“Tentata estorsione a Berlusconi”, chiesti 3 anni e 6 mesi per l’ex concorrente del GF Giovanna Rigato. La difesa: “IL fatto non sussiste”

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La Procura di Monza ha chiesto una condanna a tre anni e mezzo per Giovanna Rigato, ex concorrente del Grande Fratello, imputata per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Era stata denunciata dall’ex premier, caso unico nella storia delle cene eleganti. Secondo l’accusa, la donna avrebbe chiesto fino a un milione di euro all’ex presidente del Consiglio, ritenendo di aver subito danni psicologici e d’immagine in seguito al coinvolgimento nelle inchieste giudiziarie del caso Ruby.

La difesa contesta questa ricostruzione e chiede l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato. In subordine, l’avvocato Stefano Gerunda sollecita una diversa qualificazione giuridica della condotta, inquadrandola nell’esercizio arbitrario delle proprie ragioni, con conseguente dichiarazione di prescrizione del reato. Nel corso dell’udienza a Monza, il legale ha sostenuto che nelle intenzioni della sua assistita non vi sarebbe stata alcuna minaccia estorsiva. Rigato, secondo la versione difensiva, si sarebbe sentita danneggiata dall’esposizione mediatica legata alle vicende di Arcore e ingiustamente accostata alle cosiddette “olgettine”. Per questo avrebbe presentato diverse denunce per diffamazione, poi archiviate, maturando la convinzione di non aver ricevuto adeguata tutela. A questa situazione, ha ricostruito Gerunda, si sarebbero aggiunte le conseguenze sulla carriera televisiva della donna, il cui contratto con Mediaset non venne rinnovato. La difesa ha inoltre richiamato le difficoltà personali ed economiche affrontate da Rigato, rimasta sola con un figlio a carico, e la perdita di credibilità professionale che, secondo il legale, sarebbe derivata dalla vicenda. “Ci aspettavamo una richiesta di condanna più bassa, dato il contesto che abbiamo tratteggiato”, ha dichiarato Gerunda, sottolineando che la sua assistita avrebbe subito “un’ondata mediatica prima come testimone, poi come indagata”.

Il nodo centrale, per la difesa, riguarda l’assenza di una minaccia concreta riconducibile al reato contestato. “Non è emersa la prova di quale male ingiusto Rigato avrebbe prospettato, ma solo la prova di una ‘volontà’ di andare ai giornali e ai magistrati, ma non è stata una minaccia”, ha affermato l’avvocato. Secondo Gerunda, la donna si sarebbe sentita presa in giro da Berlusconi rispetto al sostegno che le sarebbe stato promesso e avrebbe agito nella convinzione di poter ottenere un ristoro economico per i danni subiti, non con l’intenzione di commettere un illecito. “Direi che è stato più un tentativo goffo di ottenere una cosa che riteneva di poter chiedere, dati i rapporti che c’erano con il presidente Berlusconi”, ha aggiunto il legale, sostenendo che Rigato non si sarebbe rivolta alla stampa per trarre un vantaggio dalla vicenda. La parola passa ora al tribunale. Il procedimento tornerà in aula il 18 novembre per le repliche, mentre la sentenza è attesa nella stessa data. Intanto lo scorso giugno è stato riaperto il processo Ruby Ter – dopo l’annullamento delle assoluzioni da parte della Cassazione – e sono stato ammessi 39 testimoni.

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