Scuola, trasporti e welfare: il Consiglio accelera sulle mozioni

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 Dopo il ritiro del disegno di legge sul sistema 0-6, il Consiglio provinciale cambia passo e chiude una seduta densa di votazioni, tra aperture trasversali e nodi irrisolti. Dalla scuola al trasporto pubblico, passando per welfare e fiscalità locale, l’aula approva all’unanimità le mozioni sulle figure pedagogiche e sul ticket unico, boccia l’intervento sull’IMIS e divide sul tema delle residenze fittizie, segnando una linea politica tra convergenze e frizioni.

Ecco tutte le mozioni esaminate nel pomeriggio.


Mozione 108 Emendato nel dispositivo – Approvata all’unanimità

Mariachiara Franzoia (Pd)

Importanza delle figure pedagogiche

nelle istituzioni scolastiche e formative

La mozione della consigliera Pd, emendato in aula, impegna la Giunta provinciale a valutare, nell’ambito delle azioni volte al benessere degli studenti e delle studentesse, la possibilità di introdurre all’interno delle istituzioni scolastiche e formative altre figure professionali con formazione in ambito pedagogico, nell’ottica di una equipe multidisciplinare che operi in sinergia con le professionalità già esistenti, anche al fine di potenziare interventi volti a contrastare la dispersione scolastica. Mariachiara Franzoia, sottolineando l’importanza del pedagogista, ha ricordato la legge approvata dal Senato ad aprile 2025 che istituisce l’ordine professionale delle professioni pedagogiche ed educative: “Parliamo di circa 250 mila professionisti, 12 mila neolaureati all’anno”, ha detto, sottolineando della necessità emergente di supporto, all’interno della scuola, che può essere garantito da una equipe capace di rispondere alle esigenze delle ragazze e dei ragazzi di oggi. “ Oggi per i nostri ragazzi il futuro è imprevedibile e questa incertezza ha ripercussioni notevoli sugli apprendimenti, che diventano faticosi e molto spesso fallimentari; per loro risulta più difficile mantenere un costante impegno, proprio perché non vedono un progetto sicuro da realizzare. A questo si aggiunge una società alterata da un utilizzo eccessivo dei dispositivi elettronici, che non favoriscono le relazioni e limitano la capacità dei giovani di sviluppare relazioni sociali sane. Questa “alienazione”, che è anche isolamento, può contribuire a sentimenti di solitudine”. L’assessore Francesca Gerosa ha parlato delle difficoltà che incontrano gli studenti: “Le scuole costruiscono le proprie fondamenta all’interno della società che sta attorno a loro, insieme alle famiglie e ai ragazzi. Un lavoro complesso e difficile da affrontare a più livelli, consapevoli che non può essere solo la scuola a dare le risposte”, ha detto parlando dell’importanza del benessere per gli studenti. Ha quindi parlato della formazione in corso per i “docenti faber”, una figura che verrà introdotta, a seguito della sperimentazione, in legge. Ha parlato delle difficoltà che incontrano anche gli sportelli psicologici nell’intercettare alcune esigenze dei ragazzi: “L’ottica è quella del lavoro in team, perché è fondamentale che quando i ragazzi sono in difficoltà, siano presi per mano e aiutati”. “Sicuramente la figura del pedagogista è una figura importante e di rilievo e siamo contenti di poterne valutare l’inserimento in un team”.

