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Ci risiamo. Anche l’ultimo tentativo di riformare la Costituzione e di attuare con norme ad hoc il regime giuridico di Roma Capitale a quanto pare è destinato a saltare.
Un testo di riforma costituzionale condiviso in Commissione da Regione, Comune e Governo, con l’assenso delle opposizioni, viene fermato dalla incredibile decisione di astensione del Pd in aula.
Il testo passa certo, ma giustamente la Presidente del Consiglio, in un post social, stigmatizza il comportamento con parole che paiono bloccare l’iter di una riforma utile alla città e al Paese. E attesa da quasi 25 anni.
Tutto era cominciato nel migliore dei modi, sulla scia dell’ultimo tentativo fermatosi appena giunto in aula per la fine anticipata della legislatura e del Governo Draghi, grazie ad un clima di “riforme condivise” che aveva visto un ruolo attivo della giunta Gualtieri in dialogo con la Regione Lazio e Palazzo Chigi.
Lo schema che si è ripetuto per questo nuovo testo appariva perfetto – come abbiamo scritto qui su formiche.net allora – ma poi è accaduto l’incredibile. In aula, il PD si astiene sul testo condiviso in Commissione e anche prima nelle sedi istituzionali e politiche.
La domanda è semplice: perché? La risposta anche lo è. Perché chi guida il Partito democratico, che esprime oggi un ottimo e apprezzato sindaco di Roma, ha solo un interesse elettorale per ogni passaggio politico e parlamentare: screditare il Governo Meloni e rosicchiare voti in vista delle elezioni politiche il centrosinistra crede di vincere.
Un atteggiamento già assaggiato sulla riforma del premierato: era stata una proposta del centrosinistra per anni, la propone il centrodestra che governa il Paese dal 2022 e allora il “campissimo larghissimo” si mette di traverso sperando di poter impallinare la maggioranza in sede referendaria.
Un progetto che per la riforma della giustizia ha seguito con successo questo schema da “speculatori delle riforme”, come sappiamo.
Una idea del centrosinistra, quella della separazione delle carriere, ma se la realizza il centrodestra, non va più bene.
Quindi via con centinaia di emendamenti dalle opposizioni per puro scopo ostruzionistico, nessuno approvato e la scusa bella e pronta da mettere in bocca a tutti che “la destra non ha fatto fare modifiche al Parlamento”.
E giù la ghigliottina giacobina del voto referendario conto i presunti assalti alla Costituzione. Ora tocca a Roma, con un aggravante che non è più solo un indizio ma una bella prova del comportamento del centrosinistra nazionale.
Il testo su cui il Pd si astiene è un testo molto “made in Pd” e soprattutto ben voluto dal centrosinistra che governa Roma dal 2021.
Ecco però che prevale l’istinto della guerra elettorale: predicare riforme condivise a parole e poi non farle pur di non far spendere alla Meloni un qualche successo.
Che interessa alla segreteria del Pd che Roma ha bisogno di norme e risorse specifiche? Niente. L’importante è colpire il Governo.
Prima gli indizi, ora la prova, ma anche l’aggravante della “doppiezza”.
Roma è guidata da un sindaco del Pd che ha ridato anima e vita ad una città che dopo la tripletta Alemanno-Marino-Raggi era semplicemente persa.
Ha impiegato tutti i soldi del Pnrr, ha realizzato opere con una assessore ai lavori pubblici di stampo tecnico e di grande competenza, ha rivoluzionato i trasporti pubblici con uno dei migliori esponenti del Pd romano della “scuola Di Carlo”, ha svolto eventi qualificanti con un brillante “giovane” assessore riformista, ha dato al verde pubblico un ruolo che mancava da anni con una donna di grande esperienza amministrativa e così via.
Senza dimenticare la brava assessore al bilancio che ha messo ordine con caparbia precisione.
Ma ai “politici” della segreteria del Pd quanto interessa tutto ciò che ha migliorato la vita dei romani e ha consentito a chi, guardando Roma, di ammirare la bella vetrina della nazione? Niente.
Molti di loro forse non hanno amministrato niente nella loro vita, neppure una associazione bocciofila. Sarà divertente vederli girare alle elezioni politiche a parlare dei rischi di Trump e della destra (anzi dei “nazionalismi” sigh!) negli stessi luoghi dove non ci potrà essere un asilo in più o dove non si potrà fare una “ricucitura” viaria.
Verranno a dirci che bisogna difendere la Costituzione? Si certo, vero, ma gli andrebbe spiegato che andrebbe difesa da quelli come loro che la usano come arma politica ogni volta come meglio conviene.
Roberto Gualtieri è una persona eccezionale e di grande esperienza, un collega serio, professore universitario umile e determinato, un grande lavoratore circondato da una squadra di persone serie e dedite.
Con lo stile che lo contraddistingue farà bene ancora per i mesi che mancano, sperando che il ricatto politico nazionale non lo costringa ad imbarcare il M5S in una maggioranza che oggi veleggia anche grazie all’assenza di estremismi che avrebbero impedito di realizzare alcune opere e in particolare il termovalorizzatore.
Lui, insomma, resta un ottimo sindaco che può vincere al primo turno. Se non accadrà sarà per il partito nazionale di cui fa parte, che ha detto a tutti – con il voto di oggi – che le riforme sono importanti certo, ma anche dipende.
Non era il Pd che ha votato negli ultimi trenta anni tutte le riforme per dare più autonomia a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni? Per dare più forza ai territori? “Contrordine compagni, il comitato centrale ha dettato la linea” si sente oggi urlare tra le fila dei presunti auto-proclamati difensori della Costituzione.
Pazienza per il compagno sindaco e pazienza per i romani. Ma i romani, si sa, non hanno proprio la pazienza tra le loro virtù più diffuse.

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