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Mancano poche settimane al fischio d’inizio dei mondiali negli Stati Uniti e l’aria è già satura di retorica sportiva e marketing aggressivo. In questo scenario, Marco Niro decide di pubblicare Romanzo mondiale. Il gioco sporco del potere (Garrincha Edizioni), un’operazione editoriale che non lascia spazio a interpretazioni rassicuranti: il libro è un resoconto lucido e privo di concessioni sulla struttura economica che regge il calcio professionistico.
Niro, con un passato solido nel collettivo Tersite Rossi, adotta qui lo schema del noir civile. La trama si sposta tra Zurigo, la Nigeria, Roma e Lisbona, ma il centro di gravità è unico: il denaro e la gestione brutale del consenso. La narrazione parte dal 2010 a Zurigo, dove i voti per assegnare i mondiali si comprano con la stessa naturalezza con cui si acquista un bene di consumo. Qui incontriamo lo Schiavo, figura che incarna il faccendiere moderno, privo di morale e orientato esclusivamente al risultato economico.
Il contrasto netto arriva con la storia di Rashidi, che nel 2017 lascia la Nigeria per Petrolia. Niro descrive la transizione dal sogno sportivo alla realtà del lavoro forzato. Rashidi finisce a costruire stadi in condizioni di schiavitù. Questo è il punto in cui il romanzo smette di essere solo intrattenimento e diventa un atto di accusa contro lo sportwashing. L’autore riporta l’attenzione sui dati reali, come i seimila morti nei cantieri del Qatar, trasformando le statistiche in volti e storie individuali.
A Lisbona troviamo Sentenza, il campione ossessionato dal record personale e dal declino fisico. Rappresenta la faccia pulita e patinata del sistema, quella che serve a vendere i diritti televisivi e a nascondere le macerie sociali su cui poggiano gli stadi. La contrapposizione con il Mago, il suo eterno rivale, non è solo sportiva ma funzionale a un mercato che vive di dualismi costruiti a tavolino.
C’è poi la linea narrativa romana, con Rita ed Ernesto. Sono due teatranti che hanno fallito nel sistema culturale ufficiale e decidono di tentare un sabotaggio politico sfruttando una somiglianza fisica. È la parte più acida del libro, dove la satira colpisce l’incapacità dei movimenti di opposizione di incidere realmente sulle grandi dinamiche globali, pur mantenendo un’integrità ideale che manca a tutti gli altri protagonisti.
Lo stile di Niro è asciutto, rapido, quasi giornalistico nella sua precisione documentale. Non usa figure retoriche per abbellire il racconto perché la realtà che descrive è già sufficientemente cruda. Il calcio è utilizzato come strumento per osservare le dinamiche del capitalismo contemporaneo, dove il talento individuale è trasformato in un marchio e i lavoratori sono considerati costi da abbattere.
Questo libro appartiene a pieno titolo alla categoria degli “oggetti narrativi non identificati”. Ibrida l’inchiesta con la finzione per costringere il lettore a guardare ciò che solitamente viene ignorato durante la visione di una partita. Niro scrive un’autopsia di un sistema che considera morto dal punto di vista etico, anche se continua a generare profitti immensi.
È una lettura necessaria per chi non vuole limitarsi al ruolo di consumatore passivo di eventi sportivi. Romanzo mondiale non offre soluzioni facili o finali consolatori, ma fornisce gli strumenti per capire quanto sangue e quanta corruzione servano per tenere in piedi il grande spettacolo del pallone. Se cercate la poesia del calcio, guardate altrove. Se volete capire come funziona il mondo oggi, questo è il libro giusto.
L'articolo Se volete capire come funziona il calcio oggi, ‘Romanzo mondiale’ di Marco Niro è il libro giusto proviene da Il Fatto Quotidiano.






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