politica estera e strategia militare.
Va aggiunto che lo stesso obiettivo di Trump di ottenere una quantità sufficiente di gasolio per abbattere i costi energetici del mercato americano appare poco credibile. Il loro aumento non è tanto dovuto al conflitto tra Russia e Ucraina, quanto all’andamento delle aperture/chiusure degli Stretti di Hormuz e di Bab-al-Mandab le cui difficoltà vanno attribuite completamente alle decisioni di Trump di attaccare l’Iran e alla sua incapacità di provvedere per tempo a regolare il traffico petrolifero nei due Stretti strategici, non solo per l’Europa e per l’Asia, ma anche per il mercato americano.
In ogni caso, poi, il gasolio che la Russia – già carente al riguardo – potrebbe esportare per tempo – prima delle midterm – negli Stati Uniti non sarebbe tale da poter abbattere i prezzi e influire positivamente sui risultati di Trump. Al contrario, la sua propaganda sull’accordo con la Russia per il gasolio potrebbe rivelarsi un boomerang, poiché gli americani si accorgerebbero che nonostante le parole presidenziali i prezzi alla pompa non sono diminuiti.
Il rifiuto di Putin di accettare la “pace del gasolio” di Trump è più che evidente dalla sua necessità strategica di non consentire sosta all’Ucraina per organizzarsi per l’inverno. Il Cremlino, anche nelle condizioni disastrose in cui si trovano le sue truppe nel Donbass e nella eroica resilienza della popolazione e della economia ucraina, non ha alternativa a perseguire una completa vittoria che consiste almeno nella conquista delle zone del Donbass che non è riuscito a occupare con la forza delle armi. Il suo regime interno subirebbe un grave colpo da cui forse non potrebbe riprendersi.
Anche per gli ucraini non vi è alternativa alla prosecuzione della guerra, nonostante le distruzioni e le perdite che essa comporta. Sicuramente entrambe aumenteranno per l’esaurimento della contraerea ucraina degli stock di Patriot PAC-3 e per l’indisponibilità di riceverne dagli Stati che ne dispongono ancora di un rilevante numero (Grecia, Spagna, Giappone, Corea del Sud, ecc,. mentre non potrà fare affidamento sul sostegno degli Usa che hanno esaurito parte delle loro scorte nel Golfo, ma soprattutto non sono disponibili a fornire tali mezzi all’Ucraina dato il carattere umorale di Trump). L’alternativa è quella di colpire i missili sulle loro basi, ma essa richiede la sicura disponibilità di SpaceX e di Starlink per la guida di droni a lungo raggio e di elevata velocità, oppure la fornitura da parte della Germania di missili Taurus che hanno la gittata tale da poter colpire gran parte delle basi dei missili russi a medio raggio, ma che il Cancelliere Merz non vuole cedere per non coinvolgere troppo la Germania nel conflitto.
In conclusione, la speranza di Trump di far crollare di un paio di punti il prezzo di gasolio che oggi è di 6.2$ al gallone, e che è all’origine del suo “tradimento” e della perdita forse irreversibile del prestigio degli Usa, è destinata a non avverarsi.
Il conflitto durerà con le attuali caratteristiche di stallo, malgrado l’estensione dalle operazioni terrestri a quelle aeree e missilistiche. Non è pensabile che la Russia si ritiri per l’aumento insopportabile delle perdite come avvenne in Afghanistan. Lo stesso vale per l’Ucraina che non cederà ampi tratti del suo territorio.

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