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Ventiquattro mesi, una soglia precisa e uno zero virgola che vale una strategia intera: 29,9%, non un decimale di più. È il numero attorno a cui ruota da due anni la partita di potere in casa Pirelli, e che oggi Marco Tronchetti Provera può dire di aver centrato quasi al millimetro.
Camfin Alternative Assets (CAA) ha perfezionato l’acquisto di un ulteriore 3,34% del capitale di Pirelli, rilevato da un primario istituto bancario. Con questa operazione, la catena di controllo riconducibile a Marco Tronchetti Provera — che comprende, oltre a CAA, anche Camfin e Longmarch Holding — sale a una partecipazione complessiva pari a circa il 29,9% del gruppo dei pneumatici.
Lo hanno reso noto le stesse società coinvolte, sottolineando come l’operazione rafforzi il ruolo di Camfin e Mtp quali azionisti stabili di Pirelli e ribadisca l’impegno del gruppo italiano nel sostenere i progetti industriali dell’azienda della Bicocca.
Una scalata partita da lontano
Per misurare la portata dell’operazione bisogna tornare al gennaio 2024, quando la quota di Camfin era ferma al 14%. Nel corso di quell’anno la partecipazione è salita progressivamente, complice anche l’uscita di Brembo dall’azionariato Pirelli nell’ottobre successivo: la cessione del 5,58% detenuto dal gruppo bergamasco dei freni ha permesso a CAA di acquistarne una fetta, portando il fronte italiano al 25,28%.
Fu proprio in quel momento, ottobre 2024, che i consigli di amministrazione di Mtp e Camfin autorizzarono acquisti fino a un massimo del 29,9% del capitale, da realizzare entro ventiquattro mesi: il tetto tecnico che oggi risulta raggiunto.
Da lì la salita è proseguita quasi senza sosta, sostenuta anche da operazioni finanziarie di peso: un rifinanziamento da 650 milioni di euro messo a punto con un pool di banche guidato da UniCredit e Intesa Sanpaolo, e più di recente un aumento di capitale di CAA da 158,75 milioni di euro, strutturato in due tranche tra Camfin e Longmarch — quest’ultima il veicolo che unisce la famiglia Tronchetti Provera al socio cinese di lunga data Niu.
Il risultato di questo lavoro ai fianchi è che oggi Marco Tronchetti Provera torna saldamente primo azionista del gruppo dei pneumatici, davanti a Sinochem, che negli ultimi tempi ha visto ridimensionarsi il proprio peso in azionariato.
Perché la soglia del 29,9% non è un dettaglio
Fermarsi a un soffio dal 30% non è un caso, ma una scelta di architettura difensiva. Superare quella quota obbligherebbe infatti a lanciare un’Opa sul capitale restante di Pirelli, un’operazione dai costi e dalle complessità enormi. Restando appena sotto, Camfin e Mtp consolidano il controllo di fatto della governance senza dover mettere sul piatto le risorse necessarie a un’offerta totalitaria, blindando così l’italianità di uno dei marchi industriali più identitari del paese.
Il consolidamento nel capitale si accompagna a un momento di forte spinta sul lato industriale, in particolare negli Stati Uniti, mercato che oggi vale circa un quarto dei ricavi consolidati del gruppo: da qui il piano da oltre un miliardo di dollari per potenziare lo stabilimento di Rome, in Georgia, dedicato tra l’altro allo sviluppo della tecnologia Cyber Tyre e che si inserirà nel prossimo piano industriale del gruppo.
L’articolo Tronchetti Provera sale al 29,9% di Pirelli, sotto la soglia Opa è tratto da Forbes Italia.






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