La discussione generale

Per la consigliera Eleonora Angeli (Misto), “è doveroso riconoscere la figura del pedagogista che non è uno psicologo”. Per la consigliera Angeli, la Comunità esiste ancora, ma è cambiata come è cambiata la società: “Viviamo in un tempo segnato da trasformazioni rapide e profonde. I nostri ragazzi crescono in un contesto caratterizzato da incertezza, fragilità relazionali e nuovi bisogni educativi. La scuola, che resta il principale presidio formativo, si trova sempre più spesso a dover rispondere non solo a esigenze didattiche, ma anche a difficoltà emotive, sociali e motivazionali. Non è vero che la comunità educante non esiste più. La comunità educante esiste, ma è cambiata, così come è cambiata la società e, inevitabilmente, la scuola”. “La proposta di rafforzare la presenza di professionalità con competenze pedagogiche, all’interno di un lavoro di équipe e in sinergia con le figure già presenti, rappresenta un passo concreto verso un sistema educativo più efficace, inclusivo e orientato alla prevenzione. Si tratta di un approccio equilibrato e lungimirante, che non si limita a intervenire sulle criticità, ma punta a costruire contesti educativi più solidi, capaci di sostenere davvero studenti, docenti e famiglie”. Michele Malfer (Campobase) ha parlato di una richiesta “non scontata”: “La mozione ci chiede di fermare lo sguardo per creare un sistema più strutturato. Il merito è quello di mettere al centro una attenzione che va oltre la contingenza”. “Nel dibattito pubblico, il “disagio” emerge solo quando assume forme eclatanti, mentre rimane sommerso un disagio profondo, che incide sullo studio, sul modo di vivere. E’ un disagio che si traduce in fatica a dare senso allo stare a scuola”. “In questo quadro il benessere psicologico degli studenti è un tema centra e non eludibile”. Anche Malfer ha sottolineato l’importanza del lavoro in equipe e del ruolo del pedagogista, professionista che legge i processi, “il punto di raccordo tra sapere teorico e quella che è una pratica quotidiana”. Claudio Cia (Misto – FI), parlando a favore della mozione, ha sottolineato l’importanza di non sovraccaricare i docenti di compito che non sono loro e ha invitato a “stare attenti a non clinicizzare la scuole”. Filippo Degasperi (Onda), annunciando voto favorevole, ha detto che “i pedagogisti sono un po' come gli economisti. Sulla carta hanno tutte le soluzioni, ma poi gli dai una azienda in mano e dopo due mesi fallisce. I pedagogisti sono figure importanti, ma vi sono già dei professionisti dentro alle scuole che sono già preparati e che sulla gestione delle classi e dei gruppi classe avrebbero da insegnare”. Ha parlato anche del trattamento economico degli educatori: “non è pensabile che una figura così, arrivando a scuola alle otto del mattino, scopra se quel giorno lì lavorerà o dovrà recuperare le ore”, e ha invitato a rispettare le figure che già ci sono.

Il testo emendato è stato approvato all’unanimità.


Mozione 109 - respinta

Mariachiara Franzoia (Pd)

Imposta immobiliare semplice (IMIS)

La mozione della consigliera Pd impegna la Giunta provinciale a proseguire nel dialogo con le amministrazioni interessate (anche Comunità di valle) da pianificazione provinciale facendo una ricognizione puntuale, interloquire con il Cal per ragionare su un ristoro nel capitolo della finanza locale per quanto riguarda la restituzione dell’IMIS sulle aree preordinate all’esproprio per la realizzazione di opere pubbliche come derivanti delle pianificazioni provinciali. Chiede inoltre di valutare l’introduzione di una modifica che esenti totalmente dall’imposta i terreni soggetti a pianificazione pubblica o che dia facoltà ai comuni di ridurre l’aliquota per questi casi puntuali. Nello specifico, ha ricordato la proponente, si tratta quindi della restituzione dell’IMIS a privati il cui terreno è destinato, negli strumenti di pianificazione urbanistica, alla realizzazione di attrezzature e servizi pubblici e che non è ancora stata espropriato. Tali privati, che hanno doverosamente pagato il tributo e non hanno però visto per vari motivi l’attuazione dell’esproprio da parte dell’Amministrazione talvolta anche provinciale, non hanno potuto “mettere a frutto” in nessun modo la proprietà.

