Più che deterrenza europea, è deterrenza francese in Europa. L’analisi di Fayet (Ifri)

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A Danzica Emmanuel Macron ha rilanciato l’ipotesi di esercitazioni nucleari con partner europei, mentre Donald Tusk ha riconosciuto la necessità di rafforzare la deterrenza nel continente. Un segnale politico rilevante, che però solleva interrogativi sulla reale portata di questa apertura. Formiche.net ne ha parlato con Heloise Fayet, direttrice del programma di ricerca su “Deterrenza e Proliferazione” dell’Institut français des relations internationales, che ha fornito la sua lettura dei fatti.

Come interpretare questa notizia? Si può considerare un segnale di movimento concreto verso un deterrente europeo?

Macron ha parlato di scambi di informazioni ed esercitazioni congiunte. Questo vuol dire che magari ci sarà una partecipazione polacca nell’esercitazione “Poker” prevista per maggio. Sembra un po’ affrettato, ma non è da escludere. Sicuramente sarebbe la prima conseguenza concreta del discorso sulla deterrenza avanzata pronunciato dal Presidente Macron lo scorso mese, in cui era stato esplicitato il coinvolgimento di otto Paesi partner, Polonia compresa. Ma non lo considererei un segnale concreto di un movimento verso una deterrenza europea.

In che senso?

Dipende da cosa si intende per deterrenza europea. Per me è certamente un segnale concreto dell’europeizzazione della deterrenza nucleare francese, intesa come un maggiore impegno della Francia nella difesa dell’Europa attraverso l’iniziativa di deterrenza avanzata. Ma non stiamo andando verso una deterrenza europea con un processo decisionale condiviso, come un’istituzione sovra-europea con potere decisionale sulle armi nucleari.

Quindi non si può pensare che il gruppo di paesi coinvolti nell’iniziativa (Polonia, Germania, Grecia, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Svezia) possa rappresentare il nucleo di una futura architettura di difesa europea autonoma con una forma istituzionale permanente?

Sicuramente può in qualche modo contribuire a costruire un’architettura di difesa europea. Che poi è qualcosa che già esiste, almeno in parte, nel senso che il pilastro europeo della Nato altro non è che una sorta di architettura di difesa europea, anche se fortemente dipendente dagli Stati Uniti e dalle strutture di comando e controllo della Nato. Non vedo alcuna volontà da parte della Francia di dare una struttura istituzionale formale all’iniziativa di deterrenza avanzata. E in particolare non una struttura multilaterale, nel senso che per il momento la Francia punta a sviluppare relazioni e a costruire i gruppi di steering nucleare con gli altri Paesi coinvolti, ma sempre sul piano bilaterale, perché così è molto più semplice avere discussioni su tematiche così sensibili.

Esiste il rischio che Mosca interpreti le esercitazioni congiunte franco-polacche come un segnale di escalation piuttosto che di stabilizzazione?

Vorrei che Mosca le vedesse come una sorta di escalation controllata e gestita. In Europa abbiamo un problema molto serio: l’escalation viene vista come qualcosa di intrinsecamente negativo, come qualcosa che può essere fatto solo dall’avversario. Mentre io credo davvero che dovremmo imparare a gestire il processo di escalation, invece di essere sempre come vittime delle dinamiche di escalation guidate dalla Russia. Quindi se viene percepito dalla Russia come un modo per rafforzare la deterrenza europea, e il messaggio inviato alla Russia è di non scherzare con i Paesi europei, direi che è molto positivo. In ogni caso, non le definirei esercitazioni congiunte franco-polacche.

Perché no?

Direi piuttosto che si tratta della partecipazione di aerei polacchi alle esercitazioni nucleari francesi. Abbiamo avuto qualcosa di simile anche con l’Italia qualche anno fa, se ne è parlato all’Institut des Hautes Études de Défense Nationale. Se fossero state esercitazioni congiunte credo che la questione sarebbe stata molto più visibile e riconosciuta esplicitamente come tale.

La Russia considera la deterrenza nucleare francese come separata da quella americana, o la tratta come parte dello stesso sistema occidentale?

La Russia tende a considerare la deterrenza nucleare francese come sostanzialmente separata da quella americana e dal sistema Nato. Le reazioni russe al discorso di Macron lo confermano: Mosca ha riconosciuto che l’iniziativa francese aggiunge complessità al proprio processo decisionale, proprio perché introduce un attore nucleare indipendente in Europa. È vero che, nell’ambito delle discussioni sul controllo degli armamenti, alcune voci russe hanno proposto di includere l’arsenale nucleare francese, insieme a quello britannico, nello stesso “pacchetto” negoziale di quello americano. Ma questa proposta rivela più una tattica negoziale che una reale percezione strategica: i russi sanno che Francia e Regno Unito non accetterebbero mai una simile impostazione. Il fatto stesso che la avanzino in quel contesto dimostra che, in condizioni normali, non trattano il nucleare francese come una componente del sistema occidentale unificato.

In caso di escalation tra Russia e Nato, ci sarebbero profonde differenze nei requisiti di impiego del nucleare francese rispetto a quello americano?

Sì, esistono differenze dottrinali significative, e vale la pena spiegarle con precisione. Gli Stati Uniti dispongono di armi nucleari tattiche, incluse quelle dispiegate in Europa, che si inseriscono in una logica di “flexible response”, ovvero una risposta graduata e progressiva. In uno scenario di conflitto, che inizierebbe inevitabilmente in forma convenzionale, le armi nucleari tattiche americane potrebbero essere impiegate in una fase intermedia per fermare l’escalation, per rispondere a un primo uso tattico da parte dell’avversario, o per segnalare una soglia critica. È una logica di gestione dell’escalation attraverso l’uso graduato dello strumento nucleare.

E la Francia?

La Francia non dispone di armi nucleari tattiche. Questo non significa che sia priva di flessibilità, ma che quella flessibilità si esprime in modo diverso, principalmente attraverso il “signaling” nucleare. Parigi può, ad esempio, aumentare il numero di sottomarini lanciamissili balistici in mare, avviare un’incursione aerea nucleare e poi richiamarla, moltiplicare i segnali visibili di allerta. Si tratta di una comunicazione strategica, non di un uso effettivo dell’arma.

Per quel che riguarda l’uso effettivo dello strumento nucleare ci sono solo due casi. Il primo impiego avverrebbe come avertissement, un avvertimento esplicito che gli interessi vitali francesi sono stati violati o stanno per esserlo. Se l’avversario non recede, si passa direttamente alla dissuasion ultime, ovvero all’impiego dell’intero arsenale nucleare francese. Questa differenza strutturale riflette scelte dottrinali profonde, non semplici lacune di capacità.

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