Transizione green, le imprese non frenano. Il rapporto Erion-Ambrosetti: “Servono regole chiare e aiuti stabili”

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La sostenibilità non è più una questione ambientale. O almeno non soltanto. Per le imprese italiane è diventata una questione di competitività industriale, accesso ai mercati, approvvigionamento energetico e capacità di attrarre investimenti. Eppure, mentre l’Europa prova a ridefinire il proprio approccio alla transizione ecologica, le aziende continuano a denunciare un problema: la distanza tra gli obiettivi fissati dalla politica e gli strumenti concretamente messi a disposizione per raggiungerli. È quanto emerge dal Rapporto Strategico 2026 “Le priorità non negoziabili per le imprese e il futuro della transizione sostenibile”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con Erion e presentato mercoledì a Roma durante il Forum Erion 2026, ospitato nello splendido Palazzo della Cancelleria, tra gli affreschi del Vasari. All’evento ha partecipato anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, insieme a rappresentanti delle istituzioni europee, del mondo industriale e della ricerca.

Il documento, elaborato attraverso il coinvolgimento di 108 aziende dell’ecosistema Erion, il più importante sistema multi-consorziale no-profit in Italia dedicato alla gestione e al riciclo di specifici rifiuti, restituisce un’immagine diversa da quella spesso raccontata nel dibattito pubblico: le imprese non chiedono una marcia indietro sulla sostenibilità. Al contrario, chiedono che la transizione venga resa più efficace, prevedibile e coerente.

Le aziende continuano a investire

Il primo dato è emblematico. Nonostante l’incertezza normativa che caratterizza l’attuale quadro europeo, il 75,5% delle imprese ritiene opportuno mantenere o addirittura incrementare i propri impegni in materia di sostenibilità. Inoltre il 68,6% dichiara di aver rafforzato le proprie politiche ESG negli ultimi tre anni. Segnali che mostrano come la sostenibilità sia ormai entrata stabilmente nelle strategie aziendali. La ragione è semplice: la transizione può produrre vantaggi competitivi concreti. Secondo il rapporto, le aziende che adottano modelli di economia circolare risultano mediamente più solide dal punto di vista finanziario. Generano una quantità di cassa superiore rispetto alle imprese tradizionali, presentano livelli di indebitamento più contenuti e una maggiore capacità di coprire il debito attraverso il risultato operativo. Caratteristiche che le rendono più appetibili anche agli occhi degli investitori.

La richiesta: più sostegno e meno incertezza

Il punto critico, però, riguarda il contesto nel quale le imprese sono chiamate a operare. Quasi il 60% delle aziende coinvolte nello studio ritiene necessario rafforzare il sostegno pubblico attraverso incentivi continuativi, interventi sui costi dell’energia, semplificazione autorizzativa e supporto alle tecnologie pulite. Nessuna delle imprese intervistate considera una priorità la riduzione dell’intervento dello Stato. Al contrario, la richiesta è quella di politiche industriali più solide e prevedibili. L’energia resta il principale terreno di confronto competitivo. Oltre l’88% delle aziende individua nell’efficienza energetica e nel costo dell’energia la pressione più rilevante rispetto ai concorrenti globali. Seguono innovazione sostenibile e standard ambientali di prodotto, indicati rispettivamente dall’83% e dall’82% degli intervistati. Otto imprese su dieci, in sostanza, percepiscono la sostenibilità come un fattore che incide direttamente sulla capacità di competere sui mercati internazionali.

Il gap tra politica e imprese

Il rapporto mette però in evidenza anche un altro elemento: il disallineamento tra politica e sistema produttivo. Per misurarlo TEHA ha sviluppato in via sperimentale lo STAGE Index, che valuta il livello di allineamento tra governi e imprese sulle priorità della transizione sostenibile. Il risultato si ferma al 51%. Le divergenze non riguardano tanto gli obiettivi finali quanto gli strumenti per raggiungerli. Se autonomia energetica, innovazione, resilienza delle filiere ed economia circolare raccolgono ampi livelli di consenso, molto meno condivise risultano le misure concrete adottate per sostenere le aziende. È soprattutto la crescente complessità normativa a essere percepita come un ostacolo.

