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Altro che Festa del lavoro. Per diverse centinaia di ricercatori e tecnologi dell’Istituto nazionale di Astrofisica (INAF), il principale ente pubblico di ricerca per lo studio dell’universo, sarà l’ennesimo Primo maggio di precariato, ancora una volta. Dimenticati dalla maggioranza di centrodestra, dopo le promesse di finanziamento tradite nell’ultima legge di Bilancio. Ignorati dalla ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, così come della premier Giorgia Meloni, alla quale si sono rivolti con una lettera per vedere riconosciuti i loro diritti e le loro speranze di stabilizzazione. “Fratelli d’Italia si ricorda ancora di noi?”, è stato l’appello rivolto a Palazzo Chigi e alla maggioranza di governo, rimasto ancora senza alcuna risposta. Silenzi e impegni dimenticati.
Ci sono quei “cervelli in fuga” rientrati in Italia dopo anni di studi, lavoro e ricerche all’estero, chi in Antartide, altri in Cile o Giappone, molti in Europa, da Tenerife fino a Marsiglia. Tutti con la promessa di un tempo indeterminato, che per ora resta una chimera. C’è chi si occupa dello studio dei buchi neri, chi di formazione stellare entro e oltre i confini della Via Lattea, la nostra galassia. Chi collabora per grandi progetti osservativi con uno dei radiointerferometri più avanzati e richiesti al mondo, ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), situato sull’altopiano di Chajnantor, nel deserto cileno a un’altitudine di circa 5.000 metri, gestito dall’European Southern Observatory, in collaborazione con i suoi partner internazionali. “Siamo riconosciuti in tutto il mondo come eccellenze italiane, ma purtroppo il 40% dei ricercatori di INAF sono ancora precari”, spiegano dalla Rete degli stabilizzandi dell’istituto, che riunisce i precari storici delle sedici diverse sedi in tutta la penisola, da Torino e Milano, passando per Roma e Bologna, fino a Palermo e tante altre.
“Oggi in INAF si contano 660 figure precarie su circa 1.920 addetti complessivi. Circa 300 persone avrebbero già i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la normativa vigente, la legge Madia, a scadenza a fine anno. Ora senza un nuovo intervento straordinario molte professionalità altamente qualificate rischiano di lasciare l’ente o addirittura il Paese”, denunciano. Si tratta di personale altamente qualificato: tutti ricercatori con dottorati di ricerca e lunga esperienza. Ma con un unico comune destino, quello di non avere alcuna certezza sul futuro. “Non dovrebbe essere normale aver paura di non essere rinnovata, di non poter continuare a fare il lavoro per cui hai studiato e i progetti che stai portando avanti. Così non può esserci alcuna continuità”, spiega Federica Duras fuori dall’Istituto nazionale di Astrofisica e Planetologia spaziali (IAPS) a Roma Tor Vergata. Per Inaf lavora come divulgatrice scientifica, da sette anni è ancora precaria.
Non è certo l’unica. “Sono arrivata in Inaf dopo un dottorato all’Istituto nazionale di Fisica nucleare (Infn) in collaborazione con il CERN di Ginevra. Ho scelto per questioni personali di restare in Italia. Dopo due anni di assegno di ricerca, ora da tre anni lavoro come tecnologa a tempo determinato, sul progetto MIST-A, che è una collaborazione internazionale con gli Emirati Arabi Uniti, con obiettivo l’esplorazione di sei asteroidi della fascia principale, per poi atterrare sul settimo”, spiega. “Noi ricercatori siamo psicologicamente pronti a fare un periodo di precariato, ma quando cambiano le esigenze di vita serve stabilità. Ho una figlia di sei anni, amo il mio lavoro”, spiega, ma allo stesso tempo precisa come precariato significhi per lei “aver un mutuo e non avere la sicurezza della continuità di uno stipendio“.
Anche a Monte Porzio Catone, alle porte della Capitale, nell’area dei Castelli Romani, davanti alla sede dell’Osservatorio Astronomico di Roma, altri ricercatori precari in presidio rivendicano certezze sul proprio futuro: “Questa è una struttura storica, si fa ricerca sulle galassie, sulla fisica del Sole, c’è una parte di sviluppo non indifferente di tecnologia e nuovi software. Eppure la gran parte del lavoro è portata avanti da colleghi che si ritrovano a lavorare per questi progetti per periodi di carriera anche superiori ai 5 o 6 anni consecutivi, senza poi che si vedano riconosciuti con un chiaro piano di assunzioni a tempo indeterminato”, precisa Francesco Gabriele Saturni, portavoce dei precari dell’Oar.
Fondi e assunzioni sembravano all’orizzonte dopo le ultime promesse di finanziamento: “Il MUR lo scorso anno ci aveva promesso risorse per sei milioni e mezzo, per le assunzioni secondo legge Madia, salvo poi rimangiarsi tutto. C’era stato anche un emendamento – appoggiato da tutto l’arco parlamentare – che pure Fratelli d’Italia aveva sostenuto e ‘super segnalato’, prima dell’approvazione dell’ultima legge di bilancio. Ma è stato riscritto e stravolto: se prima i fondi erano soltanto per INAF e INGV, per sanare una platea di 140 più 70 persone, poi sono stati ripartiti tra diversi enti di ricerca. E penalizzando i precari con maggiore anzianità di servizio, dato che un 50% dei posti sono riservati a chi è sotto contratto con PNRR”. Il risultato? “Tutti gli enti si sono ritrovati a doversi dividere delle briciole, che creeranno una lotta tra poveri”, denuncia Claudio Casentini, portavoce dei precari all’IAPS. Per questo l’appello è stato rivolto verso Palazzo Chigi: “La nostra battaglia non è contro l’ente, ma verso chi ha tradito le promesse. Per questo abbiamo scritto alla Meloni affinché prenda in mano la situazione. Ma tutto tace”.
Tanti così si lasciano già tentare da aziende dove la ricerca non è a scopo civile: “Io resisto, ma c’è chi tra i miei colleghi è andato a lavorare per chi fa ricerca nel campo militare, dei droni, magari attratto da stipendi alti e assunzioni”, spiega un ricercatore precario triestino, trasferitosi a Roma per lavorare all’Osservatorio. “Qui noi lavoriamo e ci occupiamo di strumenti che non ammazzano e migliorano le nostre vite. Per contro invece vediamo investimenti ingenti e spese miliardarie per armi e armamenti”, denunciano dalla Rete dei precari. Sarà così un altro Primo maggio di speranze tradite, precariato e dubbi sul futuro: “Vorrei restare qui in Italia, ma non ho certezze. Così è dura andare avanti”.
L'articolo “Traditi da maggioranza e Bernini, Meloni in silenzio. FdI si ricorda delle promesse?”. La protesta dei ricercatori precari dell’Istituto nazionale di Astrofisica proviene da Il Fatto Quotidiano.




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