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“Non me l’aspettavo, evidentemente non sta ancora al meglio e lui ha avuto delle esperienze brutte giocando in condizioni precarie“. L’analisi di Adriano Panatta sulla rinuncia di Jannik Sinner agli Us Open 2026 fa emergere un altro elemento: il campione altoatesino, numero 1 al mondo, non ha mai giocato bene quando il suo fisico non era a posto. Anzi, spesso è finita con altri ritiri. E anche questo potrebbe aver influito nel valutare complessivamente l’infortunio al ginocchio che ha costretto Sinner a non volare a New York.
Panatta ha analizzato alla Domenica Sportiva sulla Rai la notizia che ha scosso l’estate del tennis mondiale. Partendo, come suo solito, anche con un pizzico di ironia: “La cosa che mi fa un po’ ridere è che tutti i giocatori di tennis dicono ‘ho ascoltato il mio corpo…’. Io se lo ascolto, la mattina nemmeno mi alzo“. Dietro la battuta però c’è un concetto serio.
Oggi infatti Sinner, ma non è l’unico, tende sempre più a trattare con la massima precauzione gli infortuni. Il motivo principale risiede nel fatto che il tennis moderno richiede sempre più al fisico. Per Panatta, forse è troppo. Gli aspetti da tenere in considerazione sono molteplici: “Conta molto il tipo di gioco che uno fa, Nadal aveva un gioco violento e più di strappo di Federer, che era il dio del tennis. Djokovic anche aveva un fisico più elastico e dei colpi più soavi e quindi aveva meno incidenti”.
Oggi però gli infortuni sembrano colpire tutti i tennisti, indistintamente. Prosegue Panatta: “Qui invece parliamo di troppi infortuni: a parte Sinner e Alcaraz, abbiamo avuto Rune, Berrettini, Musetti, Fritz, tutti giocatori nei primi dieci con grossi incidenti”. E nella sua analisi mancano all’appello, se vogliamo, anche Jack Draper – fuori da oltre un anno – e lo stesso Zverev. Panatta conclude: “Qualcosa non sta funzionando, penso sia il tipo di gioco che ti costringe ad andare troppo forte“. Un campanello d’allarme per tutto il mondo del tennis.
L'articolo “Sinner? Parliamo di troppi infortuni. Qualcosa non sta funzionando, penso sia il tipo di gioco”: così Adriano Panatta proviene da Il Fatto Quotidiano.




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