L’assessore Giulia Zanotelli, “la norma è datata”, ha ricordato. “Le norme che sono state introdotte con questi articoli specifici stabiliscono che vi sia un obbligo di restituire da parte dei comuni l’IMIS ai privati”. “Indipendentemente dall’attuazione delle opere pubbliche designato dal PRG il Comune è tenuto ad accantonare l’IMIS per l’eventuale rimborso a seguito della mancata realizzazione del piano. Ha ricordato inoltre che alcuni comuni hanno proceduto a rimborsare quanto dovuto e che rimane di competenza comunale e nell’ambito della finanza locale degli enti pubblici, respingendo la mozione.

Roberto Stanchina (Campobase) ha ricordato che in materia di IMIS è la Provincia ad essere competente e il comune è un mero esecutore: “Mi pare che non sia un momento molto roseo per la finanza dei Comuni. E’ un giroconto inutile”. “L’unica modifica che può essere fatta è quella della modifica della legge del 2014”, ha detto invitando a cercare in modo trasversale una proposta di modifica al testo. “La problematica c’è”, ha detto Christian Girardi (La Civica) “ma è un po' più complessa che il solo IMIS”. La restituzione dell’IMIS, ha ricordato, esiste anche per evitare l’occupazione di un terreno per trent’anni senza che il proprietario possa goderne. “Il tema della restituzione per i Comuni è molto più complicato, perché c’è anche il tema dell’indennizzo” ricordando che la Corte Costituzionale ha stabilito che dopo il decimo anno, anche se il proprietario non ha subito alcun danno, il Comune deve riconoscere un indennizzo. Ha quindi detto che andrebbe rivista la normativa. In replica, la consigliera Franzoia ha ricordato all’assessore che il dispositivo nel primo punto chiede di fare chiarezza, per aiutare i Comuni a ripianificare, mentre non ha trovato risposta sui punti 1 e 3. L’assessore Zanotelli ha replicato che per ora ha solo la segnalazione del Comune di Trento e che “altre segnalazioni di altri comuni in casa non ne ho”, evidenziando di aver già incontrato l’amministrazione del capoluogo.

La mozione è stata respinta con 17 contrari e 13 favorevoli.


Mozione 203

Claudio Cia (Misto) – approvata all’unanimità

Introduzione di un abbonamento annuale

a tariffa fissa per il trasporto pubblico provinciale,

ispirato ai modelli in evoluzione in ambito nazionale ed europea

La mozione del consigliere del gruppo Misto impegna la Giunta provinciale a valutare l’introduzione di un abbonamento annuale a tariffa fissa per l’utilizzo illimitato dell’intera rete del trasporto pubblico provinciale, ispirandosi ai modelli già adottati o in fase di attuazione in altre province italiane ed europee prevedendo inoltre agevolazioni specifiche per giovani under 26, nuclei familiari e categorie economicamente svantaggiate, con meccanismi di deducibilità fiscale e semplificazione amministrativa. Il consigliere chiede inoltre la promozione, in collaborazione con le Province limitrofe e all’interno dell’Euregio, di iniziative volte all’integrazione dei sistemi di trasporto pubblico e all’adozione di modelli tariffari interoperabili tra i territori. Chiede di relazionare alla Commissione consiliare competente in materia entro sei mesi in merito alle valutazioni compiute e alle eventuali iniziative intraprese in tal senso.

L’assessore Zanotelli ha dato parere favorevole alla mozione. La consigliera Eleonora Angeli (Misto) ha parlato a favore della mozione. Approvata all’unanimità


Mozione 233 – Approvata la premessa e il punto 5

Lucia Coppola (Verdi)

Promozione della residenza fittizia per le persone senza dimora in provincia di Trento

