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“Siamo in un paradosso: mentre la tecnologia galoppa con l’IA, ci troviamo in difficoltà davanti a cose che per i nostri antenati erano la normalità. Infatti, ora che tutto funziona elettricamente, nel momento in cui ci sono black out la faccenda prende una piega negativa. Soprattutto visto che da noi manca una cultura dell’emergenza che invece è molto viva nel mondo anglosassone”. Alessandro Ronca, autore di Vivere senza bollette (Terranuova) e fondatore del Parco dell’Energia Rinnovabile, centro di ricerca e struttura del tutto autosufficiente, spiega cosa fare e cosa avere nel caso dovesse mancare l’energia, soprattutto in contesti climatici che aggravano la situazione.
Qual è la cosa più urgente in caso di black out?
Non troppo paradossalmente, averlo pianificato prima. Se manca la pianificazione, infatti, gli eventi vengono vissuti come un enorme disagio. Inoltre, si rischia di fare le cose sbagliate, come quando le persone prima di scappare da una casa in fiamme portano via le cose da mangiare. Una regola base che suggerisco è decidere prima dove ci si incontrerà con i propri familiari nel caso la comunicazione salti. Inoltre dobbiamo tenere a mente la famosa “regola del tre” che è l’ABC dell’emergenza. Saperla è molto importante.
Di che si tratta?
Eccola: non si può stare più di tre minuti senza respirare, non si può stare più di tre ore senza riparo – cosa molto meno ovvia – se sei in una condizione di caldo o freddo estremi, non si può stare più di tre giorni senza bere. E poi dobbiamo considerare i rischi ai quali la mia casa potrebbe essere esposta per la mancanza di elettricità. Non solo: questi rischi devono essere conosciuti da tutti, non solo dal proprietario, tutti cioè devono sapere che fare, come tutti devono sapere, ad esempio dov’è l’interruttore generale della casa che consente di capire se il black out è solo in casa propria oppure esteso. E anche come spegnere tutte le cose che erano accese nel momento del black out.
Come valutare i rischi a cui siamo esposti in caso di black out?
Occorre anzitutto mappare quali sono le apparecchiature che non possono rimanere senza energia elettrica, come il frigo (che non va mai aperto in caso di black out, così da durare almeno 24 ore). Oppure apparecchi salvavita. Inoltre, in assenza di energia dobbiamo ricordare che non funziona il riscaldamento, né il router per le comunicazioni. Se manca la luce, poi, qualche volta, nel caso di black out molto grandi, può mancare anche l’acqua, che è spinta da pompe elettriche, così come il gas.
Quali sono le cose che dovremmo avere durante un’emergenza?
Esiste una borsa che in gergo tecnico si chiama “BOB” (Bug Out Bag) e serve per affrontare appunto le emergenze: averla non è mai ridondante. Dentro ci dovrebbe essere, oltre alle torce, una radio a batterie per le comunicazioni (negli Stati Uniti esiste un vero e proprio canale radio per le emergenze). Inoltre, servirebbe una coperta termica in alluminio leggera con una duplice funzione di riflettere il calore d’estate – è come uno schermo in situazioni calde – e mantenere il calore corporeo d’inverno. Questa coperta dovrebbe stare sia in casa che in macchina. Nella borsa delle emergenze ci sono anche dei biscotti energetici altamente nutrienti con date di scadenza a vent’anni. Infine, un piccolo pronto soccorso con analgesico, cortisone etc. Meglio ancora se abbiamo fatto un corso di pronto soccorso.
Che altro occorre?
La dico ora anche se è la prima cosa: cinque dame d’acqua da cinque litri almeno sempre in casa, in modo da avere circa 20-25 litri per 24 ore. Alcune cose da mangiare pronte in dispensa. Un’altra cosa a cui non si pensa mai e che può essere utile è avere sempre un po’ di contanti, visto che i pagamenti elettronici non funzionano.
E per ricaricare i dispositivi?
Si può ipotizzare di avere un power bank per caricare i cellulari, che comunque vanno subito messi in modalità risparmio oppure spenti. A proposito di power bank: oggi si trovano delle piccole unità di energia portatili che sono come dei mini generatori, a cui volendo si può attaccare anche il frigo. Alcune sono dotate di un piccolo modulo fotovoltaico, così che si ricaricano da sole. Ne esistono persino da 1000 kw, con un costo di circa duecento euro. È utile comunque mappare le fonti di backup che già abbiamo: per l’esempio, l’auto consente di caricare alcuni dispositivi.
Un ultimo consiglio?
Io consiglio di fare “palestra energetica”, ovvero provare a stare un pomeriggio senza energia fino all’ora di andare a letto. Il fatto è che le persone possono reagire a un’emergenza improvvisa in un doppio modo: o con una reazione eccessiva, o con una passività totale, negando la realtà. Entrambi sono atteggiamenti sbagliati e potenzialmente pericolosi.
L'articolo “Sopravvivere ai black out si può, basta prepararsi, ecco come”. Il decalogo dell’esperto Alessandro Ronca (tra cui la “regola del tre”) proviene da Il Fatto Quotidiano.




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