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L’assessora regionale siciliana al Turismo e allo Sport, Elvira Amata, è stata rinviata a giudizio per corruzione. La decisione è stata presa dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Palermo, Walter Turturici, che ha contestualmente condannato a 2 anni e sei mesi col rito abbreviato l’imprenditrice Marcella Cannariato. Il processo per Amata comincerà il prossimo 7 settembre.
Amata, stando l’inchiesta della Guardia di finanza e coordinata dai pm Felice De Benedittis e Andrea Fusco, è accusata di corruzione in concorso con l’imprenditrice, moglie di Tommaso Dragotto, fondatore della società di noleggioSicily by Car. Cannariato avrebbe promesso di assumere il nipote dell’assessora, Tommaso Paolucci (non indagato) nella A&C Broker Srl, società in cui Cannariato risulta legale rappresentante, e avrebbe inoltre pagato le spese per l’alloggio del nipote nella struttura “Leone Suite B&B” di Palermo, nel periodo compreso tra settembre 2023 e marzo 2024, per un costo complessivo di 4.590,90 euro.
In cambio, secondo l’accusa, dall’ufficio dell’assessorato al Turismo sarebbe stato promesso il finanziamento pubblico di 30mila euro per l’evento “XXIII edizione Donna, Economia e Potere”, promosso dalla Fondazione Marisa Bellisario, di cui Cannariato risultava rappresentante regionale, poi dimessasi a seguito dell’inchiesta. In parallelo, a dicembre, è stata avanzata la richiesta di rinvio a giudizio per il presidente dell’assemblea regionale, il meloniano Gaetano Galvagno, delfino del presidente del senato Ignazio La Russa, indagato nello stesso filone d’inchiesta per corruzione, peculato, falso e truffa. Due giorni dopo, lo stesso Galvagno ha avanzato la richiesta di giudizio immediato, saltando l’udienza preliminare.
“Io non c’entro proprio niente, non ho corrotto né sono stata corrotta. Su questo sono assolutamente sicura. Sto male, adesso fatemi andare”, ha detto Cannariato, in lacrime, dopo la lettura della sentenza. Il suo avvocato Vincenzo Lo Re ha annunciato che la sentenza verrà appellata: “Non posso che ribadire che non c’era motivo di corrompere un assessore regionale per un contributo a un convegno – ha detto – È una pena più che proporzionata e anzi più contenuta verso il minimo che per pene più alte, di questo il giudice avrà tenuto conto”.
L'articolo Sicilia, rinviata a giudizio l’assessora Amata (FdI): è accusata di corruzione. Condannata la coimputata proviene da Il Fatto Quotidiano.






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