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E adesso inizia ufficialmente il puzzle per le elezioni presidenziali francesi. Perché se è vero come è vero che Marine Le Pen aveva fino a ieri subordinato la propria candidatura all’assenza di un obbligo come il braccialetto elettronico, d’altro canto i sondaggi dicono che il candidato vincente è il presidente del partito, Jordan Bardella: così facendo però mettono lei nella tentazione di correre (e perdere).
Ma andiamo con ordine. La leader del Rassemblement National è stata riconosciuta colpevole, per cui dovrà scontare un anno di reclusione agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte d’Appello di Parigi ha inoltre stabilito che il periodo di ineleggibilità a cariche pubbliche era già trascorso, per cui tecnicamente l’ostacolo alla candidatura vera e propria non c’è più. In precedenza tribunale penale di Parigi l’aveva condannata a quattro anni di reclusione e al divieto di ricoprire cariche pubbliche per cinque anni. Secondo il suo avvocato, Rodolphe Bosselut, “ora stiamo valutando l’intera decisione”, ma di fatto è iniziata l’era Bardella, per una serie di ragioni tattiche, politiche e di opportunità. In primis la vulgata che circola all’interno del RN, secondo cui fare spazio ai giovani (quindi al leader 30enne) sarebbe la miglior risposta per dare alla destra francese anti-Macron un’immagine diversa e capace di parlare anche ad un elettorato più green. In secondo luogo, già da giorni i sostenitori del Rassemblement National si sono rassegnati alle dimissioni di Marine Le Pen. “Come si può immaginare un candidato con un braccialetto elettronico?”, è la domanda che circola con insistenza nel Paese.
Altro elemento da tenere conto è quello relativo alle posizioni politiche che Bardella ha preso nell’ultimo anno, con molti punti in comune con la destra italiana di Giorgia Meloni, accreditandosi come forza di governo responsabile e poco avvezza al populismo. Anche perché la situazione economica francese, oltre che la contingenza internazionale, non ammettono salti nel buio ma programmi realizzabili e indirizzi precisi.
Bardella al momento gode di una popolarità eccellente nel Paese, con il 47%: dietro di lui l’ex primo ministro Edouard Philippe seguito dall’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau e da Gérald Darmanin. Lontano Raphaël Glucksmann, Éric Zemmour e ultimo Jean-Luc Mélenchon al 16. Per cui il presidente del Rassemblement National ha raggiunto il più alto livello di popolarità della sua carriera ed è anche il dato più elevato registrato tra tutti i potenziali candidati alle prossime elezioni presidenziali.
Non solo il risultato si lega alla crescente domanda di sicurezza e ordine pubblico da parte di una parte significativa dell’elettorato francese, ma Bardella ha allargato il ragionamento sul legame tra i fenomeni di violenza e le politiche migratorie di Macron, perché tarato su alternative fattibili (centri in Paesi terzi, sul modello Albania) e non su slogan elettorali.
Inoltre Bardella è il primo leader del partito nato cinque decenni fa a non portare il nome Le Pen del fondatore, mentre “l’altra” Le Pen, Marion Maréchal, da tempo ha annunciato di lavorare all’unione delle destre francesi, per questa ragione ha associato il suo movimento ai conservatori meloniani di Ecr nel Parlamento Europeo.

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