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La riunione BCE di oggi, giovedì 29 ottobre, si apre con un punto di convergenza tra gli analisti: il tasso sui depositi dovrebbe restare al 2,50%. Le differenze emergono sul percorso successivo. Lo shock energetico alimenta le pressioni sui prezzi, mentre l’aumento dei rendimenti obbligazionari rende più costoso finanziare famiglie, imprese e Stati. Il confronto riguarda quindi quanta restrizione aggiuntiva serva e quanto lavoro stiano già svolgendo i mercati. La decisione arriverà alle 14:15, seguita alle 14:45 dalla conferenza stampa di Christine Lagarde.
L’appuntamento è tra i principali del calendario economico della settimana.
Sommario
- Riunione BCE: inflazione alta e crescita sotto pressione
- Dicembre e 2027: dove divergono le previsioni sui tassi
- Francia e spread: il nodo della trasmissione monetaria
- Obbligazioni ed euro: i segnali da cercare nelle parole di Lagarde
Riunione BCE: inflazione alta e crescita sotto pressione
Il quadro dei prezzi lascia poco spazio a una dichiarazione di vittoria. Secondo Eurostat, a settembre l’inflazione dell’area euro è salita al 3,8%, dal 3,2% di agosto, mentre quella al netto di energia e alimentari si è attestata al 2,5%. Il contributo dell’energia all’indice complessivo è stato di 1,71 punti percentuali.
La riunione segue il rialzo di 25 punti base deciso il 10 settembre, che ha portato il tasso sui depositi al 2,50%. In quell’occasione la BCE aveva indicato rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita, mantenendo un approccio guidato dai dati. È questo equilibrio a dominare i commenti raccolti in vista del Consiglio.
Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, lo riassume così: “l’inflazione suggerisce di alzare i tassi, la crescita invita a non avere fretta”. A suo giudizio, l’inasprimento delle condizioni finanziarie e le fragilità francesi giustificano pazienza fino alle nuove proiezioni di dicembre.
Rushabh Amin, gestore Multi Asset Solutions di Allspring Global Investments, richiama invece il rischio di stagflazione: la BCE potrebbe dover contrastare i rincari proprio mentre l’attività economica perde slancio.
Dicembre e 2027: dove divergono le previsioni sui tassi
La pausa attesa per oggi non coincide, per gran parte degli analisti interpellati, con la fine dei rialzi. Michael Krautzberger, CIO Public Markets di Allianz Global Investors, prevede un nuovo aumento a dicembre e, potenzialmente, un altro a marzo: per lui la lotta all’inflazione resta incompiuta.
Henry Cook, Senior Europe Economist di MUFG Bank, mantiene uno scenario di ulteriore restrizione per complessivi 50 punti base, con la prossima mossa a dicembre. La sua convinzione è però diminuita rispetto a un mese fa, perché rendimenti più elevati e segnali di indebolimento dell’economia riducono l’urgenza di agire. Cook prevede che l’inflazione complessiva possa superare il 4% nei prossimi mesi, ma sottolinea l’assenza, per ora, di evidenze chiare di una diffusione generalizzata delle pressioni sui prezzi.
Più contenuto il percorso delineato da David Zahn, Head of European Fixed Income di Franklin Templeton: rialzo di 25 punti base a dicembre, al 2,75%, seguito da una pausa o dalla conclusione del ciclo.
Anche Edouard Faure, Head of Credit di Swiss Life Asset Managers Francia, si aspetta un aumento a dicembre e nessun intervento nel 2027.
Annalisa Piazza, Fixed Income Portfolio Manager di MFS IM, considera probabile il passaggio al 2,75%, prima di una stabilità prolungata. Un ulteriore rialzo all’inizio del 2027 resta un rischio; un’eventuale normalizzazione dell’energia potrebbe invece riaprire il dibattito sui tagli nella parte finale dell’anno.
Francia e spread: il nodo della trasmissione monetaria
La Francia rappresenta il principale punto di attenzione nelle analisi sul debito sovrano. Il tema ha due dimensioni: l’impatto dei maggiori costi di finanziamento sulla crescita e il rischio che le tensioni si trasmettano agli altri Paesi dell’Area Euro. Faure riconosce il peso dell’incertezza politica, sociale e di bilancio, ma non ravvisa ragioni di eccessivo allarme sulla capacità francese di finanziare il proprio debito.
Piazza si aspetta che Lagarde distingua tra una rivalutazione ordinata del rischio fiscale e movimenti disordinati capaci di compromettere la trasmissione monetaria. Nella sua lettura, la presidente potrebbe segnalare disponibilità a intervenire senza suggerire un’imminente attivazione del Transmission Protection Instrument, il TPI.
Lo strumento è previsto per contrastare dinamiche di mercato ingiustificate e disordinate che minaccino seriamente la trasmissione della politica monetaria.
Cook ritiene improbabile che Lagarde indichi livelli specifici degli spread o soglie automatiche d’intervento. La distinzione conta: riconoscere un rischio di frammentazione non equivale a garantire una riduzione immediata dei differenziali. Per MFS IM, un richiamo esplicito al problema potrebbe comunque contribuire a contenere il contagio.
Obbligazioni ed euro: i segnali da cercare nelle parole di Lagarde
Le diverse previsioni sui tassi si riflettono nelle valutazioni obbligazionarie. Carmignac privilegia il segmento intermedio della curva dell’Area Euro, sia per i rendimenti nominali sia per quelli reali, mantenendo cautela sugli spread sovrani. Piazza ritiene che il mercato possa sovrastimare la necessità di ulteriori rialzi: un messaggio equilibrato della BCE potrebbe quindi favorire, nella sua analisi, le scadenze brevi e intermedie. Il tratto lungo resterebbe più sensibile ai rischi fiscali e all’offerta di debito.
Krautzberger vede invece le condizioni per una maggiore pendenza della curva tedesca nel medio termine, anche alla luce delle elevate emissioni di Bund. Faure segnala che l’ampliamento degli spread ha restituito interesse al credito societario, compreso l’High Yield.
Sono valutazioni distinte, accomunate dall’attenzione alla selezione del rischio. Zahn aggiunge una variabile valutaria: un ulteriore indebolimento dell’euro contro il dollaro potrebbe alimentare l’inflazione importata e complicare le decisioni della BCE.
Il passaggio decisivo della conferenza stampa sarà dunque la lettura delle condizioni finanziarie più restrittive. Se Lagarde le descriverà come un freno significativo a domanda e prezzi, gli investitori avranno un elemento per valutare la necessità delle prossime mosse. Se prevarrà il richiamo alla persistenza dell’inflazione, resterà centrale lo scenario di un rialzo a dicembre.
Le analisi raccolte convergono sulla pausa di ottobre e attribuiscono ampia rilevanza alla riunione successiva, ma divergono sulla durata della stretta nel 2027. Energia, inflazione sottostante e trasmissione del credito saranno i criteri con cui misurare queste ipotesi. Per oggi, il punto da chiarire è quanto l’aumento dei rendimenti obbligazionari abbia già modificato il bilanciamento dei rischi della BCE.
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