Sono stata vittima di una truffa informatica: ecco com’è andata

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Quanto sicuro è il sistema antifrode utilizzato dalle banche? Succede ovviamente di sabato, chiamo il numero verde di Unicredit che non contempla ancora la voce “fraud manager”. Un umanoide mi risponde che non riconosce la parola “frode telematica”, dopo vari tentativi solo alla fine digitando voce furto carta di credito una voce umana mi risponde. Ma dalla Romania; chiedo di bloccare subito movimenti sul mio conto corrente. Invece mi blocca la carta di credito. Sono sul filo del rasoio, ogni minuto è prezioso e passa una buona mezz’ora.

Piccola premessa: se vi telefonano e parlano inglese con accento indiano state in super allerta. Se sono italiani, sono ancora apprendisti, all’abc della truffa telematica, eppure…

Sono appena rientrata dall’India, Bangalore è diventata la nuova Silicon Valley, un hub globale e culla ideale del cybercrime legata a una vera e propria “industria” di frodi informatiche, call center illegali e “hack-for-hire” (ti assumo un hacker e ti scardino le “casseforti” di tutte le tue password). Il Presidente Marco Tronchetti Provera ha presentato l’ultima edizione del Calendario Pirelli, location spettacolari sospese tra tradizioni e modernità. E sono ancora in mood zen quando ricevo il primo sms di Nexi: “E’ stata richiesta autorizzazione di pagamento online di 998 euro. Se non ha effettuato lei questa operazione, contatti urgentemente questo numero”. Chi non si metterebbe subito in contatto?

Praticamente tutti, tranne Roselina Salemi, saggista e grande fiuto per le truffe. Ne ha appena evitata una clamorosa con Satispay, un sistema di pagamento virtuale da scaricare sul telefonino. Gli hacker hanno giocato troppo d’anticipo, erano già in agguato per il primo prelievo di 5000 euro in criptovalute, ancora prima che lei avesse agganciato la sua carta di credito.

Per chi come me fosse a digiuno, Nexi è un circuito che gestisce i servizi per pagamenti digitali e si firma senza il punto fra una lettera e un’altra. Chiaro? A tutti ma non a me. Era il primo tentativo di phishing, mi avevano già adescato… E parte il trappolone: “Ha fatto stamani un bonifico di 999 euro?” Sbianco, assolutamente no. Questo glielo blocchiamo subito. E la facciamo chiamare subito dalla Polizia Informatica.

E mi arriva una telefonata dal numero dei carabinieri di Milano che io avevo registrato sotto il nome di un maresciallo (esiste in carne ed ossa ma non era certo lui a chiamarmi). Da un lato mi tranquillizza che sia un numero che riconosco familiare, invece avevano clonato la mia rubrica telefonica e finisco sotto le grinfie di chissà chi. Parte una raffica di domande: quanti soldi ha sul conto corrente? Ha visto movimenti sospetti sul suo conto?

Eccomi vittima inconsapevole dello spoofing. La parola deriva dal verbo inglese to spoof (imitare, falsificare). L’obiettivo è ottenere la fiducia dell’utente, eludere i sistemi di sicurezza e rubare dati sensibili come password e numeri di carte di credito…

I finti carabinieri vanno oltre e per Whatsapp mi mandano un preliminare di denuncia da parte della Divisione Investigativa-Sezione Reati Finanziari, via della Moscova 19, Milano (che di fatto esiste), me la fanno rileggere al telefono con la scusa che la registrazione della mia voce valeva come assenso. Una volta aperta l’applicazione online della mia banca mi chiedono di fare un bonifico di “verifica” a un tale maresciallo Annunziata di 5000 euro. Mi insospettisco e chiedo di passare a una videocall per vedere la divisa. Mi dicono che trattandosi di indagine investigativa in corso è materiale molto riservato. Li sento agitarsi, dico che vado direttamente alla sede di Moscova e chiudo il telefono.

Mi richiamano, il tono è minaccioso, mi denunciano per oltraggio a pubblico ufficiale e chiedono di farmi accompagnare da un legale. Mettermi invece in contatto con il numero verde della mia banca è stato complicatissimo (andrebbe aggiornato aggiungendo la voce: in caso di frode telematica contattare il fraud manager) e solo dopo vari tentativi mi risponde un cortesissimo Radu dalla Romania e mi faccio bloccare conto e carta di credito per mettermi al riparo da altri tentativi di frode.

Qualche giorno fa mio figlio Kamalei mi chiama dal Messico, è avvilito, il suo assai più scaltro hacker (parlava inglese con accento indiano) lo aveva frodato di 3000 euro, tre anni fa aveva subito altra truffa informatica per 1500 euro. Mio figlio è abile come lo sono tutti i giovani della sua generazione a operazioni di banking online, se è successo a lui figuriamoci a me che sono una mezza analfabeta digitale.

Di fatto vorrei segnalare altra frode “legittimata” invece dagli organi di controllo che non controllano (a cominciare dall’AntiTrust) per un mancato rimborso da parte di Avis Italia, multinazionale americana leader nel mondo. Vergogna. Hanno torto marcio loro e ragione da vendere Jonathan Santolin, consigliere dell’UdC, Unione Democratica del Centro, partito di maggioranza in Svizzera. Prenotazione fatta attraverso il Touring Club svizzero. L’Avis si trincera dietro numeri fantasma, inesistenti. Un sistema blindatissimo. L’unico che mi ha dato retta è Massimiliano Dona, figlio del fondatore dell’Unione dei Consumatori che vigila sui nostri diritti calpestati. Viviamo veramente tempi di m….

Io invece faccio un uso limitatissimo dell’internet banking. I bonifici li faccio personalmente in banca. Non faccio acquisti su Amazon, anche per una questione morale, sta appezzetendo i venditori al dettaglio. Il giorno prima ero andata alla Feltrinelli a ordinare cinque copie de L’Altra India, un saggio scritto dal premio Nobel dell’Economia Amartya Sen. Cari hacker da strapazzo, se proprio volete fare una truffa come si dive andate prima a scuola dagli indiani di Bangalore… o almeno leggetevi sto libretto.

L'articolo Sono stata vittima di una truffa informatica: ecco com’è andata proviene da Il Fatto Quotidiano.

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