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Il 28 aprile, in occasione della Giornata Mondiale per la Salute e Sicurezza sul Lavoro, si è tenuta anche a Mantova, come altrove, un’iniziativa a tema presso la locale Camera di Commercio, qui organizzata dall’Ordine e dalla Commissione Nazionale dei Tecnici della Prevenzione.
Questa la novità di cui cercherò di articolare il significato. Si tratta di una categoria professionale in possesso di un Diploma di Laurea triennale, che si completa in Magistrale con un successivo biennio. E’ stata attivata all’interno della Facoltà di Medicina alla fine degli anni Novanta, dopo l’istituzione di questa figura nel 1997 tramite un Decreto Ministeriale ad hoc. Prevede diversi orientamenti: salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, sanità pubblica, veterinaria e ambiente.
Nei Servizi di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro, collocati nei Dipartimenti di Prevenzione delle Asl, questa figura, cui viene in automatico attribuita la qualifica di Ufficiale di Polizia Giudiziaria per l’esercizio dei poteri ispettivi (accedere senza preavviso nei luoghi di lavoro, impartire prescrizioni specifiche e sanzioni, effettuare sequestri, perquisizioni e interrogatori, nonché redigere notizie di reato) ha di fatto sostituito i tecnici degli istituti professionali e dei geometri che in precedenza erano addetti ad analoghe funzioni di vigilanza nei medesimi Servizi Asl insieme con gli ancora presenti Medici del Lavoro che si riconoscevano nell’antico maestro Bernardino Ramazzini (1633-1714) sostenitore della necessità di studiare e visitare le “nigrae tabernae” per intervenire lì a tutela della salute dei lavoratori.
Si è trattato di una significativa scelta istituzionale in perfetta coerenza con la Legge di Riforma Sanitaria (L.833/78) che ha previsto il passaggio delle competenze in materia di sicurezza e igiene del lavoro dall’Ispettorato del Lavoro, organo del Ministero del Lavoro, ai Servizi delle Unità Sanitarie Locali dipendenti dal Ministero della Sanità. Si trattò di una svolta storica che metteva al centro la Prevenzione dei rischi per la salute, attribuendo alla competenza sanitaria tutti gli strumenti necessari per raggiungerla, compresi quindi i poteri ispettivi di cui sopra, nella consapevolezza e volontà che rappresentassero sempre e soltanto dei “mezzi”, per raggiungere, insieme ad altre leve, il “fine” superiore della Prevenzione.
Non quindi un semplice trasferimento di competenze da un Ministero ad un altro, ma un salto culturale, sostanziale e profondamente innovativo. Sappiamo purtroppo però che la Riforma Sanitaria non seppe emanciparsi dalla logica “ospedalo-centrica” riducendo progressivamente, con maldestri e disarticolati provvedimenti affidati alle Regioni, la consistenza e la qualità dei Servizi territoriali di cui abbiamo avuto tragica contezza collettiva ai tempi del Covid.
Non hanno fatto eccezione i Servizi di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro che però, mantenendo nonostante i tagli l’abbrivio della loro nascita, si sono prima rafforzati e poi organizzati in rete su specifici progetti e argomenti a tema. Per oltre 40 anni hanno contribuito alla produzione di una letteratura scientifica di tutto rispetto, collaborato con Università e Istituti di ricerca, elaborato profili di rischio per mansioni di comparto, fornito linee-guida a livello di Conferenza Stato-Regioni, istituito una banca dati per le soluzioni e le “best practices”, promosso il confronto tra tutte le parti sociali e gli attori della prevenzione, nonché organizzato periodiche iniziative congiunte con l’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) per armonizzare le imprescindibili e sacrosante esigenze della vigilanza con quelle della promozione della salute, affinché la Prevenzione non si traducesse in “aria fritta”, come ormai troppo spesso accade.
E’ stato costruito un modello certamente ancora imperfetto, ma che ci è stato invidiato in tutto il mondo per il suo approccio sistemico che oggi il globish ha fatto proprio con il termine “One-Health”. Ma noi, pezzo dopo pezzo, abbiamo smontato masochisticamente questa costruzione, fino a sferrare l’ultimo colpo con la Legge 17 dicembre 2021, n. 215 che sposta all’indietro di mezzo secolo l’orologio della Storia, riattribuendo le passate competenze di vigilanza nei luoghi di lavoro anche all’Ispettorato Nazionale del Lavoro (Inl). Il risultato è che le aziende si trovano ora a confrontarsi con due interlocutori, di cui uno ha perso il proprio già anacronistico know how ormai mezzo secolo fa, tanto che gli attuali operatori effettuano il sopralluogo servendosi di un questionario a crocette: c’è/non c’è.
Un approccio burocratico che non piace agli imprenditori abituati a discutere di cose molto concrete e che non giova di certo a rafforzare la sicurezza sul lavoro. Conferma drammatica di questa incompetenza professionale è il recente concorso bandito nel 2023 dallo Inl per 1200 posti. Titolo previsto: una laurea in qualsiasi disciplina. I partecipanti posseggono quasi esclusivamente quelle umanistiche, comprese le Scienze Religiose. Ma allora che altro potrebbero fare se non mettere delle crocette?
Eppure lo Inl ne avrebbe da fare, se solo si dedicasse a far emergere tutto il lavoro irregolare che, oltre ad essere fortemente correlato ai rischi professionali per ovvie ragioni, favorisce la concorrenza sleale tra imprese che si traduce in un ulteriore abbassamento degli standard di sicurezza. E tutto questo accade in un incomprensibile silenzio.
Questi sono stati i passaggi più salienti del convegno mantovano che ha avuto il coraggio di mettere il dito nella piaga delle contraddizioni e di portare alla luce una categoria di lavoratori il cui gap tra competenze e responsabilità richieste versus retribuzione è pari a quello di tanti altri lavoratori qualificati di una sanità pubblica in rapido declino.
Landini, almeno tu, circondati di collaboratori competenti e metti mano a questo paradosso che fa parte integrante della questione lavoro!
L'articolo Sicurezza sul lavoro, il paradosso dei Tecnici della prevenzione: Landini, pensaci tu! proviene da Il Fatto Quotidiano.




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