Stellantis, il contropiano industriale della Fiom: “Ecco la situazione in Italia e cosa serve”

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Un tasso di utilizzo degli impianti intorno al 23 per cento, pesanti svalutazioni delle linee produttive e circa 12mila posti di lavoro persi in cinque anni. Mentre le principali alleanze con i partner cinesi, al centro della strategia di Stellantis per tentare di rilanciare la casa costruttrice di auto, fanno rotta verso la Spagna e la Francia. La Fiom-Cgil presenta il suo contropiano industriale alla vigilia degli annunci ufficiali dell’ad Antonio Filosa, in programma giovedì a Auburn Hills, in Michigan. Le mosse del Ceo sono state in larga parte anticipate in questi giorni, compresa la decisione di lanciare il progetto E-car in Italia, nella fabbrica di Pomigliano d’Arco, in sostituzione delle due city già previste nel 2028.

Il punto di partenza, secondo il segretario nazionale Samuele Lodi, responsabile mobilità del sindacato, è che a oggi la situazione in Italia “è a dir poco emergenziale”. Dal 31 dicembre 2020 al 31 dicembre 2025, in Stellantis sono stati persi 12.265 posti di lavoro sulla base dell’analisi dei bilanci. A pesare sono soprattutto gli ultimi due anni, con 3.700 esuberi nel 2024 e 2.352 nel 2025, per un totale di 6.052, ai quali si aggiungono 1.048 richieste di uscite volontarie nella prima parte del 2026 che non hanno ancora riguardato Cassino, la fabbrica maggiormente in difficoltà. Una cacciata massiccia ma non sufficiente a raffreddare l’uso degli ammortizzatori sociali: “Attualmente, circa il 56% degli addetti ne è interessato”, ha spiegato Matteo Gaddi dell’Ufficio studi del sindacato.

A preoccupare per il futuro è principalmente la svalutazione di macchinari e apparecchiature: in sostanza, a fronte degli investimenti fatti, la resa è stata tale da dover correggere i dati al ribasso il loro valore a bilancio. Tra il 2021 e lo scorso anno, il totale ammonta a 1,3 miliardi di euro. La decisione, secondo la Fiom, indica una “previsione chiara e preoccupante di drastico calo delle produzioni”. Il tutto mentre il governo aveva fissato l’obiettivo di arrivare a 1 milione di veicoli – auto e furgoni – entro il 2030: “Ma nel corso degli anni non ci sono stati investimenti ed interventi sui macchinari, sugli impianti e sulle linee tali da poter riuscire a produrli”, rimarca il sindacato.

Per quanto riguarda gli impianti, da Mirafiori a Cassino, i metalmeccanici della Cgil chiedono a Filosa di portare nuovi modelli mass-market in grado di garantire volumi di produzione accettabili. “Siamo favorevoli all’arrivo di nuovi costruttori, anche cinesi, negli impianti italiani”, hanno ricordato Lodi e Ciro D’Alessio, segretario nazionale e coordinatore dell’automotive. Lo spazio c’è: secondo i calcoli del sindacato, a oggi gli impianti sono sfruttati ad appena il 23% delle loro potenzialità. Intanto però le alleanze con i cinesi – da Leapmotor a Dongfeng – trovano casa in Spagna e Francia. Una scelta che rischia di tagliare fuori l’Italia dalle partnership che dovrebbero rilanciare Stellantis. Tra i motivi, ricorda la Fiom, c’è probabilmente anche l’assenza di una gigafactory nel nostro Paese, prevista a Termoli e poi cancellata dal consorzio Acc guidato dal gruppo franco-italiano.

L'articolo Stellantis, il contropiano industriale della Fiom: “Ecco la situazione in Italia e cosa serve” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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