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Trattori per le vie delle città, presìdi e blocchi stradali. Gli agricoltori scendono in piazza nel Sud Italia contro il caro carburanti. La protesta ha coinvolto soprattutto la Calabria, oltre duemila i manifestanti, e la Sicilia, dove i trattori hanno rallentato o bloccato il traffico sulla Palermo-Agrigento e sulla Gela-Catania. Al centro della mobilitazione l’aumento del costo del gasolio agricolo e, più in generale, dei costi di produzione, che secondo gli organizzatori stanno mettendo sempre più in difficoltà le aziende del settore.
A Crotone, in località Passovecchio, si sono radunati circa 400 manifestanti e si sono registrati brevi momenti di tensione, poi rientrati. Gli organizzatori spiegano che la protesta riguarda non solo gli agricoltori, ma anche pescatori, autotrasportatori e famiglie, uniti contro l’aumento dei prezzi del carburante, le importazioni ritenute sleali e lo squilibrio tra prezzi alla produzione e al dettaglio. Un secondo presidio si è tenuto allo svincolo autostradale di Firmo-Sibari, nel Cosentino. I manifestanti hanno dato vita a un corteo nei pressi dell’accesso all’A2 Autostrada del Mediterraneo. Sul posto le forze dell’ordine, che hanno impedito il blocco dell’autostrada.
In Sicilia, una trentina di trattori hanno bloccato la statale Palermo-Agrigento allo svincolo di Bolognetta nel Palermitano. Il traffico è rimasto a lungo bloccato fino in città. Mentre una seconda manifestazione ha interessato la statale 117 bis che collega Gela a Catania. Il caro gasolio, denunciano gli agricoltori, sta stringendo in una “morsa insostenibile” il comparto, nel “pesante silenzio e disinteresse” delle istituzioni e della Regione siciliana di fronte alle continue richieste di aiuti e sostegni per il settore.
“La nostra non è la battaglia degli agricoltori per l’agricoltura. La nostra è una protesta sociale, a tutela delle persone. Perché con il carburante alle stelle, la conseguenza è un aumento del prodotto finale“, ha commentato Franco Calderone, presidente di Agrisat, anche lui sulla Palermo-Agrigento in occasione della protesta contro il caro gasolio. “L’abbassamento di 15 centesimi alla pompa non è la soluzione – prosegue -. Nei nostri mezzi si mettono 200 litri di gasolio al giorno, parliamo di 350 euro. Il punto, allora, è avere un prezzo con il quale l’agricoltore possa andare a lavorare e, soprattutto, non faccia aumentare a dismisura i prezzi dei beni che produce. È impossibile andare avanti così. Il costo del carburante agricolo non deve superare i 70 centesimi. Solo così il settore può avere la speranza di sopravvivere. Quattro mesi fa abbiamo presentato le nostre proposte all’assessorato all’Agricoltura. Ci hanno detto che ci avrebbero riconvocati dopo 15 giorni. Da allora silenzio assoluto“, conclude.
Sul fronte politico è arrivato il sostegno del Movimento 5 Stelle. Il senatore Pietro Lorefice, presente ai presìdi lungo la Catania-Gela, accusa il governo di affrontare il caro carburanti senza “una vera politica energetica e di comparto” e propone di intervenire in Manovra anche attraverso il recupero dei crediti d’imposta del piano Transizione 4.0. La senatrice Ketty Damante definisce invece “sacrosante” le proteste siciliane e critica il tetto ai prezzi annunciato da alcune compagnie, giudicato “una mossa di facciata”, chiedendo al presidente della Regione Renato Schifani di intervenire presso il governo.
L'articolo Trattori in strada e traffico bloccato: gli agricoltori protestano contro il caro carburanti. “Il prezzo dei prodotti aumenterà” proviene da Il Fatto Quotidiano.





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