Tiziano Ferro: “All’ennesima birra sono cascato per terra con la faccia sulla moquette, in quel momento ho deciso di andare da una psicologa. Ero un concentrato di sintomi: il disturbo alimentare, le storie di bullismo, le addiction, il panico”

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Tiziano Ferro ha appena lanciato il nuovo singolo con Giorgia dal titolo “Superstar”, che farà parte di “Sono un grande (Deluxe)”, l’album in uscita il prossimo 22 maggio che conterrà oltre alle tracce originali pubblicate lo scorso autunno 7 nuove canzoni e 5 inedite collaborazioni. L’artista tornerà in Italia a maggio per dare il via al suo nuovo tour “Stadi 26” che lo vedrà esibirsi in 12 date negli stadi delle principali città italiane. Già venduti 400mila biglietti.

L’artista si è raccontato a cuore aperto e senza filtri allo saggista, psichiatra e psicoanalista Vittorio Lingiardi per “Venerdì” di La Repubblica. L’incontro con la psicanalisi è stato brusco. “Ero a Milano, mi capita di parlare con una persona, una persona piuttosto famosa, – ha raccontato – che scherzando, ma dicendo la verità, mi fa: ‘Sto andando da una psicologa, meno male, mi sta aiutando molto‘. Qualche giorno dopo, in albergo, all’ennesima birra casco per terra, la faccia sulla moquette, non riesco ad alzarmi e, sempre fissando la moquette, scrivo a questa persona: ‘Mi dai il numero della tua psicologa?’. Lui me lo manda e io ci vado, ci corro proprio non ce la facevo più facevo più. E sai cosa? Ho iniziato a sentirmi bene solo per il fatto di aver deciso di iniziare a volermi bene”.

E ancora: “Ero un concentrato di sintomi: il disturbo alimentare, le storie di bullismo, le addiction, il panico… E naturalmente la difficoltà ad accettarmi per come ero. Insomma un mondo interno piuttosto attorcigliato che ha richiesto parecchie puntate. Per esempio, i problemi alimentari e alcolici li ho risolti con una psicologa in America che aveva un approccio diverso da quella italiana, cognitivo-comportamentale. Un approccio molto pragmatico: prima affrontiamo i comportamenti, poi parliamo di tuo padre, di tua madre e di tua nonna”.

Il malessere ha radici profonde. “Ho iniziato a 28 anni. Tra i tanti motivi, uno importante era che non mi accettavo. E dopo due anni ho fatto coming out: la terapia mi ha spinto fuori da quel disagio (…) Mio fratello, che aveva diciott’anni, mi ha detto: ma perché è un problema? Lì ho capito che il mondo stava finalmente iniziando a girare in un altro modo. Ma fino a quel momento per me è stata una cosa orrenda”.

La mente torna al momento dei primi successi italiani ed internazionali: “Avevo il terrore di fare le interviste perché sapevo che prima o poi mi avrebbero fatto quella domanda, una domanda alla quale non riuscivo a dare risposta”. Poi l’aneddoto: “Da ragazzo mi sentivo una persona sbagliata, con i produttori che dicevano: ma non hai una fidanzata per un servizio fotografico?”.

Il futuro è la musica, i concerti, sentirsi “a casa” sul palco con la scaletta pensata per i fan e la celebrazione dei singoli storici. Infine un augurio per i figli: “Voglio essere il padre, non il loro migliore amico. I loro migliori amici li troveranno e con loro potranno parlar male di me! Dire di no è un gesto d’amore”.

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