La mozione della consigliera impegna la Giunta provinciale a promuovere l'adozione da parte di tutti i comuni trentini di procedure standardizzate per l'istituzione e la gestione delle residenze fittizie, al fine di garantire uniformità e certezza del diritto su tutto il territorio provinciale. Chiede quindi di fornire linee guida operative e supporto tecnico-amministrativo ai comuni per la creazione di indirizzi fittizi, assicurando che ogni amministrazione locale sia adeguatamente formata e accompagnata nell'implementazione della misura e l’istituzione di un monitoraggio costante per verificare l'attuazione e l'efficacia delle procedure di residenza fittizia, estendendola a tutti i Comuni trentini; La consigliera invita inoltre a destinare risorse dedicate per l'emarginazione sociale e la lotta alla povertà estrema, per il rafforzamento della rete di residenze fittizie nei comuni trentini, sostenendo economicamente l'attuazione della misura ed interloquire con la Prefettura e la Questura affinché l’iscrizione della residenza anagrafica non sia ostativa al rilascio e al rinnovo dei permessi di soggiorno per le persone straniere. L’assessore Mario Tonina ha spiegato che la mozione è parzialmente accoglibile, in particolare premessa e punto 5. Ha ricordato che con una delibera del 2024 sono state adottate procedure standardizzate che sono previste nelle linee guida approvate. Il punto quattro non è accoglibile perché la funzione di accompagnamento è già garantita. Inoltre, ha detto, è già in atto l’interlocuzione con la Questura sul tema della residenza delle persone senza fissa dimora.

La discussione generale

Paolo Zanella (Pd del Trentino) ha parlato dell’importanza del tema della residenza. “Si tratta del diritto alla salute, che non può essere solo quello emergenziale, ma più largamente inteso. Credo anch’io che, parlando di residenza fittizia, sarebbe opportuno arrivare ad una uniformità nel paese prima ancora che nella sola Provincia di Trento. Alla residenza sono collegati molti servizi che possono aiutare le persone e senza la quale non possono accedervi”.

“Non si può negare che vi sia un problema”, ha detto Chiara Maule (Campobase). Ha posto l’accento sul problema del lavoro: “Senza gli strumenti che questa mozione della consigliera Coppola mette in campo, è difficile aiutare le persone”. “Queste persone esistono, ci sono. Di una parte di queste, alcune sono in carico ai servizi sociali che provano a farle reinserire. Senza la residenza fittizia, il Servizio sociale non può intervenire come vorrebbe”. Walter Kaswalder (PATT) ha parlato di un tema non semplice da risolvere: “Sappiamo benissimo che se una persona senza fissa dimora ha dei problemi, il comune dove si trova deve intervenire”. Ha ricordato di persone che il comune ha aiutato ad entrare in casa di riposo, ma che poi sono state totalmente a carico del comune stesso: “Dare ai comuni questa incombenza significa caricare la spesa ordinaria”. Ha quindi sostenuto la proposta dell’assessore di approvare la premessa e il punto 5. Daniele Biada (FdI) ha parlato di un tema che comporta “per i comuni grossi, grosse competenze”. “Il tema dei comuni piccoli che hanno da mantenere due o tre persone in casa di riposo, diventa un problema. E’ un tema che va gestito. Non abbiamo valutato qual è la reale problematica che può mettere in difficoltà il bilancio dei piccoli comuni”. Nella replica, la consigliera Lucia Coppola ha parlato di un fraintendimento: “dare una residenzia fittizia è un riconoscimento formale. La residenza fittizia”, ha spiegato, “è legata all’assetto amministrativo-burocratico di un comune che dice ai senzatetto che la loro casa è la casa comunale, che permetterebbe loro di accedere ad alcuni diritti, ma non riguarda il tema dell’abitare e quindi i costi sono limitati se non zero”. Ha ricordato che è una prerogativa di molte città che serve a dare un recapito a queste persone. Ha accettato la proposta dell’assessore: “piuttosto che niente, piuttosto”. Ha ringraziato per aver mantenuto la premessa come riconoscimento del problema.

Le dichiarazioni di voto

Andrea de Bertolini (Pd del Trentino) ha parlato di un tema “strettamente inerente alla dignità della persona. Sotto il profilo individuale l’attenzione della politica può concorrere a garantire la dignità, la riconoscibilità di queste persone. L’essere riconosciuti è il primo fattore di dignità di queste persone”. “La mancanza di una residenza, è un fattore di profonda dispersione sociale e questo è il primo vero fattore della criminalità, di quel tipo di criminalità che io non chiamo di basso profilo perché per il cittadino vittima è fattore di profonda frustrazione”. Su questi argomenti ha chiesto uno sforzo collettivo.

