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Il mistero della presunta scomparsa delle tre suore ultraottantenni austriache si è risolto direttamente in Vaticano. Rita, Regina e Bernadette, le religiose diventate note alle cronache per aver occupato il loro ex convento pur di non vivere in una casa di riposo, hanno lasciato l’Austria all’insaputa dei vertici locali per recarsi a Roma. L’epilogo del caso è andato in scena nella mattinata di mercoledì 29 aprile, quando le tre anziane hanno partecipato all’udienza generale di Papa Leone XIV.
La fuga a Roma e l’udienza papale
L’allarme era scattato martedì 28 aprile, quando le religiose si erano rese irreperibili. Il loro superiore, il prevosto Markus Grasl, aveva espresso forte preoccupazione per l’allontanamento, avvenuto “senza alcuna comunicazione ai superiori responsabili del loro ordine”. A svelare la loro posizione è stato un video pubblicato sul profilo Instagram ufficiale che da mesi documenta la loro vertenza. Il team di supporto che assiste le suore ha confermato che il viaggio nella Capitale – inizialmente programmato grazie ai fondi di alcuni benefattori e poi ufficialmente annullato – è stato intrapreso “all’ultimo minuto”. Secondo quanto riportato dai portavoce, le tre donne (che secondo i sostenitori non erano mai state a Roma prima d’ora) avrebbero ricevuto un nulla osta dalle alte sfere: “Il Dicastero vaticano per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica è stato coinvolto nella decisione”, recita il comunicato. Ad avvalorare il legame con la Santa Sede c’è anche un dettaglio non secondario: Papa Leone XIV appartiene allo stesso ordine delle tre religiose, quello agostiniano.
L’occupazione del convento di Goldenstein
La trasferta romana rappresenta l’ennesimo strappo alle regole in una vicenda del tutto singolare. Nel settembre dello scorso anno, Rita, Regina e Bernadette erano fuggite dall’ospizio in cui erano state trasferite contro la loro volontà. Hanno quindi fatto ritorno all’abbazia di Goldenstein, il convento dal quale erano state precedentemente allontanate e dove avevano trascorso la quasi totalità della loro vita religiosa, occupandolo e rifiutandosi di andarsene.
La mediazione saltata e i timori dell’arcidiocesi
Per risolvere la complessa vertenza, il Vaticano aveva nominato un mediatore ufficiale: l’arcivescovo Jakob Auer di Salisburgo. Il prelato aveva il compito di trovare un compromesso in accordo con il prevosto Grasl, affinché le monache potessero risiedere nell’abbazia in modo stabile, evitando il ritorno forzato nella casa di riposo. L’accordo sembrava a un passo dalla stipula. Come contropartita per la mediazione, le suore avevano infatti accettato di cancellare l’atteso viaggio in Italia. Pochi giorni fa, tuttavia, monsignor Auer ha dichiarato ai media locali di aver ricevuto una semplice email che lo informava dell’avvenuta partenza.
In una dichiarazione ufficiale, l’arcivescovo ha spiegato di aver condotto “intense discussioni con le suore negli ultimi mesi per garantire loro un futuro sereno e sicuro all’Abbazia di Goldenstein”. Ha poi aggiunto: “Eravamo vicini a finalizzare un accordo riguardo alla permanenza delle suore a Goldenstein; tutto era stato concordato e chiarito”. Di fronte al prolungato silenzio delle religiose, il mediatore ha espresso il fondato timore che le tre donne possano essere “deliberatamente tenute lontane da lui”. L’arcidiocesi di Salisburgo ha confermato di seguire gli ultimi sviluppi con “grande preoccupazione”. Al momento resta da chiarire se questo viaggio non autorizzato dai superiori locali comporterà l’apertura di provvedimenti disciplinari all’interno dell’ordine religioso o ulteriori conseguenze applicabili secondo il diritto canonico.
L'articolo Suore in fuga dall’ospizio, le 3 monache ultra ottantenni avvistate a Roma all’udienza di Papa Leone XIV: è giallo su come siano arrivate fin lì proviene da Il Fatto Quotidiano.





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