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Il governo tedesco starebbe valutando di acquistare l’intera quota del 50% che le famiglie Bode e Braunbehrens detengono in KNDS, il gruppo franco-tedesco che produce i carri Leopard 2 e Leclerc. Se l’operazione andasse in porto, la quotazione in Borsa (finora nei piani) verrebbe definitivamente accantonata e KNDS diventerebbe un’azienda interamente in mano pubblica, con i governi di Francia e Germania al 50% ciascuno. Dopo le reticenze iniziali, Berlino si sarebbe adesso convinta a rilevare l’intera quota, nel tentativo di porsi allo stesso livello di Parigi e di presidiare direttamente un attore cruciale per i piani di riarmo della Bundeswehr.
Cosa è successo
Secondo il quotidiano tedesco Handelsblatt, la holding Wegmann & Co., posseduta dalle famiglie Bode e Braunbehrens, avrebbe rinunciato all’idea di una quotazione in borsa della società e sarebbe pronta a cedere tutte le sue azioni allo Stato federale tedesco. Il governo di Berlino, sempre secondo il giornale, “in assenza di alternative” riterrebbe sensato rilevare l’intera quota.
Il dossier KNDS è sul tavolo del governo tedesco da oltre un anno. Nell’estate del 2025 le famiglie Bode e Braunbehrens avevano informato Berlino di essere pronte a cedere parte della loro quota e il governo aveva iniziato a studiare l’acquisto del 25,1%. È la soglia che permette a un socio di porre il veto sulle delibere più importanti, che generalmente richiedono una maggioranza qualificata. A maggio, il governo tedesco ha trovato un accordo sul 40%, dopo uno scontro tra il ministro della Difesa Boris Pistorius, che puntava alla piena parità con Parigi, e il cancelliere Friedrich Merz, che con la ministra dell’Economia Katherina Reiche avrebbe preferito fermarsi al 30%. A giugno il governo aveva ufficializzato la decisione, prefigurando uno scenario che avrebbe visto l’arrivo in Borsa con Berlino e Parigi al 40% ciascuna, mentre il restante 20% sarebbe andato sul mercato. All’epoca, il Der Spiegel stimava per Berlino un esborso fino a 7,2 miliardi di euro per completare l’operazione.
I mercati, però, non hanno collaborato. A inizio luglio, pochi giorni dopo aver annunciato la quotazione a Parigi e Francoforte, KNDS ha rinviato lo sbarco in Borsa. I titoli della difesa erano in calo e, secondo il Financial Times, gli azionisti avrebbero faticato a convincere gli investitori ad accettare una valutazione superiore ai 12 miliardi di euro. A inizio ottobre l’amministratore delegato Jean-Paul Alary ha ribadito all’Handelsblatt che l’Ipo è “sospesa, ma non annullata” e nel frattempo, secondo Bloomberg, il fondo americano Warburg Pincus avrebbe avviato colloqui con la famiglia per rilevare una quota rilevante. Uno scenario che a Berlino, evidentemente, non deve essere piaciuto.
Che cos’è KNDS e com’è composto l’azionariato
KNDS nasce nel 2015 dalla fusione tra la tedesca Krauss-Maffei Wegmann e la francese Nexter, con sede legale ad Amsterdam. Specializzata nella difesa terrestre, produce, oltre ai Leopard 2 e ai Leclerc, il veicolo da combattimento Puma, i blindati Boxer, l’obice Pzh 2000 e i semoventi Caesar. Nel 2025 ha fatturato 4,4 miliardi di euro (in crescita del 16% rispetto al 2024). Per il 2026 punta a una crescita del 30%, dispone già di un portafoglio ordini di circa 33 miliardi e impiega circa 11mila persone su 34 siti produttivi nel mondo, undici dei quali in Germania. Ad oggi, il suo capitale è diviso a metà: il 50% fa capo allo Stato francese, tramite Giat Industries, mentre l’altro 50% appartiene alla holding Wegmann, che riunisce le famiglie tedesche Bode e Braunbehrens. Proprio questa ripartizione, perfettamente paritetica, era stata un elemento fondamentale per la riuscita dell’intesa del 2015.
Le ragioni di Berlino
Più di una ragione spingerebbe Berlino, al netto delle iniziali resistenze dell’esecutivo, a procedere con l’operazione. La prima è politica e riflette la volontà tedesca di giocare un ruolo più assertivo nella dirigenza della società, che da parte francese è detenuta direttamente dal governo di Parigi. Così facendo, Berlino potrebbe far valere le sue ragioni senza passare per un intermediario privato, bilanciando la presenza pubblica francese. La seconda ragione è di natura strategico-industriale. KNDS Deutschland (la ex Krauss-Maffei Wegmann con sede a Monaco) è tra i principali fornitori della Bundeswehr e gioca un ruolo cruciale nei piani di riarmo tedesco. Con il 50% delle azioni, Berlino si garantirebbe un perimetro importante di sovranità su un’industria strategica, evitando peraltro l’inserimento di attori esterni, chiaramente indesiderati in questa fase. Allo stesso tempo, rinunciare alla quotazione in Borsa permetterebbe di mantenere le attività del gruppo più strettamente legate alle esigenze dello Stato
Sullo sfondo di questo Risiko societario c’è un rapporto industriale franco-tedesco già molto teso. A giugno il programma congiunto con Parigi per sviluppare un nuovo caccia di sesta generazione (lo Scaf/Fcas) è definitivamente naufragato, dopo anni di attriti con i partner francesi circa la ripartizione del workshare del progetto. Adesso, Berlino starebbe valutando di inserirsi nel programma Gcap di Italia, Regno Unito e Giappone. A inizio mese, poi, ha fatto scalpore la dichiarazione del generale Fabien Mandon, capo di Stato maggiore francese, che, riferendo al parlamento, ha affermato che Berlino ha intenzione di ritirarsi anche dal programma Mgcs (Main ground combat system), noto altresì come il futuro carro europeo. Il ministero della Difesa tedesco ha smentito tale versione, aggiungendo che la Germania resta impegnata in una “partnership paritaria”, stoccata neanche troppo velata alle ragioni che hanno portato al fallimento dello Scaf.

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