PornOdissea – La vera ragione per cui Penelope tesse la tela

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Nel 1968 un amico regalò a Franco Rossi, il regista dell’Odissea, una parodia porno del testo omerico. Ne ho ricavato un agile, libero riassunto. Tornato a Itaca, Ulisse invoca l’aiuto di Atena, che dopo una trombata lo consiglia sul da farsi.

PornOdissea. Al sublime Nerito monte, che di selve ondeggia, ascese Ulisse per un sentiero aspro. Trovò Eumeo che montava una scrofa setolosa nel porcile; attorno a lui, dieci altre scrofe attendean il loro turno, rassegnate. Videro Ulisse i latratori cani e a lui con grida corsero: fiero strazio soffria, s’Euméo veloce, la suina di man lasciandosi cadere, non sgridava i suoi mastini, or questo, or quello con spesse pietre qua o là cacciandoli.

Poscia, rivolto al vecchio, disse: “Poco fallì non te n’andassi in pezzi e il biasmo in me ne ricadesse. Al mio usbergo seguimi, straniero, ché gli stranieri tutti ed i mendichi vengono da Zeus. Come sazio ti sentirai di cibo e vino, mi diletterai coi mali tuoi, sempre che pria non voglia farti una mia scrofa, nel quale caso non fare complimenti”. Ciò detto, l’introdusse nel tugurio, vin e cacio ponendogli dinanzi.

Rifocillossi il rege, male ai Proci macchinando in petto. Domandò di Penelope al porcaro. Rispose quello: EUMEO: “Che posso dirti di Penelope, straniero? Per corpo e portamento tutte sovrasta. Seno stupendo: benedetto dagli dei l’uom che lo maneggia. Lombi sinuosi, neri i capelli”. ULISSE: “Come li porta?” EUMEO: “Li porta alla bella marinara. Li porta come l’onda, come l’onda in mezzo al mar. Se li tira tutti indietro, poscia con una spilla li raccoglie e li fa scendere sul fianco. Ma se ha la scollatura li fa scendere davanti. Martedì e venerdì lo shampoo fa, e a volte una schiarente applicazione, oppur le mechès.

Della sua fica non parlo, non sono affari miei, ma se somiglia ai suoi occhi dalle folte ciglia, meglio non pensarci: il mio cuore si sta già agitando. Dopo sette anni ai Proci ha dato la speranza che ne sceglierà in sposo uno. Ma non si è mai concessa. Nei letti lor, incessantemente, le pippe si fanno i prenci sino all’alba, dal suo volto stupendo ossessionati. La mattina li vedi con occhiaie, e mani tremolanti: li nomiamo ‘i segaioli’. Qualcun di loro con le serve si consola, non appagando il natural talento tuttavia.

Perse la testa un Procio che la sbirciò pisciare in bagno: via lo portaron. Molti si sfidano a duello e a pugni fanno, ma appena lei in pubblico riappare diventano gentil come agnellini. Vuoi sapere uno dei suoi più astuti trucchi? Al telaio assisa, fingea di tesser un’immensa tela. Dicea ai pretendenti: ‘Giovani cari, non credo più che rieda mio marito, ma lasciatemi finire questo lino. Ne ho bisogno. L’organo d’Ulisse, vedete, è gigantesco, e ha sformato il mio. Ogni 28 giorni una donna ha le sue cose: io ne riempio anfore intere. Scusate se arrossisco.

Onde assorbirlo tutto, m’abbisognan braccia e braccia di sottile stoffa. Cosa direste se, presami in sposa, che nulla possiedo onde fermare l’abbondante flusso scopriste? Per questo al telaio giorno e notte m’intrattengo. Sono l’itacense più desiderata e in tutta l’Ellade non c’è più grande stura: lasciatemi finir la tessitura’. Ma indarno l’attendean i fessi: tessea di giorno e di notte disfacea. Spifferò tutto una serva al quarto anno. ‘La mia padrona che una tela ordisce per il mestruo? Siete stupidi come tutti i maschi! Alla sua età, poi? È da mo che non ha il ciclo. Vi sta inculando’.

La rivelazione non fu ben ricevuta. S’incazzarono di brutto i pretendenti. Qualcun la voce sparse che Penelope la notte il cieco can d’Ulisse, il vecchio Argo, si portava a letto, gustandone la lingua ed il pisello. Ma sto divagando. Forse troppo ho bevuto. Una coppa però è bella quando è piena!”

E ancora ne versava a Ulisse. Calmo il rege si mantenne. ULISSE: “Sei tu sicuro che quella donna mai gli fu infedele?” “Mai!”, rispose Eumeo, liberando un rutto. Si commosse Ulisse, non solo per il rutto.

Dormivan poco dopo entrambi, dal vino sostanzioso vinti, il salubre dono del sonno nel petto ricettando. A Sparta intanto Atena entrava ad ammonir Telemaco, in cerca di suo padre, che del ritorno a Itaca era ora. “Notturno naviga” gli disse “e, a riva giunto, il custode cerca delle scrofe, che un gran ben ti vuole, benché a lor di più”. (19. Continua)

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