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Un aumento vertiginoso dei casi e dei ricoveri sta riaccendendo l’emergenza morbillo in tutta Italia, portando il nostro paese ai vertici delle statistiche europee. I dati epidemiologici più recenti messi in luce dal ministero della Salute mostrano una recrudescenza diffusa e preoccupante lungo tutta la penisola, guidata da un trend in marcata crescita in Campania, Calabria, Lazio e Toscana, oltre al grave focolaio scoppiato in Liguria. Tra il primo luglio 2025 e il 30 giugno 2026, l’Italia ha infatti registrato ben 630 contagi su un totale di 2.472 nell’intera Unione Europea, confermandosi l’area più colpita.
A lanciare un fermo monito di fronte a questo scenario è Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’IRCCS San Martino di Genova. L’infettivologo ha acceso i riflettori sulla situazione ligure, dove in soli venti giorni si sono contati 12 casi con quattro pazienti ricoverati in condizioni severe per complicanze a polmoni, fegato e sistema nervoso. Bassetti parla apertamente di “un focolaio epidemico senza precedenti in questa regione” e lancia un grido d’allarme che travalica i confini locali: “Siamo di fronte a una vera e propria emergenza morbillo… Siamo solo all’inizio di una gravissima epidemia che colpirà probabilmente non solo la Liguria, ma in generale l’Italia”. L’esperto ci tiene a sottolineare come il virus stia tornando a circolare perché “le persone non si sono vaccinate”, ricordando con forza che si tratta di «una malattia tutt’altro che banale. Il morbillo è una malattia grave, una malattia gravissima”.
La rapidità con cui il virus sta riprendendo terreno risiede nelle sue caratteristiche biologiche, trattandosi di uno dei patogeni più contagiosi in circolazione, capace di trasmettersi da un singolo individuo infetto a ben 17 persone suscettibili. Per frenare una catena di trasmissione così aggressiva non sono sufficienti coperture vaccinali genericamente alte, ma occorre raggiungere e mantenere una soglia di immunità pari ad almeno il 95% della popolazione con ciclo a due dosi. Oggi la linea difensiva del paese cede soprattutto sul completamento dell’immunizzazione: la seconda dose, prevista tra i 5 e i 6 anni e fondamentale per proteggere quel 5% di individui che non sviluppa risposte immunitarie con la prima somministrazione, si attesta a una media nazionale dell’84,45%, senza che alcuna Regione riesca a toccare la quota di sicurezza.
A ciò si aggiunge una consistente sacca di popolazione scoperta tra i giovani adulti dai 15 ai 39 anni, spesso mai vaccinati o con cicli incompleti, che rappresentano quasi il 95% dei casi con stato vaccinale noto e agiscono come serbatoio per la circolazione virale. I soggetti che pagano il prezzo più alto di queste falle di copertura sono i bambini sotto i quattro anni, in particolare quelli al di sotto dei 12 mesi che non hanno ancora l’età per accedere alla prima somministrazione e che registrano un tasso di incidenza più che doppio rispetto ai giovani adulti. La Società Italiana di Pediatria rimarca quindi che completare il percorso vaccinale e recuperare chi è rimasto indietro non è solo un atto di cura personale, ma un indispensabile dovere morale e sanitario per tutelare i più deboli e vulnerabili.
L'articolo “Siamo solo all’inizio di una gravissima epidemia”: Matteo Bassetti lancia l’allarme dopo il boom di casi di morbillo in Italia proviene da Il Fatto Quotidiano.




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