“Le imprese condividono gli obiettivi, ma chiedono più concretezza”

“Da questo Forum emerge una riflessione su come stanno cambiando le politiche della sostenibilità in Europa e su come questi cambiamenti vengono accolti dalle imprese”, spiega al Fatto Danilo Bonato, direttore Sviluppo Strategico e Relazioni Istituzionali di Erion Compliance Organization. “Le aziende condividono il nuovo corso europeo, ma non stanno ricevendo risposte all’altezza delle problematiche che affrontano ogni giorno”. Secondo Bonato, il mondo produttivo sta vivendo una fase di trasformazione caratterizzata da forte incertezza. “Le imprese stanno cambiando, ma si trovano davanti a norme che si sovrappongono, che vengono modificate o che non sono ancora complete. Manca uno schema di premialità chiaro e coerente. In queste condizioni diventa difficile programmare investimenti e assumere decisioni strategiche di lungo periodo”. Una situazione che il dirigente di Erion considera in parte fisiologica, perché legata a una fase di passaggio delle politiche europee, ma che richiede un’accelerazione. “Occorre essere più concreti e fornire alle imprese un quadro stabile di regole e certezze. Solo così sarà possibile trasformare gli obiettivi ambientali in opportunità industriali”. In questo percorso i sistemi collettivi come Erion possono svolgere un ruolo importante. “Possiamo contribuire a rendere questa transizione più favorevole, favorire l’innovazione, produrre nuova cultura e collaborare con le istituzioni per aiutare il Paese”.

Il doppio valore del riciclo

Tra i temi centrali del Forum c’è stato anche il ruolo dell’economia circolare. “Il riciclo oggi svolge una doppia funzione fondamentale – osserva Bonato – Da una parte consente di recuperare materie prime critiche di cui l’Europa ha sempre più bisogno; dall’altra contribuisce alla decarbonizzazione dei processi produttivi. È un doppio vantaggio che rafforza sia la competitività industriale sia gli obiettivi ambientali”.

I numeri di Erion

A supporto delle tesi presentate durante il Forum ci sono infatti anche i dati del Bilancio di sostenibilità 2025 di Erion. Il sistema ha gestito quasi 290 mila tonnellate di rifiuti, con una crescita dell’8% rispetto all’anno precedente. Secondo il consorzio, le attività di raccolta, recupero e riciclo hanno evitato l’emissione di circa 980 mila tonnellate di CO₂ equivalente e consentito un risparmio di oltre 349 milioni di kWh di energia. Nel 2025 il valore economico generato ha superato i 132 milioni di euro. Un modo per tradurre in numeri l’idea, più volte richiamata durante il Forum, che la sostenibilità possa rappresentare non soltanto un costo da sostenere ma anche una leva di competitività industriale

Quanto costa non fare nulla

Il tema assume una rilevanza ancora maggiore se si guarda poi ai costi dell’inazione. Secondo il rapporto, gli eventi climatici estremi hanno provocato in Europa perdite economiche per circa 822 miliardi di euro tra il 1980 e il 2024. In assenza di una transizione efficace, il costo degli impatti climatici potrebbe arrivare a pesare sull’Italia per oltre 9,5 punti di Pil entro il 2035. Al contrario, accelerare la trasformazione potrebbe produrre benefici economici superiori ai costi, con una crescita del Pil stimata oltre l’1% già nel prossimo decennio.

Le sei priorità per la competitività

Per questo la questione, secondo TEHA ed Erion, non è più scegliere se proseguire o meno sulla strada della sostenibilità. La sfida è capire come renderla compatibile con la competitività industriale europea. Le sei proposte avanzate dal rapporto vanno tutte in questa direzione: incentivare i comportamenti virtuosi, sostenere l’innovazione, concentrare gli investimenti su pochi ambiti strategici, valorizzare le competenze industriali, favorire le aggregazioni tra imprese e rafforzare il dialogo tra aziende, istituzioni e cittadini.

L'articolo Transizione green, le imprese non frenano. Il rapporto Erion-Ambrosetti: “Servono regole chiare e aiuti stabili” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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