Statua di don Milani, sarà un giudice a decidere se il priore di Barbiana era anticomunista. La battaglia sulla frase contestata dagli ex allievi

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Don Milani fu un prete “rosso”, rispettoso dei comunisti, oppure un campione dell’anticomunismo? Alla domanda non sono stati chiamati a rispondere teologi e biografi del priore di Barbiana ma nientemeno che un giudice, Anna Martelli, del tribunale civile di Lucca. Così sessant’anni dopo, don Milani torna in un’aula giudiziaria. Nel 1966, per avere scritto una lettera ai cappellani militari, molto critica contro guerre, eserciti e governi dell’Italia post unitaria. Questa volta, per via di una frase – “Il comunismo è la mediazione e l’organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire a una classe dirigente parassitaria e brutale la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi” – che il comune di Vagli di Sotto, meno di mille abitanti nel cuore della Garfagnana, ha apposto in una targa alla base di una statua dedicata al priore di Barbiana. La statua si trova nel Parco dell’Onore e del Disonore, assieme a venti statue di marmo che raccontano personaggi famosi e controversi. Ci sono Vladimir Putin e Donald Trump. E presto, annuncia il Comune, arriverà la statua di Silvio Berlusconi.

La frase della discordia è tratta da un libro su don Milani scritto da Alessandro Mazzerelli, già candidato con il Pdl, fondatore del sedicente Mat, Movimento autonomista toscano, che il 31 luglio del 1966 salì a Barbiana. In quell’occasione don Milani gli avrebbe dato sul comunismo il giudizio pesante riportato nel libro. Giudizio contro il quale si sono scagliati gli ex allievi del priore, per i quali quella frase non soltanto non è documentata, ma non sarebbe in linea con il pensiero e lo stile del loro maestro. Da qui la decisione della fondazione don Milani, guidata da Agostino Burberi, uno dei primi sei allievi del priore a Barbiana, e da Flavia Milani Comparetti, nipote ed erede del sacerdote, di ricorrere contro il comune di Vagli, sindaco Mario Puglia, chiedendo la rimozione della targa che riporterebbe parole non corrispondenti al pensiero del priore di Barbiana.

All’udienza tenuta a Lucca il 7 ottobre, le parti in causa – il comune di Vagli e la fondazione don Milani – sono state presenti. Assente invece Mazzerelli, autore della testimonianza, pomo della discordia, non citato a testimone dal Comune. Di scritto non c’è nulla che possa supportare la frase sul comunismo. Quel che c’è, quello su cui dovrà giudicare la giudice lucchese, è la testimonianza di Mazzerelli, frase avversata da quella degli ex allievi del priore.

Reazioni indignate alla statua su don Milani anticomunista sono venute anche da Vicchio, il comune dove si trova Barbiana: “La scritta sotto la statua è una vergogna per la memoria dì don Lorenzo e per la sua opera. Un prete che ha dedicato la sua vita agli ultimi e che riconosceva profonde ragioni a quei comunisti, come si legge in lettere importantissime, come lettera a Pipetta o Franco, perdonaci tutti, viene fatto passare per un feroce anticomunista per creare un inesistente don Milani ad uso e consumo della destra più becera e falsa”, ha denunciato Antonio Foti Valente, presidente dell’istituzione don Milani di Vicchio.

Significativa anche la lettera che il 26 dicembre 1947, appena cinque mesi dopo la sua ordinazione sacerdotale, don Milani scrisse al cugino Carlo Ottocar, figlio di un cugino della mamma, che abitava in America, e che gli aveva chiesto allarmato informazioni sul Pci. Scrive don Milani: “A combattere il comunismo mi parrebbe di oppormi alla storia, il che è come ribellarsi a Dio, perché è lui che la disegna. Ma con questo non sono comunista, come Geremia non era sincretista e San Gregorio non era paganeggiante. Sono solo uno che aspetta. Aspetto che faccia Dio”.

Ma il comune di Vagli non intende rimuovere la targa, ha fatto sapere l’avvocato Marco Lamberti, difensore del sindaco Puglia: la targa, attualmente scostata dalla statua per il maltempo, sarà riposizionata “il prima possibile”. La fondazione don Milani, difesa da Piero Ichino, amico, lui e la famiglia, del priore di Barbiana, invece hanno ribadito la richiesta di rimuovere la targa dello scandalo. Ora la parola alla giudice Martelli: don Milani fu un campione di anticomunismo?

L'articolo Statua di don Milani, sarà un giudice a decidere se il priore di Barbiana era anticomunista. La battaglia sulla frase contestata dagli ex allievi proviene da Il Fatto Quotidiano.

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