Daniele Biada (FdI) ha ribadito che “i residenti in un comune hanno diritto di entrare nella RSA e questo è un costo”. Ha ricordato che il tema di un fondo per questo tema lo ha già chiesto. “Non mi sono permesso di criticare, posso condividere il livello umano, ma poi qualcuno deve amministrare”.

La mozione è stata approvata per punti separati: la premessa e il punto cinque sono stati approvati con una astensione, mentre i punti 2,3 e 4 sono stati respinti con 19 voti contrari.


Mozione 291

Walter Kaswalder (Patt) EMENDATO – approvata all’unanimità

Lavori per miglioramento viabilità sulla S.P. 90, nel tratto all’altezza della zona Artigianale di Nomi

La mozione del consigliere Pat impegna la Giunta provinciale a predisporre uno studio di fattibilità per la messa in sicurezza della S.P. 90 nel tratto stradale all'altezza della zona artigianale di Nomi, valutando le opere per il prolungamento del marciapiede, la posa dell'illuminazione pubblica in corrispondenza degli insediamenti produttivi, la sistemazione e l'efficientamento del sistema di smaltimento delle acque superficiali, l'eventuale installazione di dissuasori visivi o altri accorgimenti per la riduzione della velocità degli autoveicoli, con la relativa
preventivazione di spesa.
A verificare inoltre, compatibilmente con le risorse disponibili a bilancio e alle altre priorità in materia di infrastrutture, la finanziabilità degli interventi, anche per singole unità autonome funzionali, nell'ambito dei futuri aggiornamenti del Documento di programmazione degli interventi (DOPI) in materia di Infrastrutture e trasporti – Sezioni Infrastrutture stradali e Infrastrutture ciclopedonali". Il presidente Maurizio Fugatti ha parlato a favore della mozione.

La discussione generale

La consigliera Francesca Parolari (Pd del Trentino) ha ricordato l’origine della zona artigianale “una scelta lungimirante dell’amministrazione che decise di costruire lungo uno spazio abbandonato, in un posto ideale per piccole attività artigianali che altrimenti erano costrette in spazi molto ridotti all’interno del paese e che così nel tempo hanno potuto sviluppare un artigianato che qualifica le imprese”. Ha quindi annunciato sostegno alla mozione, auspicando che lo studio di fattibilità possa portare a opere che possano aiutare le aziende.

La mozione è stata approvata all’unanimità.


Mozione 309

Francesca Parolari, Paolo Zanella (Pd)

Aggiornare i criteri di valutazione delle forme di disabilità e uniformare le scale di valutazione per la misurazione di non autosufficienza e invalidità civile

La mozione della consigliera impegna la Giunta provinciale ad aggiornare i criteri di valutazione delle forme di disabilità e uniformare le scale di valutazione per la misurazione di non autosufficienza e invalidità civile, ad aggiornare i criteri di valutazione delle forme di disabilità incidenti sulla condizione di bisogno della persona compromessa al fine di far rientrare anche i malati con disturbi psichici fra coloro che ‘non sono in grado di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita così da rendere necessaria un’assistenza continua’, permettendo loro di ricevere i benefici di carattere economico-assistenziale previsti fra i quali l’indennità di accompagnamento. Chiede inoltre di uniformare la scala di valutazione della non autosufficienza utilizzata dall’UVM con quelle utilizzate dall’unità operativa di medicina legale dell’APSS per la valutazione dello stato di invalidità civile, al fine di evitare eclatanti e inaccettabili contraddizioni.

L’Assessore Mario Tonina, vista l’ora, ha chiesto di rinviare la discussione a domani per poter rispondere compiutamente.

La richiesta è stata accolta dal presidente Soini che ha chiuso la seduta.

I lavori riprenderanno domani alle 10.

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