“Sono più di 200 e si riproducono fuori controllo, è in pericolo l’ecosistema”: la Colombia pronta ad abbattere gli ippopotami di Pablo Escobar

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Negli anni Ottanta erano soltanto quattro, un bizzarro capriccio esotico importato illegalmente dall’Africa per popolare lo zoo privato dell’Hacienda Nápoles. Oggi, a quarant’anni di distanza, l’eredità vivente del narcotrafficante Pablo Escobar si è trasformata in una bomba ecologica a orologeria. Gli ippopotami che vagano indisturbati per le campagne della Colombia hanno superato i 200 esemplari, diventando a tutti gli effetti una specie invasiva fuori controllo. Bestioni da tre tonnellate che non solo terrorizzano le comunità rurali e devastano i raccolti, ma stanno compromettendo in modo irreversibile i fragili equilibri della valle del fiume Magdalena.

Di fronte a un’emergenza ambientale senza precedenti — e con il rischio concreto di arrivare a 500 esemplari entro il 2030 — il governo di Bogotà ha deciso di rompere gli indugi. Nella giornata di lunedì 13 aprile, le autorità hanno formalmente autorizzato l’abbattimento controllato di decine di animali tramite eutanasia, dopo aver constatato il totale fallimento di ogni altra via diplomatica, logistica o sanitaria.

Oggi, i pronipoti di quegli esemplari originali sono più di 200 (uno studio dell’Università Nazionale della Colombia ne stimava già 170 nel 2022) e sono stati avvistati a oltre cento chilometri di distanza dalla tenuta originaria. Secondo le proiezioni fornite dalla ministra dell’Ambiente Irene Vélez, senza interventi radicali la popolazione potrebbe raggiungere i 500 individui entro il 2030. Un’espansione insostenibile che minaccia direttamente la sopravvivenza di specie endemiche e vulnerabili, come i lamantini e le tartarughe fluviali, con cui gli ippopotami competono per il cibo e l’habitat, oltre a rappresentare un pericolo fisico per gli agricoltori e gli abitanti dei villaggi limitrofi.

Durante la conferenza stampa che ha illustrato il piano, la ministra Vélez ha spiegato che l’eutanasia è diventata un’extrema ratio inevitabile, una misura tecnica applicata allo scopo esclusivo di “preservare i nostri ecosistemi”. La decisione arriva dopo anni in cui lo Stato ha tentato strade meno cruente, rivelatesi però inefficaci o economicamente insostenibili. Il programma di sterilizzazione chirurgica ha mostrato forti limiti operativi a causa delle difficoltà logistiche legate alla cattura di animali che possono pesare fino a tre tonnellate e dei costi proibitivi per le casse pubbliche. Anche i tentativi di ricollocamento internazionale sono naufragati: i contatti diplomatici per trasferire i mammiferi in santuari o zoo esteri non hanno prodotto risultati concreti. Un eventuale reinserimento in Africa, inoltre, è stato categoricamente escluso dalla comunità scientifica internazionale: gli ippopotami colombiani derivano da un pool genetico estremamente ristretto (essendo tutti discendenti dei medesimi quattro individui) e potrebbero agire da vettori per malattie sconosciute nei loro habitat originari.

L’ipotesi del confinamento in recinti stabili, infine, si è scontrata con l’enorme spesa necessaria per il mantenimento alimentare a carico dello Stato, senza peraltro risolvere il problema del contenimento demografico. Si stima dunque che circa 80 esemplari dovranno essere soppressi. Il via libera all’abbattimento ha riacceso le proteste delle associazioni per i diritti degli animali in Colombia: gli attivisti si oppongono alla loro uccisione, criticando la scelta governativa di ricorrere a metodi letali e sottolineando come l’uso della violenza istituzionale per risolvere un problema di natura ecologica costituisca un messaggio sbagliato in una nazione già storicamente segnata da conflitti politici e sociali. Tutto questo, però, mentre nel distretto dell’ex Hacienda Nápoles (oggi trasformata in un parco a tema governativo con scivoli acquatici e piscine), gli ippopotami sono considerati un vero e proprio motore economico. Le comunità locali organizzano escursioni guidate per i turisti e vendono merchandising a tema, avendo integrato questi giganti africani nella propria identità culturale e commerciale.

L'articolo “Sono più di 200 e si riproducono fuori controllo, è in pericolo l’ecosistema”: la Colombia pronta ad abbattere gli ippopotami di Pablo Escobar proviene da Il Fatto Quotidiano.

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