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Movimento 5 Stelle, Partito democratico, Avs, Italia Viva e Più Europa hanno presentato una risoluzione unitaria sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), trovando un’intesa su 21 punti che potrebbero rappresentare la prima traccia di un programma comune in vista delle prossime elezioni. Un risultato puramente politico, visto che la risoluzione non è stata nemmeno messa ai voti, poiché preclusa dall’approvazione di quella della maggioranza. Ma che, per la prima volta da quando si è iniziato a parlare della coalizione di centrosinistra, chiarisce i temi sui quali può ritrovarsi l’alleanza. A partire da uno di quelli più discussi, quello delle spese militari: i cinque partiti hanno chiesto al governo di riconsiderare gli impegni assunti in sede Nato e di scongiurare ulteriori aumenti della spesa per gli armamenti. Un tema molto caro al leader M5s, Giuseppe Conte, che ha rivendicato il risultato raggiunto. Nonostante le distanze sul riarmo e sulla politica estera, la risoluzione è stata sottoscritta anche da Matteo Renzi. Ed è questo il punto interrogativo più grande: resta da capire, infatti, se già martedì, in occasione delle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo, questa unitarietà del campo largo sarà in grado di resistere di fronte alla discussione sul sostegno militare all’Ucraina.
Nella “traccia di programma”, come l’ha definita Nicola Fratoianni, ci sono poi misure per la crescita, la difesa del potere d’acquisto delle famiglie, un piano per il diritto alla casa, l’aumento degli stipendi e quello della spesa sanitaria, il congedo paritario. E ancora clima, scuola, correttivi fiscali contro il fiscal drag, diritto a restare dei giovani, stop all’autonomia differenziata. “È un programma di governo ed è sottoscritto da Pd, M5S, Avs, Iv e Più Europa”, insiste Fratoianni che in Transatlantico esulta per “un passo significativo e importante”.
Anche il M5S non nasconde la soddisfazione: “Il campo progressista si impegna a non spendere un euro in più in armi: ciò che era premessa ad agosto, oggi è diventato impegno”, viene subito fatto notare. “Siamo veramente orgogliosi – dichiara Conte – di aver compattato le opposizioni sul nostro no al riarmo“. Per il capogruppo Pd al Senato Francesco Boccia: “La la linea testardamente unitaria alla fine paga e consente a tutti di fare un passo avanti. Nella risoluzione comune c’è il contributo di ogni forza politica”. E la segretaria dem Elly Schlein: “La risoluzione unitaria sul Dpfp dimostra che l’alternativa alle destre poggia già su una base programmatica comune. Fatta da 21 punti di politica economica e sociale che le forze progressiste hanno condiviso a partire dal lavoro di opposizione parlamentare”, dice.
Il rischio è che queste dichiarazioni di soddisfazione vengano messe in discussione martedì, in occasione delle comunicazioni di Meloni in vista del Consiglio europeo. È improbabile che, riguardo al sostegno militare a Kiev, le opposizioni riusciranno a trovare una sintesi in così poco tempo. “Sull’Ucraina non c’è ancora un accordo e ci arriveremo, ci saranno risoluzioni diverse ma è su un argomento circoscritto”, prova a sminuire Fratoianni.
Mentre Conte è più possibilista: “Confido che anche sul passaggio che riguarda il conflitto in Ucraina si possano compattare tutte le opposizioni”. Ma per il Pd, soprattutto per la sua area riformista, sembra un’opzione poco percorribile. Come conferma Lorenzo Guerini che bolla come “inaccettabile” l’idea di “subordinare gli aiuti all’Ucraina a una road map che dovrebbe avere il via libera a Putin“. E ancora Boccia: “Unità non significa uniformità. Sulla politica estera e sul Consiglio europeo è giusto che ciascun partito esprima le proprie posizioni, anche alla luce delle diverse appartenenze alle famiglie politiche europee. Il rispetto delle differenze non è un ostacolo all’unità, ma la condizione per renderla più solida e credibile”, conclude.
L'articolo Sul Documento di bilancio testo unitario del Campo Largo, Schlein: “È la prima bozza del programma elettorale”. Anche Iv firma il no all’aumento delle spese militari proposto dal M5S proviene da Il Fatto Quotidiano.





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