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Si aggiunge un altro tassello al mosaico degli attacchi del presidente Usa Donald Trump a Papa Leone, iniziati a poche ore dalla veglia promossa dal pontefice per la pace – contro il “delirio di onnipotenza” dei governanti a cui spetta la “responsabilità” della fine delle guerre. Dopo averlo giudicato “debole contro la criminalità e pessimo in politica estera” ricordando al pontefice il presunto numero di morti causati dal regime iraniano, mentre il vice JD Vance lo ha contestato addirittura in ambito teologico, ora l’amministrazione americana ha annullato un contratto da undici milioni di dollari con Catholic Charities per offrire alloggio e assistenza ai bambini migranti entrati negli Stati Uniti da soli, ponendo fine a un rapporto di oltre mezzo secolo tra la Chiesa cattolica e il governo statunitense, nato con l’arrivo dei primi esuli cubani nel sud della Florida. Questo strappo arriva in un contesto di crescenti tensioni tra l’amministrazione e i cattolici americani, a causa delle dure critiche del presidente Trump al primo papa americano del Vaticano. Il pontefice ha più volte criticato la guerra all’Iran e all’immigrazione illegale. L’Office of Refugee Resettlement, che fa parte del Dipartimento federale della Salute, ha pagato per anni Catholic Charities a Miami per ospitare bambini immigrati entrati negli Stati Uniti senza genitori o supervisione adulta. L’organizzazione non profit gestisce un sistema equivalente a un affido familiare finanziato a livello federale, separato dalle agenzie statali che hanno la custodia di minori abusati o trascurati. Il governo federale ha contattato l’organizzazione alla fine di marzo riguardo alla cancellazione dei finanziamenti. “Il governo degli Stati Uniti ha deciso improvvisamente di porre fine a oltre 60 anni di rapporto con Catholic Charities nell’arcidiocesi di Miami”, ha scritto l’arcivescovo Thomas Wenski.
Intanto, dal viaggio apostolico in Africa, Papa Leone lancia un nuovo monito, contro la strumentalizzazione della religione fatta dai potenti in nome della guerra. “Guai a coloro che manipolano la religione e il nome stesso di Dio per i propri interessi militari, economici e politici, trascinando ciò che è sacro nell’oscurità e nella sporcizia”. Parole durissime pronunciate nella Cattedrale di San Giuseppe nella città di Bamenda, nel nord-ovest del Camerun, la sua ultima tappa di un tour africano storico in quattro nazioni, che è l’epicentro di un’insurrezione separatista di lingua inglese che dura da quasi un decennio e che ha causato migliaia di vittime (secondo l’Onu, dal 2016 sono state uccise almeno seimila persone). “Il mondo è devastato da una manciata di tiranni, eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali“, ha detto ancora il pontefice mentre continua la sua guerra verbale con Trump – col quale ha precisato di non volere avviare un dibattito. A sua volta il capo della Casa Bianca ha sferrato ieri un nuovo attacco nei commenti ai giornalisti, affermando che il Papa può dire ciò che vuole sulle questioni internazionali, ma deve comprendere le realtà di un “mondo crudele”.
Intervenendo in seguito, il presidente Usa ha assunto un tono più conciliante rispetto ai giorni scorsi, ma ha comunque cercato di dare una lezione al Papa sulla guerra in Iran. “Il Papa deve capire che l’Iran ha ucciso più di 42.000 persone negli ultimi mesi”, ha detto. “Erano manifestanti completamente disarmati. Il Papa deve capirlo. Questo è il mondo reale, è un mondo crudele”, ha aggiunto negando poi di essere “in conflitto” con il Pontefice, affermando di non avere “nulla contro” di lui. All’uscita dalla cattedrale, Leone ha liberato delle colombe bianche, simbolo di pace in una regione di questo Paese dell’Africa centrale che egli ha definito “una terra insanguinata ma fertile, che e’ stata maltrattata”. All’aeroporto di Bamenda – ristrutturato per la sua visita dopo essere stato chiuso dal 2019 a causa dell’insurrezione – Leone ha condannato durante una messa lo sfruttamento in corso dell’Africa. Ha criticato “coloro che, in nome del profitto, continuano a mettere le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo“. Il Camerun è ricco di risorse naturali quali petrolio, legname, cacao, caffè e minerali, che da decenni attraggono sia le imprese straniere che le elite locali. All’arrivo nel Paese mercoledì, il Papa aveva esortato i leader camerunesi a fare un esame di “coscienza” e ad affrontare la corruzione e le violazioni dei diritti, in un discorso insolitamente incisivo tenuto al palazzo presidenziale alla presenza del presidente di lunga data Paul Biya. Dopo la visita a Bamenda, oggi Papa Leone celebrerà una messa in uno stadio della capitale economica Douala, prima di lasciare il Camerun sabato per l’Angola. Si recherà poi in Guinea Equatoriale.
L'articolo Trump cancella fondi alla Chiesa cattolica in Florida. Ieri il monito del Papa: “Mondo devastato da una manciata di tiranni” proviene da Il Fatto Quotidiano.





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