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Una settimana fa Kaja Kallas aveva quantificato in almeno dieci navi il fabbisogno di Aspides nel Mar Rosso. Questa mattina, al Consiglio Affari Esteri Ue in formato Difesa, il problema è tornato sul tavolo in termini ancora più concreti. La missione europea non ha bisogno di un nuovo mandato o di una diversa catena di comando, ma di più mezzi per svolgere quello che già le viene richiesto. Soprattutto fregate, perché la disponibilità attuale non basta a garantire con continuità la scorta dei mercantili attraverso Bab el-Mandeb e alcune navi commerciali sarebbero già costrette ad attendere prima di poter attraversare l’area sotto protezione europea. Un limite operativo che si inserisce in una discussione più ampia sulla capacità dell’Europa di trasformare gli obiettivi di difesa in risorse effettivamente disponibili.
Più risorse per la difesa europea
La giornata è iniziata con lo Steering board dell’European defence agency, dove gli Stati membri hanno approvato un ulteriore rafforzamento dell’Agenzia, con maggiore attenzione agli acquisti comuni, all’innovazione e allo sviluppo congiunto di capacità.
Kallas ha richiamato anche il primo Annual defence readiness report. Per raggiungere l’obiettivo fissato al 2030, secondo l’Alta rappresentante, l’Europa deve accelerare sugli investimenti e sulla capacità industriale. Sul fronte ucraino, gli Stati hanno concordato la distribuzione di 6,6 miliardi di euro dell’European peace facility, mentre prosegue il confronto su un possibile rifinanziamento dello strumento. Nell’ambito dell’Ukraine support loan sono stati inoltre approvati piani di procurement per 28,3 miliardi, compreso l’acquisto di missili Patriot dalla futura produzione statunitense.
Un altro passaggio riguarda Eumam Ukraine. La missione di addestramento sarà estesa per due anni e dovrebbe dotarsi di una coordination cell a Kyiv, mentre verrà finanziata la modernizzazione di due centri di addestramento nel Paese.
Aspides cerca fregate
Dal Consiglio è arrivata una prima indicazione sulla possibilità di aumentare gli assetti a disposizione. Due Stati membri, secondo l’Alta rappresentante, starebbero valutando ulteriori contributi, anche se Kallas non ha indicato quali. Il Belgio ha già programmato l’invio della fregata Leopold I tra fine ottobre e inizio novembre, subordinatamente ai test e al via libera politico.
La richiesta europea non riguarda peraltro soltanto il numero delle navi. Nella lettera inviata ai Ventisette il 19 settembre, Kallas aveva chiesto anche maggiori assetti aerei e capacità adeguate a garantire la protezione ravvicinata del traffico commerciale. L’iniziativa era arrivata dopo il deterioramento della situazione lungo la costa yemenita, con l’avanzata degli Houthi verso posizioni che consentono di esercitare una maggiore pressione sull’area di Bab el-Mandeb.
La carenza di mezzi produce intanto effetti sulle operazioni. Le richieste di protezione da parte delle compagnie sono numerose e alcuni mercantili devono attendere la disponibilità di una scorta prima di attraversare lo stretto sotto protezione europea. La missione, prorogata fino al febbraio 2027, mantiene un mandato strettamente difensivo, che consente anche l’uso della forza per proteggere le navi dagli attacchi ma non comprende il mine hunting, come precisato da Kallas.
Il ruolo italiano
L’Italia mantiene un ruolo di primo piano nel dispositivo europeo. Tra i Paesi che hanno contribuito con assetti navali è l’unico, secondo la Difesa, ad averlo fatto in maniera continuativa, con un impegno che prevede di massima una fregata Fremm per dodici mesi l’anno. L’ultima rotazione del comando in mare a guida italiana è terminata il 21 luglio, dopo quattro mesi trascorsi prima a bordo di Nave Rizzo e poi di Nave Bergamini. Quest’ultima, dall’inizio del proprio mandato l’11 giugno, ha effettuato 50 attività di close protection e 136 di monitoring.
La pressione sulla missione si era fatta sentire già nei giorni precedenti al Consiglio. Il 18 settembre la Bergamini ha scortato verso nord attraverso Bab el-Mandeb il mercantile italiano Jolly Oro, dopo le segnalazioni degli armatori sui ritardi accumulati dalle navi in attesa di protezione. Nelle stesse ore Guido Crosetto aveva scritto a Kallas chiedendo nuovi contributi europei e dando la disponibilità italiana a fornire, se necessario, una seconda fregata, a condizione di una condivisione dei costi dell’operazione.
A completare il dispositivo italiano ci sono i cacciamine Crotone e Rimini, recentemente richiamati per manutenzione e avvicendamento degli equipaggi. Saranno sostituiti da altre due unità della stessa categoria già mantenute in prontezza in Italia. I due cacciamine erano stati schierati anche per ridurre i tempi di un eventuale intervento nello Stretto di Hormuz, mantenendo nell’area una capacità specialistica di sminamento.

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